Home / Categorie Violazioni CEDU / Moldavia: il prezzo da pagare è quello della giustizia!

Moldavia: il prezzo da pagare è quello della giustizia!

Tortura e violenza – Sentenza Struc v. The Republic of Moldova, 4 dicembre 2012

Trauma cranico, ferite sanguinanti, dolore acuto in diverse parti del corpo… Chi ha subìto un pestaggio sa che queste ne sono purtroppo le tristi conseguenze e finisce col ritenersi fortunato se le lesioni non sono permanenti o non si tramutano in qualcosa di più grave. E qualunque sia il motivo che lo “legittima”, da un regolamento di conti al bullismo, un pestaggio non solo è sempre percepito dalla collettività come qualcosa di ingiusto e cruento, ma soprattutto come un modo di farsi giustizia da sé sicuramente sbagliato. Proviamo ad immaginare come possa aumentare esponenzialmente il senso di ingiustizia per un pestaggio se i colpevoli non sono più dei malviventi o dei bulli, ma addirittura delle forze dell’ordine. Mera supposizione in astratto? Purtroppo no. E questa è solo una delle diverse sfaccettature della complicata vicenda che vede protagonista un cittadino moldavo, il signor Oleg Struc.

IL CASO – Nel 2006 il sig Oleg Strug è stato arrestato con l’accusa di teppismo aggravato per aver ferito una persona con un coltello. Ma da carnefice si tramuta subito in vittima: condotto presso la stazione di polizia di Ungheni (Moldavia) viene maltrattato da un ufficiale che lo prende a calci e pugni provocandogli un trauma cranico, delle ferite e forti dolori al petto e alla gamba. Ne segue il silenzio: il timore per un’ulteriore rivalsa prende il sopravvento, almeno fino a quando il sig Strug non riesce a incontrare il suo avvocato. Da lì la decisione di parlare e denunciare. Una visita medica conferma contusioni ed escoriazioni e la testimonianza del suo compagno di cella mette al corrente del rifiuto da parte del personale di polizia opposto alla richiesta del sig Strug di chiamare un’ambulanza dei giorni precedenti. Solo nel 2009, dopo il rigetto di diversi reclami, è stata avviata un’indagine penale per i trattamenti subiti, quindi dopo ben tre anni, con l’evidente rischio che nel frattempo tutti i segni della violenza subita si fossero rimarginati. Tuttavia il giudice, non riscontrando la commissione di un crimine in capo al soggetto additato come colpevole, ha respinto il reclamo del ricorrente come infondato.

Sicuramente già solo questo basterebbe a giustificare la decisione del sig Strug di ricorrere a Strasburgo, ma le accuse mosse al governo moldavo non finiscono qui. Il ricorrente ha sostenuto che a causa delle sue condizioni di detenzione si è ammalato di tubercolosi polmonare, ma la diagnosi iniziale sembrava non confermarlo: il medico aveva riscontrato sì i segni della malattia, ma li aveva etichettati come tracce di un precedente episodio di tubercolosi, sottovalutando chiaramente la gravità del caso. Come risulta dai certificati solo un anno dopo è stata confermata la malattia. Indubbiamente all’aggravamento delle condizioni avevano contribuito la scarsa ventilazione, l’odore pessimo e la disinfezione inadeguata delle celle.

Il sig Strug ha poi chiesto di essere trasferito in un’altra struttura carceraria ed è stato minacciato per aver sollecitato una risposta da parte delle autorità. Ha infine ottenuto il trasferimento ma a caro prezzo. L’episodio si è ripetuto, anche se in maniera sensibilmente diversa: durante la passeggiata quotidiana è stato picchiato in un momento in cui le guardie erano inspiegabilmente assenti!

Così, per i trattamenti subiti e l’inefficacia dei sistemi interni attivati, il signor Strug ha invocato la violazione dell’Art 3 Cedu.

IL GOVERNO – Nelle obiezioni sollevate dal Governo si legge come il ricorso dovrebbe considerarsi prematuro, essendo ancora in corso le indagini interne e come il ricorrente non abbia in realtà ricevuto un trattamento contrario all’Art 3 della Convenzione. Tra le altre presunte violazioni contestate dal Governo anche quella riferita all’assenza della possibilità di un ricorso effettivo davanti ai giudici nazionali ai sensi dell’Art 13 della Convenzione.

CORTE EDU – La Corte ricorda che quando una persona si infortuna durante la detenzione o comunque sotto il controllo della polizia, qualsiasi lesione dà luogo alla presunzione che la persona sia stata sottoposta a maltrattamenti. Spetta allo Stato fornire una spiegazione plausibile di come il detenuto si sia procurato le lesioni, giustificazione in mancanza della quale si pone un problema di conformità all’Art 3 della Convenzione. Le perizie mediche a conferma delle lesioni subite e le testimonianze dei compagni di cella sembrano sufficienti a stabilire una violazione dell’Art 3 nella sua parte sostanziale.

Tenendo conto delle richieste presentate dal ricorrente di indagare in maniera più approfondita sui maltrattamenti e della decisione del procuratore di avviare un indagine solo tre anni dopo, si accerta la violazione dell’Art 3 CEDU anche nella sua parte procedurale. Le autorità non hanno infatti fornito un’adeguata motivazione per il ritardo nell’attivazione dell’indagine. La Corte non è però convinta che le condizioni di detenzione del ricorrente, compresa l’assistenza medica ricevuta, costituiscano un trattamento in violazione dell’Art 3 Cedu. Di conseguenza, non vi è stata alcuna violazione di tale disposizione in tal senso.

Viene invece confermata la violazione dell’Art 13 CEDU sulla base dell’assunto che il sig Strug non ha avuto la possibilità di un ricorso effettivo davanti ai giudici nazionali che gli potesse consentire di ricevere un risarcimento per il trattamento subito.
Per questi motivi la Corte ha riconosciuto al ricorrente 8000€ per danni e 1400€ per costi e spese.

Risulta quasi raccapricciante per un detenuto pensare che la sua detenzione può trasformarsi in qualcosa di ancora più difficile da sopportare, più difficile di quanto non lo sia già di per sé. La vicenda prende in considerazione diversi problemi e lo fa da più angolazioni, dando risalto a tutte le violazioni lesive dell’Art 3 Cedu. Subire dei maltrattamenti ingiustificati lede la giustizia in sé: sembrano valicabili tutti i limiti di garanzia posti a tutela del detenuto, il senso di giustizia vacilla e assume i caratteri individualistici di chi si fa giustizia da sé. Questo sistema senza garanzie rischia di minare alla base conquiste liberali che si danno ormai per assodate, facendoci sembrare ancora più inaccettabili simili violazioni.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Struc v. The Republic of Moldova del 4 dicembre 2012.

About Erika Scorrano

Sono una studentessa fuori sede iscritta al 3° anno della facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, città in cui risiedo durante i mesi accademici.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top