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Quando una sola pronuncia sullo stesso caso non basta: la Moldavia condannata due volte

Trattamenti degradanti – Sentenza Ciorap v. Moldavia, 4 Dicembre 2012

A Strasburgo si era già sentito parlare del caso del Sig. Tudor Ciorap, un cittadino moldavo che nel 2007 aveva lamentato le pessime condizioni del suo stato di detenzione. In quel caso la Corte Edu si era pronunciata accertando la violazione dell’Art 3 della Convenzione (Divieto di trattamenti inumani e degradanti).
Ma tutto ciò che da quel momento in poi doveva tradursi in un percorso in discesa, in realtà si è rivelato ben altro: probabilmente non è bastato scrivere nero su bianco dell’esistenza di un trattamento inumano e degradante per sollecitare una virata in senso opposto dello stato di detenzione del ricorrente.
Non sempre una decisione della Corte importa necessariamente un’attuazione della stessa, anche se questa dovrebbe esserne la conseguenza ovvia, com’è logico supporre.

IL CASO – Il Sig. Tudor Ciorap decide di ricorrere alla Corte di Strarburgo per lamentare le condizioni del suo stato di detenzione, in violazione dell’Art 3 Cedu, ritenendole sostanzialmente immutate anche se la Corte, già pronunciatasi sulla questione, ne aveva riscontrato la violazione. Non fa sconti il ricorrente: il trattamento carcerario riservatogli non solo gli ha procurato diverse malattie, ma ha anche peggiorato lo stato delle stesse! Per la particolarità della sua condizione aveva richiesto un preciso regime alimentare cui il carcere non è stato in grado di provvedere nemmeno nelle sue linee essenziali: dipendeva infatti dalla concreta disponibilità del carcere la somministrazione di carne, pesce, uova e latticini e in alcuni periodi il sig. Ciorap non ha avuto la possibilità di mangiarne.
Lo stesso Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti (CPT) ha confermato che in alcune carceri moldave il cibo servito era rivoltante e letteralmente immangiabile perché pieno di insetti e parassiti, quegli stessi parassiti e insetti che infestavano le celle! Ciò non sorprende dato lo stato di sporcizia delle cucine.
Le autorità moldave hanno però sempre sostenuto che fossero le difficoltà finanziarie a impedire che i prigionieri ricevessero un’alimentazione adeguata.

Per non parlare del fatto che nei giorni di udienza il ricorrente veniva lasciato completamente a digiuno! Era stato inizialmente disposto che dovessero provvedervi i parenti, poi la revoca di tale disposto non ha fatto altro che rendere del tutto assenti i pasti nei giorni di udienza.

La precedente sentenza della CEDU restava del pari inattuata anche con riferimento alla possibilità di ricevere visite da parte dei familiari: al sig. Ciorap veniva applicato lo stesso regime riservato a chi era in carcere da pochi mesi e gli era quindi preclusa la possibilità di ricevere visite.Tuttavia, considerando che la sua condanna era risalente ad anni prima e che oltretutto vi era stata una specifica pronuncia della CEDU in tal senso, gli stessi giudici interni hanno ordinato all’amministrazione penitenziaria di consentire le visite.

IL GOVERNO – Con riferimento alla violazione dell’Art 3 Cedu il Governo ha sostenuto che il ricorrente aveva ricevuto tre pasti caldi al giorno come prescritto dalla normativa vigente e che l’adeguato grado di igiene nelle celle fosse stato garantito dal regolare accesso alle docce e dal cambio delle lenzuola.  Ha inoltre affermato che il cibo fosse stato fornito a tutti i detenuti, compresi quelli condotti alle udienze, cui il cibo è stato distribuito in orari diversi in modo da non coincidere con i momenti in cui si ci spostava per le udienze.

CORTE EDU – Rispetto all’affermazione del Governo per la quale il Sig. Ciorap non può essere considerata vittima della presunta violazione dell’articolo 3 Cedu dal momento che i tribunali interni hanno riconosciuto la violazione dei suoi diritti concedendogli anche un indennizzo, la Corte osserva che questo rimedio non ha avuto l’effetto preventivo di migliorare le condizioni di detenzione del ricorrente, ma solo un effetto di compensazione.

L’assenza di prodotti specifici dal regime alimentare non è di per sé pari a un trattamento contrario all’Art 3 Cedu. Le tabelle nutrizionali delle carceri si basano già su una cerchia ristretta di alimenti, ma il mancato conferimento, anche di quel minimo, per lunghi periodi di tempo, come nel caso di specie, mette a rischio la salute dei detenuti ed è incompatibile con gli obblighi dello Stato di cui all’Art 3 della Convenzione.

La Corte ritiene pertanto che il disagio subito dal ricorrente durante la sua detenzione è andato oltre il livello ineludibile di sofferenza inerente alla detenzione e ha raggiunto una soglia di gravità lesiva del diritto si cui all’Art 3 della Convenzione.
Di conseguenza la Corte dichiara che vi è stata una violazione dell’Art 3 Cedu, ma respinge le domande di equa soddisfazione.

Sono diversi i modi in cui si può subire un trattamento inumano e degradante: tortura, celle sovraffollate, eccessivo isolamento, scarsa igiene, assenza di un’adeguata alimentazione, proprio come nel caso appena osservato. Questo dato sorprende perché sembra minimo e scontato, rispetto ad altri, l’obbligo dello Stato di garantire un’alimentazione adeguata. Il mancato rispetto di tale obbligo risulta ancora più inaccettabile se si considera che spesso i detenuti svolgono delle piccole mansioni all’interno delle strutture carcerarie proprio per contribuire ai propri costi di sostentamento. Appaiono banali allora tutte le possibili giustificazioni, soprattutto quelle che fanno leva sull’assenza di necessari fondi per potervi provvedere, se si considera che laddove il minimo legale venga garantito comunque occorre fare i conti con insetti e parassiti che contaminano il cibo rendendolo più nocivo che commestibile.

Ennesimo scenario inaccettabile al giorno d’oggi: sembra che in carcere non venga più sacrificata solo la libertà personale, ma lo stesso diritto alla salute e alla vita.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Ciorap v. Moldavia del 4 dicembre 2012.

 

About Erika Scorrano

Sono una studentessa fuori sede iscritta al 3° anno della facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, città in cui risiedo durante i mesi accademici.

One comment

  1. E’ un periodo molto triste per la Moldavia. Le condizioni di vita sono terribili, pari ad uno Stato del “sud del mondo”. Purtroppo, da quello che mie stato detto dai miei parenti moldavi, la caduta del Urss segnò profondamente questo Stato.

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