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Cecenia, scontro a fuoco coi militari russi: negozio in fiamme. Condannato il Cremlino

Diritto alla proprietà privata – Sentenza Miltayev e Meltayeva v. Russia, 15 gennaio 2013

La Repubblica di Cecenia vive da decenni nell’attuale bisogno di un’autodeterminazione come stato, non avendone mai la Russia accettato la secessione e quindi l’indipendenza. Nonostante le due guerre combattute  tra il 1999 e il 2006, gran parte del territorio ceceno è ancora sotto il controllo dei militari federali russi, il che non favorisce una situazione lontana da conflitti e vessazioni indicibili per la popolazione.

IL CASO – Nel pieno della così denominata seconda guerra cecena, il 27 luglio 2001 durante il passaggio di un carro armato russo,  ad Argun si apre un conflitto a fuoco tra i militari ed un gruppo armato illegale non identificato, e di lì a poco a causa della combustione di un serbatoio di carburante, divampa un violento incendio che non risparmia il laboratorio fotografico dei due ricorrenti, Il sig. Miltayev e la nipote Meltayeva.

I due ricorrenti rifugiatisi in una cantina, una volta terminata la sparatoria, uscendo, vedono lo stabile andare in fumo e con esso tutti i sacrifici di una vita.Il giorno seguente il Consiglio locale antincendio stila una relazione dalla quale emerge che effettivamente l’incendio aveva danneggiato l’edificio e tutte le attrezzature presenti al suo interno.Il 3 agosto 2001 a seguito della denuncia di Meltayeva, l’ufficio locale del Ministero dell’Interno apre un’inchiesta circa la causazione di danni alla proprietà dei ricorrenti.

Un mese dopo l’inchiesta viene sospesa perché la procura non individua alcun colpevole, nonostante il caso sia stato riaperto nel 2003 nel 2005 e infine nel 2008, il processo si conclude in un nulla di fatto.Il sig. Miltayev e sua nipote Meltayeva, intentano una causa anche in sede civile citando in giudizio il Ministero della Difesa russo, chiedendo il risarcimento sia per quanto distrutto nell’incendio che per danni morali.

il 25 marzo 2005 la Corte distrettuale di Mosca ha emesso la sentenza dal cui dispositivo si evince che, per il Codice Civile russo lo Stato è responsabile solo per danni causati dagli agenti nel momento in cui agiscono in violazione della legge. Dal momento che la l’operazione militare in Cecenia era stata autorizzata, detta Corte ha rilevato che il Ministero non aveva agito illegalmente nei confronti dei ricorrenti.

Inoltre emerge, sempre dalla sentenza, che Miltayev e Meltayeva non hanno fornito alcuna prova concreta riguardo al danno subito da parte di agenti dello Stato, e per questi motivi respinge le domande dei ricorrenti. Tale decisione verrà confermata in tutti gli altri gradi di giudizio.

CORTE EDU –  I ricorrenti lamentano dunque in Corte EDU la violazione del diritto al rispetto della proprietà ex art.1 Protocollo n°1 alla Convenzione:

“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno può essere privato della sua proprietà se non per l’interesse pubblico e nel rispetto delle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale. … “

La Corte EDU, muovendo dalla considerazione che è stata distrutta la proprietà dei ricorrenti, deve determinare l’esistenza di un‘interferenza ingiustificata da parte del Governo russo. Dai materiali presentati e posti all’attenzione della Corte emerge che i ricorrenti Miltayev e Meltayeva hanno fonito numerosi documenti che

 

attestano la responsabilità dello Stato, poiché la sparatoria è stata la causa dll’incendio.

Dal momento che la Corte EDU ribadisce nella sentenza stessa il suo ruolo sussidiario,  non è d’altra parte vincolata alle decisioni delle corti nazionali, tanto che può discostarsene qualora il caso o una particolare circostanza lo richiedesse.

Nel caso di specie per la Corte, sulla base delle considerazioni poc’anzi espresse, si è pienamente configurata la responsabilità dello Stato Russo per la violazione dell’art.1 Protocollo n°1 della CEDU. In questa sede vengono dunque ribaltate le decisioni dei giudici nazionali civili poiché le conclusioni a cui giungono questi ultimi sono “arbitrarie, manifestamente irragionevoli, e quindi non possono esser fatte valere”.

In buona sostanza lo scopo dell’ingerenza imputabile alla Russia difetta di legalità, di legittimità e proporzionalità. I ricorrenti però non hanno presentato entro i termini stabiliti una domanda di risarcimento.

Questo caso denota uno spaccato della situazione che  da più di vent’anni i cittadini ceceni sono costretti a subire, vivono come una minoranza etnica nel loro stesso stato  che ancora oggi è occupato dai militari federali russi.

La sentenza originale è reperibile qui: sentenza Miltayev e Meltayeva v. Russia, 15 gennaio 2013

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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