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Turchia: la censura governativa colpisce ingiustamente il blog di un ricercatore universitario

Libertà di espressione – Sentenza Yildirim v. Turkey, 18 dicembre 2012

Di misure limitative della libertà di espressione – al limite della censura – che si scagliano contro giornalisti, operatori della comunicazione, giornali, telegiornali se ne fa un ampio uso in molti paesi, ahimé, anche in Italia. Come poter dimenticare il cosiddetto “Editto Bulgaro”, la celeberrima dichiarazione nella quale l’allora Presidente del consiglio dei ministri S. Berlusconi, durante una conferenza stampa in occasione di una visita ufficiale a Sofia, etichettò come “uso criminoso della TV pubblica” l’attività giornalistica di E.Biagi, M.Santoro e dell’autore satirico L.Luttazzi; il ché ne causò l’epurazione dalla Rai.

Come la televisione, così anche Internet è uno strumento di diffusione dell’informazione molto incisivo e “pericoloso”. Che faccia perciò gola agli esecutivi di molti stati (o a portatori d’interessi economici) poter controllare o limitare la libertà che caratterizza la comunità d’Internet è cosa facilmente prevedibile; ma che si giunga a punire ed arbitrariamente a limitare l’utilizzo di questo prezioso strumento, è cosa meno nota. E quello della Turchia ne è un esempio.

IL CASO – Un cittadino turco, il sig Ahmet Yildirim, è un ricercatore del dipartimento di Ingegneria Informatica all’Università Boğaziçi in Turchia. Essendo appassionato d’informatica, ha creato un sito internet su Google Sites (http://sites.google.com/a/ahmetyildirim.com.tr/academic), dove pubblicava il suo lavoro accademico ed esprimeva le sue opinioni intorno a svariate tematiche (Social Web, Semantic Web, Complex networks, Complex systems, Science philosophy).  Una pratica diffusa in tutto il mondo soprattutto tra i giovani come  A.Yildirim che non ha mai suscitato alcun problema.

Ma il 24 giugno 2009, il blog del ricorrente venne improvvisamente bloccato senza alcuna spiegazione. Infatti il Tribunale distrettuale di Denizli emise un provvedimento [ai sensi dell’articolo 8 § 1, lettera b) della legge n 5651 sulla regolamentazione delle pubblicazioni Internet e la lotta contro i reati Internet], mediante il quale inizialmente bloccò l’accesso ad un sito (https://sites.google.com/site/kemalizminkarinagrisi/benimhikayem/atauerk-koessi/at), dove il proprietario del sito venne accusato di aver pubblicato materiale offensivo e denigratorio della figura di Atatürk, l’eroe nazionale turco fondatore e primo presidente della Repubblica Turca.

Lo stesso giorno il tribunale notificò il provvedimento alla Presidenza delle telecomunicazioni e informatica (PTI), che il giorno seguente gli richiese di modificare la sua decisione, ritenendo che bloccare l’accesso non al singolo sito ma a Google Sites fosse l’unica soluzione per impedire la visualizzazione e l’accesso al sito controverso a tutti. Così anche il blog del ricercatore universitario, insieme a molti altri, vennero bloccati illegittimamente.

Il ricercatore turco, davanti all’ impossibilità di poter accedere al suo sito, decide di presentare un ricorso contro la decisione del Tribunale, nel quale chiedeva la revoca immediata del provvedimento che, oltre ad essere iniquo e sproporzionato al fatto stigmatizzato, era senza fondamento poiché non era stato lui a pubblicare i contenuti illegali o offensivi (avendo pubblicato sul suo sito esclusivamente il suo lavoro accademico ed espresso personali punti di vista in diversi campi ndr) e pertanto rispondeva della sanzione per la responsabilità di un terzo.
Ma il Tribunale respinge il ricorso, ribadendo che la misura adoperata fosse l’unica soluzione idonea a bloccare in modo assoluto il contenuto incriminato.

Il ricorrente, il 12 dicembre 2010, decide allora di depositare un ricorso contro la Turchia preso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, lamentando la violazione dell’art 10 CEDU (Libertà di espressione) per la misura sproporzionata applicata dallo Stato turco che limitava la sua libertà di esprimersi mediante internet, e degli articoli 6, 7, 13 della Convenzione e dell’art 2 del protocollo 1. Richiede in fine 10.000 euro a titolo di danno non patrimoniale.

 Il GOVERNO – dal canto suo, non presenta né obiezioni né commenti. 

LA CORTE – La Corte di Strasburgo, con sentenza del 18 dicembre 2012, dichiara all’unanimità che vi è stata violazione dell’art 10 CEDU, ritenendo inammissibili le altre censure sollevate, e prevede il versamento di  7.500 euro a titolo di danno patrimoniale da parte dello stato convenuto al ricorrente.

In conclusione, ritengo che questo caso sia emblematico perché sottolinea un nuovo aspetto ed ambito di applicazione della Libertà di Espressione: L’accesso illimitato ad Internet .  Infatti negli stati membri del Consiglio d’Europa si è consolidato l’orientamento che il diritto di accesso ad Internet sia (o debba essere) protetto da garanzie costituzionali per la libertà di espressione e la libertà di ricevere idee ed informazioni. Questo diritto è considerato inerente al diritto di accesso all’informazione e alle comunicazioni, protette (o che dovrebbero essere) dalle costituzioni nazionali. In particolare questo aspetto è stato confermato dalla Corte Costituzionale francese nella sua decisione del 10 giugno 2009, dove asseriva che la libertà di espressione deve, ora, essere intesa come comprensiva del diritto di accedere ad Internet.

Per quanto riguarda l’Italia nel dicembre 2010, durante l’Internet Governance Forum, venne proposto dal giurista S. Rodotà e altri firmatari l’adozione nella nostra Costituzione dell’art 21 bis :

“Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.”

Sono passati già più di due anni senza alcun risultato, mentre leggi come questa sono state già approvate in paesi come la Finlandia, nel 1 luglio 2012. Speriamo che si possa ri-aprire anche in Italia una discussione seria e costruttiva su questi temi, che porti all’adozione di una legge che garantisca l’accesso illimitato ad internet a tutti, come è già accaduto in molti paesi europei.

La sentenza è reperibile qui: Sentenza Yildirim vs Turkey, 18 dicembre 2012

LINK DI APPROFONDIMENTO: Stefano Rodotà: Internet è un diritto costituzionale

 

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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