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La prostituzione nel Kirghizistan: proposte di riforma e violenze

Bokoyev Kenjebek Satymkulovich parlamentare della Commissione per “lo Stato di diritto, l’ordine e la lotta al crimine” si è detto al quanto impensierito per la richiesta di emendamento del Codice della Responsabilità Amministrativa della Repubblica del Kirghizistan che sancisce la responsabilità amministrativa ai fini dello sfruttamento sessuale, o “prostituzione”.

Ora come ora il lavoro sessuale non è né un reato né un illecito amministrativo. Se dovesse passare questa proposta si tornerebbe indietro e la ONGHuman Rights Watch” non trova una motivazione per approvare una simile misura restrittiva, in più si peggiorebbero le condizioni dei lavoratori che operano in tale campo.

Il suddetto politico, che opera a stretto contatto con gli osservatori per i diritti umani in questo paese, ravvisa in tale disposizione un’eccessiva involuzione della norma, in quanto in codesto momento metterebbe in pericolo il clima di tolleranza creato da poco nel paese; inoltre si accrescerebbe il numero delle violenze, nonchè dal punto di vista sanitario si andrebbe in contro a un degrado della qualità della vita sia degli operatori del sesso degli individui che usufruiscono del servizio e delle loro famiglie: ciò è dovuto poiché diminuirebbero i controlli per circoscrivere e contenere la diffusione dell’ HIV, quindi andrebbero in fumo tutti gli sforzi fatti per salvaguardare la salute pubblica.

Simili impegni al fine di preservare la salute pubblica e tutelare i diritti dell’uomo, venivano effettuati dal governo del Kirghizistan in collaborazione con gli operatori di questo settore; se l’emendamento venisse approvato, questi fondamentali partnership sarebbero seriamente intaccati.

La questione di diritto

Dunque se la rettifica, di cui si è parlato sopra, passasse andrebbe a mutare l’ articolo 366-1 del Codice di Responsabilità Amministrativa che definisce la prostituzione come “ogni rapporto sessuale in qualsiasi forma dietro compenso di denaro o altra ricompensa; di conseguenza la prostituzione diventerebbe punibile con multe fino a 1.500 Soms (US $ 30) e fino a 15 giorni di detenzione per una recidiva entro un anno”. Dal contenuto della modifica non risulta in modo esplicito se l’ammenda e il rischio di reclusione, andrebbero a colpire solamente chi offre la prestazione sessuale, oppure anche chi la riceve. Atakhanov Shamil Esenjanovich, Ministro dell’Interno, ha preso le difese dell’emendamento sostenendo che il lavoro sessuale è “spesso accompagnata dalla diffusione di pericolose malattie veneree, tra cui l’HIV“, così come “reati gravi di violenza contro la vita e la salute degli individui.”; quindi questa proposta sarebbe a tutela della salute pubblica e altresì della pubblica sicurezza.

La proposta di riforma dell’ articolo 366-1 nasce in un’ottica contro le violenze sui soggetti che si prostituiscono e la loro disuguaglianza nell’accessibilità dell’aiuto da parte delle forze dell’ordine del Kirghizistan. Molti lavoratori stanno denunciando violenze subite da parte della polizia e dei membri dei comitati di cittadini per la sicurezza; tuttavia solitamente non fanno alcuna segnalazione poiché temono ulteriori maltrattamenti e la diffusione della loro identità, all’interno della comunità, così aggravandone l’incolumità.

Riguardo a ciò, studi condotti da gruppi della società civile tra cui Committee on the Elimination of Discrimination Against Women stanno riportando che ci sono elevati tassi di estorsioni, violenza fisica e sessuale effettuate dalla polizia sui cosiddetti: “sex workers“. Uno studio fatto dal Sex Workers Rights Advocacy Network nel 2009, ha dimostrato che: quasi il 65% degli interpellati è stato malmenato e quasi il 90% ha subito violenza sessuale da parte dei poliziotti. Rifacendosi a questa analisi il reato di estorsione è molto frequente tanto da essere compiuto anche più volte al giorno.

 

L’intervento di HRW

In base a questo quadro, la Human Rights Watch è allarmata in quanto l’emendamento sfavorirebbe la prostituzione e potrebbe anche portare le vittime a non denunciare gli abusi subiti.

Inoltre, secondo le linee guida internazionali della salute e per i diritti umani, dettate da vari organi tra cui l’ Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e il Programma delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS (UNAIDS), la criminalizzazione della prostituzione, potrebbe avviare la mercificazione del sesso verso la strada della clandestinità, di conseguenza far aumentare il rischio dell’ HIV ovvero di altre malattie sessualmente trasmissibili; in più il Relatore speciale delle Nazioni Unite per la salute ha riportato che ” l’uso di misure punitive contro i lavoratori del sesso, come gli ordini di comportamenti antisociali … hanno minato efficaci attività di promozione della salute“.

Dunque chiedono al governo di depenalizzare il reato di prostituzione tra adulti consenzienti dal loro diritto penale, in modo tale da legalizzare gli interventi per la salute pubblica e le condizioni di sicurezza per proteggere i lavoratori del sesso e i loro clienti, compreso il supporto per il sesso sicuro durante il lavoro sessuale. Il diritto penale dovrebbe altamente agevolare le prestazioni dei servizi di prevenzione dell’ HIV, la cura dei “sex workers” e dei loro clienti.

Quindi multare la prostituzione potrebbe accentuare maggiormente lo stigma che esiste già, pertanto ponendo, alle persone che la praticano, aggiuntivi scogli per accedere ai servizi necessari. Su questo punto il Relatore Speciale per la Salute ha riferito: ” le leggi che criminalizzano o regolano pesantemente la prostituzione aggravano la discriminazione subita dai sex workers influenzando gravemente i risultati sanitari, spesso senza giustificazioni sulla base della salute pubblica “.

Allora chiaramente non si può continuare a marchiare gli individui che si prostituiscono, in quanto si favorirebbe il clima che incentiverebbe maggiormente atti di violenza ed abusi. Nello specifico, uno dei rischi maggiori è l’ HIV, che si evince dalla documentazione. In un ambito di violenze da parte delle forze dell’ordine in Kirghizistan, i lavoratori del sesso dubiteranno se usare il preservativo in quanto costituirebbe una prova della loro prostituzione, inducendoli a trattare con i clienti per avere rapporti non protetti, o addirittura accettare, senza riserve, gli amplessi senza profilattico proposti dai clienti.

Restando in Kirghizistan, il ministro dell’ interno ha prospettato che il suddetto emendamento serva a tutelare i bambini e gli adolescenti dalla prostituzione; tuttavia questa prospettiva è fuorviante in quanto il diritto internazionale sancisce esplicitamente la protezione dei minori dal lavoro sessuale. Le leggi e le politiche relative a questa problematica li dovrebbe difendere non punire, invece sanzionare coloro che agevolano o procurano il commercio sessuale con tali soggetti particolarmente vulnerabili.

Tanto che il Protocollo opzionale alla Convenzione dei diritti del fanciullo sulla vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile, prevede all’articolo 3 lettera b), chiaramente l’ illegalità dell’uso di bambini in lavoro sessuale, prescrivendo che “offrire, ottenere, procurare o fornire un bambino per prostituzione minorile, quale definita all’articolo 2 viola il diritto internazionale”; in più, l’articolo 8 di codesto protocollo facoltativo elenca le misure che: “Gli Stati Parti adottano ad ogni stadio della procedura penale le misure necessarie per proteggere i diritti e gli interessi dei bambini che sono vittime delle pratiche prescritte dal presente Protocollo“.

Inoltre il Kirghizistan ha già l’ articolo 157 del codice penale che tutela i minori sfruttati, così recitando: ” il coinvolgimento di un minore in … prostituzione … da una persona che ha più di 18 anni … è soggetta ad una multa di 100-300 Soms o con la reclusione da 1 a 3 anni “, e prescrive pene più severe per le violazioni ripetute, anche con l’uso o la minaccia di violenza fisica; questo articolo è stato ritenuto dissuasivo e sufficiente, dalle ONG e dal UNAIDS, per lo sfruttamento della prostituzione minorile.

Però la Human Rights Watch ha il timore che la proposta d’emendamento ricada totalmente su coloro che effettuano l’atto sessuale, quindi rischia di penalizzare gli sforzi fatti per il non coinvolgimento dei bambini, ma viceversa attenui le sanzioni per gli adulti che coinvolgono minori in attività di sfruttamento sessuale.

Un’altra ONG, che è stata accreditata dal UNAIDS, per il suo formidabile lavoro con i sex workers, con queste parole: “non solo … con i lavoratori del sesso, ma [si muove] per portare avanti l’intero programma di prevenzione dell’ HIV per gli altri gruppi vulnerabili.”, è la Tais Plus. La quale ha come chiave di successo il coinvolgimento degli operatori sessuali nell’attuazione dei programmi relativi alla loro salute e dei diritti umani.

La suddetta ONG collabora con il gruppo di lavoro per la prevenzione dell’ HIV, presso il Ministero degli Affari Interni, tanto che il Mediatore del Kirghizistan ha dimostrato un forte interesse a lavorare con tale ONG.

 

Conclusioni

Con tutto ciò, se la proposta di modifica dell’articolo di qui si è argomentato all’inizio, entrasse in vigore la storica ed effettiva cooperazione tra il governo e le ONG che tutelano i lavoratori del sesso sarà seriamente intaccata.

Sulla questione della collaborazione tra i governi e le ONG, la normativa internazionale e la Commissione delle Nazioni Unite mondiale sull’HIV sono molto chiare stabilendo che: “per garantire un programma efficace e sostenibile contro l’HIV, che è in linea con i diritti doveri: I paesi devono riformare il loro approccio al lavoro sessuale, invece di punire gli adulti consenzienti coinvolti nel lavoro sessuale; i paesi devono garantire condizioni di lavoro sicure …. I paesi dovrebbero abrogare le leggi che proibiscono agli adulti consenzienti l’acquisto o la vendita di sesso.”.

Altresì dopo le molestie della polizia ai sex workers in Kirghizistan, il Comitato per l’eliminazione della discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) ha manifestato tutta la sua apprensione con queste parole: “Il Comitato è preoccupato … a proposito degli atti di molestie contro le donne che si prostituiscono da parte di funzionari di polizia. Il Comitato invita lo Stato membro ad adottare tutte le misure appropriate per assicurare che la Convenzione si applica a tutte le donne, senza discriminazioni e ad adottare tutte le ulteriori misure necessarie per proteggerle da ogni forma di discriminazione e di violenza da parte di soggetti pubblici e privati.”; in più ha raccomandato il governo ad estendere la tutela dei diritti umani a tutte le donne.

Da suo canto, la Human Rights Watch è impensierita poiché l’emendamento in discussione non offrirà tutele ai sex workers: perciò domanda al governo di rinvigorire i rapporti già noti con le ONG per pianificare e mettere in atto politiche per proteggere i diritti di coloro che operano nel campo sessuale, più specificatamente approcci che rivedono la violenza criminale e le molestie nei loro confronti.

E’ comunque da osservare che la Human Rights Watch ritiene la definizione di prostituzione dell’articolo 366-1 del Codice di Responsabilità Amministrativa al quanto approssimativa, ampia, e discordante con gli standard internazionali; poiché può essere causa di abusi selettivi e discriminatori. Come osservato in precedenza, dal Comitato CEDAW, c’è un aumento delle molestie della polizia, così come la violenza pubblica e privata nei confronti dei lavoratori del sesso, ma anche un’elevazione delle preoccupazioni eco dalla società civile.

Alla luce di tutto ciò, non sarà il caso di respingere l’emendamento per non involversi? O addirittura migliorare la legislazione già esistente e le politiche per aumentare i diritti dei sex workers, proteggere i minori dallo sfruttamento della prostituzione, così allo stesso tempo ottimizzare la salute di tutta la popolazione?

About Valeria Sirigu

Mi sono iscritta in giurisprudenza perché il diritto per me è uno stile di vita

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