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Polonia: se non ti dichiari colpevole la detenzione cautelare è d’obbligo!

Libertà e sicurezza – Sentenza Kowrygo v. Poland, 26 Febbraio 2013

Rischio di fuga e di reiterazione del reato, rischio di inquinamento delle prove e di compromissione delle indagini. In Italia, l’autorità giudiziaria, nel decidere sull’adozione delle misure cautelari – e fra queste la custodia cautelare – tiene conto di quel principio di adeguatezza che porta a considerare la misura cautelare in carcere come extrema ratio, da utilizzare solo quando le altre misure cautelari risultino inadeguate, se non nei casi in cui essa risulti obbligatoria, e altresì di quel principio che implica la necessaria proporzionalità della misura al fatto e alla sanzione.

La vicenda in esame che arriva a Strasburgo ha ad oggetto la liceità di una misura cautelare in carcere; una liceità messa in dubbio da una duplice angolazione: da un lato si guarda alla compatibilità della detenzione cautelare con lo stato di salute precario del ricorrente, che sfocia inevitabilmente nella messa in forse della compatibilità della misura con l’Art 3 della Convenzione (Divieto di trattamenti inumani e degradanti), e dall’altro si ragiona in termini di ragionevolezza, con il richiamo all’Art 5 Cedu e ai diritti in esso sanciti di essere giudicati in tempi brevi e di poter godere della libertà in attesa di giudizio.

IL CASO – Il ricorrente è un cittadino polacco, il Sig. Jerzy Kowrygo. Arrestato con l’accusa di produzione di droga, spaccio e altri reati connessi. Per la gravità dei reati e per il fatto di non essersi dichiarato colpevole, nonostante le prove evidenti a suo carico, viene sottoposto a un regime di custodia cautelare dalla Corte di Gliwice. I suoi continui ricorsi avverso tale decisione sono stati respinti anche sulla base della considerazione che il regime di custodia cautelare non pregiudicava il suo stato di salute. Il Sig. Kowrygo, fin dall’arresto, aveva infatti dichiarato i suoi problemi di salute, per lo più cardio-circolatori, ed era stato opportunamente collocato nell’ala medica dell’istituto penitenziario da cui, una volta stabilizzatesi le sue condizioni, era stato dimesso. Aveva perduto poi i sensi ed era caduto in cella, sbattendo la testa contro il pavimento, ma come dimostrano i referti medici, l’episodio non aveva avuto ripercussioni. A due anni dall’apertura del procedimento a suo carico, viene rilasciato dal regime di custodia cautelare quando una perizia medica dimostra che lo stato di detenzione rischia di mettere a rischio la sua stessa vita.

Il Sig. Jerzy Kowrygo, ricorrendo a Strasburgo, vuole contestare il peggioramento delle sue condizioni che lui addebita allo stato di detenzione, in contrasto con l’Art 3 Cedu e l’eccessiva lunghezza del regime di custodia cautelare, in violazione dell’Art 5 della Convenzione.

Il Governo sostiene che l’autorità giudiziaria nel disporre la custodia cautelare ha tenuto conto delle perizie mediche che in nulla sembravano ostacolare simile decisione, nemmeno in successivi riesami, e che tutti i criteri per l’applicazione e l’estensione della custodia cautelare erano stati soddisfatti: il ragionevole sospetto che il ricorrente avesse commesso i reati in questione si era protratto durante tutto il periodo della sua detenzione che risultava allora giustificata al fine di garantire il corretto svolgimento del procedimento.

CORTE EDU – La Corte ricorda che l’articolo 3 della Convenzione non può essere interpretato come recante un obbligo generale di rilasciare un detenuto per motivi di salute o di trasferirlo in una struttura medica esterna al carcere, anche se questi soffre di una malattia particolarmente difficile da curare. Nel caso di specie il ricorrente soffre di gravi disturbi cardiologici, ma la decisione di sottoporlo a un regime di custodia cautelare era stata considerata possibile alla luce delle visite mediche e nulla può essere contestato in merito all’adeguatezza delle cure apprestategli. Il ricorrente è stato detenuto per più di due mesi e mezzo nell’ospedale del carcere e per una settimana in un ospedale civile. Durante il periodo di detenzione nell’ala generale del carcere è stato regolarmente visitato dai medici, ricevendo anche un trattamento farmacologico. La Corte non vede alcuna ragione per contestare l’adeguatezza delle cure ricevute: ne consegue che la denuncia ai sensi dell’Art 3 Cedu è manifestamente infondata e deve essere respinta.

Per ciò che concerne la scelta del regime di custodia cautelare, l’autorità giudiziaria ha tenuto conto oltre che del ragionevole sospetto nei confronti del ricorrente anche della gravità dei reati di cui il Sig. Kowrygo era stato accusato, della gravità della sanzione che ne sarebbe derivata e del fondato rischio che questi avrebbe potuto ostacolare il prosieguo del procedimento. Va sottolineato che la Corte di Gliwice ha giustificato la sua decisione facendo riferimento, oltre che ai motivi sopra indicati, anche al fatto che il ricorrente non si fosse dichiarato fin da subito colpevole. La Corte ha difficoltà ad accettare questo ragionamento. La decisione di dichiararsi innocente o colpevole non dovrebbe essere considerata come una circostanza rilevante per la giustificazione della custodia cautelare.  E rispetto alla decisione di prorogare questa misura la Corte sostiene che le autorità non hanno indicato alcuna circostanza concreta in grado di dimostrare che i rischi prevedibili andassero al di là di una possibilità puramente teorica, concludendo che i motivi addotti dalle autorità nazionali non sono rilevanti e sufficienti per giustificare la detenzione per tutto il periodo in questione. 

Per questi motivi dichiara che vi è stata una violazione dell’Art 5 Cedu e obbliga lo Stato convenuto a versare al ricorrente 2.200 € a titolo di danno non patrimoniale.

In quelle che sembrano soluzioni semplici e certe offerte dalla Corte di Strasburgo non si può non scorgere quanto in ogni singola vicenda sulla bilancia della giustizia vengano a confrontarsi diritti fondamentali e disparati tra loro: ai bambini si insegna che entità diverse tra loro non possono essere sommate per formare un insieme unitario e identico; ma gli adulti hanno o dovrebbero avere consapevolezza che l’uguaglianza sostanziale non si realizza disciplinando tutte le situazioni allo stesso modo, ma situazioni analoghe in modo analogo e situazioni diverse in modo diverso. Lì dove la libertà personale si scontra col senso di giustizia, lì dove il diritto alla salute viene recluso dietro le sbarre, lì dove però nessuna dignità viene calpestata se le procedure vengono rispettate a dovere e se le giustificazioni addotte sono adeguatamente e sufficientemente motivate. Sembra allora che il governo polacco non possa essere accusato per la violazione dell’Art 3 avendo provveduto a tutto quanto necessario per salvaguardare la salute e la vita del detenuto, ma del pari non si può esonerarlo da responsabilità laddove si considera invece che non erano conformi alle garanzie dell’imputato le giustificazioni per prorogare lo stato di detenzione.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Kowrygo v. Polonia del 26 Febbraio 2013.

About Erika Scorrano

Sono una studentessa fuori sede iscritta al 3° anno della facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, città in cui risiedo durante i mesi accademici.

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