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Grecia: Il diritto al voto prima riconosciuto e poi negato

Diritto di voto – Sentenza Sitaropoulos and Giakoumopoulos v. Greece, 15 Marzo 2012

Sitaropoulos e Giakoumopoulos sono due cittadini greci, funzionari europei, che sporsero ricorso alla Corte EDU nel settembre del 2007, sostenendo che l’impossibilità di votare dall’estero è espressione di un’ingerenza sproporzionata nell’esercizio di una delle libertà fondamentali delle democrazie moderne. La Corte riunita in Grande Camera torna indietro sui suoi passi e dopo aver affermato la violazione dell’art. 3 del Protocollo n.1, esonera lo Stato greco dall’obbligo di prevedere espresse disposizioni legislative per l’esercizio del diritto di voto  al di fuori dei territori nazionali.

IL CASO – La vicenda inizia nel 2007 quando i due ricorrenti – Sitaropoulos e Giakoumopoulos – vedono negato il loro diritto al voto per le elezioni greche da parte della stessa ambasciata, presente nel territorio francese a Strasburgo, dovuto all’assenza di regole che disciplinassero l’esercizio del diritto, previste dalla legislazione nazionale di origine.

A seguito del ricorso avanzato nel 2010 la Corte riunita in Camera semplice dichiarava la violazione del diritto alle libere elezioni, sancito dal Protocollo n.1 all’art. 3: ‘Le Alti Parti Contraenti si impegnano ad organizzare, ad intervalli ragionevoli, libere elezioni a scrutinio segreto, in condizioni tali da assicurare la libera espressione dell’opinione del popolo sulla scelta del corpo legislativo’.
Il 5 Ottobre del 2010 il governo della Grecia sporge ricorso in appello alla Grande Camera, ai sensi dell’art. 43 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

CORTE EDU – A seguito della prima udienza tenuta nel Maggio del 2011, la Corte, riunita in Grande Camera, giorno 15 Marzo 2012 dichiara che non vi è stata alcuna violazione dell’Art. 3 del Protocollo n.1.

Le motivazioni si sorreggono sulla dimostrazione fattuale che molte legislazione dei paesi che aderiscono alla Convenzione per la Salvaguardia dei diritti dell’uomo, non dispongono di mezzi che riconoscano il diritto alle libere elezioni per i cittadini che si trovino al di fuori dei confini nazionali. Di fatti l’unico obbligo espresso in capo alle Alte Parti Contraenti si declina nel garantire che l’esercizio del diritto al voto avvenga in condizioni di libertà all’interno dei propri territori, non protraendosi fino a garantire l’esercizio di questo anche al di fuori.

La necessità di residenza nel luogo di voto si spiega nel fatto che un cittadino non residente è meno direttamente coinvolto nella vita politica quotidiana, e può essere più difficile per i candidati Parlamentari esporre e manifestare i propri programmi politici ai cittadini residenti all’estero. L’intento potrebbe essere quello di evitare votazioni clientelari, che trascendano il reale perseguimento di fini politici.

Sebbene è doveroso riconoscere che in presenza dei mezzi di comunicazione odierni, sarebbe senz’ altro possibile creare dei modi attraverso cui garantire il diritto alle libere elezioni, elemento fondante delle democrazie moderne, così come affermato dalla stessa Corte in numerosissime sentenze, prevenendo forme di esercizio distorte e illegittime. La Grande Camera così facendo non ha permesso un impulso in questo senso.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Sitaropoulos and Giakoumopoulos v. Greece, del 15 marzo 2012

 

About Teresa Vozza

''Everything has been figured out, exept how to live''- la frase è di Jean-Paul Sartre, cosa ne pensate? Per qualsiasi risposta mi troverete a Piacenza all'università Cattolica del Sacro Cuore, nella facoltà di giurisprudenza.

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