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In Romania la prescrizione impedirà di punire i colpevoli di una morte sul lavoro

Diritto alla vita – Sentenza Gina Ionescu v. Romania, 11 Dicembre 2012

Quando si commenta una vicenda che ha come oggetto un incidente sul lavoro, l’indignazione e l’incredulità sono argomenti che non possono non essere considerati. Nella nostra epoca, in cui all’interno delle aziende si spende tanto per le tecnologie, per macchinari sempre più precisi e automatici, ci sono ancora troppe situazioni in cui la vita dei lavoratori è messa in pericolo, perché si spende sicuramente ancora troppo poco per la sicurezza. Il caso che tra breve andremo a raccontare riguarda proprio una morte bianca; ma la cosa che fa più “scandalo” è che questo caso si risolverà senza colpevoli, “esentati” dalla condanna grazie ad uno strumento che per definizione invece nasce per garantire la certezza del diritto: la prescrizione.

IL CASO – La ricorrente è una cittadina rumena, di cui abbiamo solo l’iniziale, M.; è nata nel 1974 e residente a Bucarest.  La sua vicenda inizia nel 2002, anno in cui la società statale Romaero, specializzata nel settore dell’aeronautica civile e militare, organizza una mostra espositiva a livello nazionale. Sulla base di un contratto di collaborazione stipulato con la società Expoline, specializzata in comunicazione ed eventi, la Romaero si impegna a garantire la collaborazione con alcuni dei suoi dipendenti e la fruizione di determinate sale, necessarie per la realizzazione della mostra.

L’azienda Expoline, incaricata quindi di allestire le suddette sale con pannelli pubblicitari, stipula a sua volta un contratto di collaborazione con la società Wind Tornado, in cui è dipendente I.D.C. , marito della ricorrente.
Il 28 maggio 2002, durante il montaggio di un pannello, situato a 10 metri d’altezza, I.D.C è vittima di una scarica elettrica proveniente da una trave metallica e cade a terra. Morirà all’interno dell’ambulanza, durante il tragitto per l’ospedale. Lo stesso giorno la moglie ha presentato una denuncia penale, costituendosi come parte civile nei confronti dei responsabili della morte del marito.
Dopo l’apertura di un’indagine da parte dell’Ispettorato del lavoro di Bucarest, lo “scaricabarile” è stato l’argomento principe utilizzato dalle 3 società chiamate in causa. Il responsabile della Wind Tornado ha dichiarato che Expoline gli aveva assicurato che la società Romaero aveva messo il pannello in “fuori tensione”, e quindi era garantita la mancanza di corrente elettrica. Il rappresentante di Expoline invece ha sostenuto che l’errore doveva essere imputabile alla società Romaero che avrebbe omesso di segnalargli le zone pericolose. La Romaero invece ha sostenuto che nessuno aveva chiesto di togliere la tensione elettrica in quella parte della sala in cui è avvenuto l’incidente. In sintesi, con un’accusa pendente di omicidio colposo, tutti hanno accusato tutti e ognuno si è ritenuto estraneo alla vicenda!

L’ispettorato del lavoro, andando ad analizzare la questione, si è reso conto che quella trave, e così anche altre parti della struttura non erano state indicate nel contratto di servizio e soprattutto, non c’era nessuna richiesta di eliminazione della corrente elettrica. Per questo motivo, in base alla legge rumena sulla sicurezza nel lavoro, è scattata una condanna per la Wind Tornado, pari a 1100€, ma soprattutto si è dato inizio al procedimento penale, con un capo d’imputazione molto pesante, l’omicidio colposo e la non conformità delle condizioni relative alla sicurezza nel posto di lavoro.
Durante il processo, la moglie della vittima ha accusato principalmente la Wind Tornado di aver provocato la morte di suo marito, avendo ignorato le norme di sicurezza ma la Procura ha rigettato questa accusa, sostenendo di voler sentire prima le testimonianze delle persone che si trovavano sul posto durante l’incidente. Nel 2007, la moglie della vittima ha fatto presente alla procura, la lentezza delle indagini e l’inefficacia della stessa che era stata mostrata fino a quel momento. Nel Il 28 gennaio 2009 questa richiesta è stata ritenuta fondata ed è stata ordinata dalla procura la chiusura delle indagini entro 45 giorni da quella data. Il pubblico ministero ha ufficializzato l’accusa di omicidio colposo nei confronti della Wind Tornado, e l’inchiesta è tuttora in corso.

Nell’attesa della chiusura del procedimento, la signora M. ha deciso di rivolgersi alla Corte di Strasburgo, contestando la violazione dell’Art 2, poiché ritiene che lo Stato non si sia attivato nell’adottare tutte le misure adatte a chiarire le circostanze dell’incidente mortale del marito, avvenuto durante l’orario di lavoro. Assieme a questa richiesta, porta a conoscenza della Corte uno spiacevole incastro di situazioni sfavorevoli; la durata della prescrizione relativa all’omicidio colposo infatti in Romania ha una durata di otto anni, e la lentezza delle indagini si è già protratta per otto anni; quindi i responsabili resteranno impuniti…

CORTE EDU – I giudici di Strasburgo chiamati ad esprimersi sulla vicenda, hanno innanzitutto premesso che l’assenza di  una responsabilità diretta di uno stato sulla morte di una persona non esclude l’ambito di applicabilità dell’Art 2, obbligando anzi lo stato ad assicurare il diritto alla vita, prevenendo e reprimendo tutti quei reati contro la persona. Questo non è un obbligo di risultato ma è un obbligo di mezzi. Per questo motivo, ogni carenza nell’inchiesta che mina la capacità di “far luce” sulla verità è considerata non corrispondente a questo concetto. Nel caso di specie, la Corte ha rilevato che l’indagine è iniziata il giorno stesso della morte, nel 2002 e, fino a dieci anni dopo, è ancora in corso. La Corte ha ritenuto che le autorità nazionali non hanno agito con la dovuta diligenza richiesta dal caso e di conseguenza vi è stata violazione l’Art 2 Cedu nel suo aspetto procedurale. La Romania infine è stata condannata a versare 15.000 € alla moglie della vittima a titolo di risarcimento.

Si possono anche parzialmente accettare infatti le motivazioni portate dal Governo a sua discolpa, motivazioni di carattere amministrativo (si fa riferimento alla contemporanea presenza di 2 ministeri chiamati in causa e alle tre indagini effettuate in tempi diversi dalle società convenute) che però non sono ammissibili specialmente in situazioni come questa in cui il capo d’accusa è molto grave e la prescrizione incombe in maniera inesorabile, così inesorabile da lasciare probabilmente senza un colpevole questa triste vicenda.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Gina Ionescu v. Romania dell’11 Dicembre 2012

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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