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Romania: Agenti di polizia procurano indebitamente ustioni ad un venditore

Divieto di Tortura: sentenza Petrus Iacob vc. Roumanie, 4 dicembre 2012

In Romania ordinari controlli della Guardia di Finanza sfociano in uno sfacelo, molte volte abusando del loro potere. È giusto che gli agenti abbiano in dotazione strumenti come spray al peperoncino per calmare i disordini? Ma soprattutto, quando e come è giusto che questi strumenti vengano usati? Di certo non con superficialità, come è accaduto nel 2001 al protagonista della vicenda. Sono strumenti potenzialmente pericolosi, vere armi, e sarebbe opportuno sapere come e in quali circostanze utilizzarli.

IL CASO – Un cittadino ucraino, il sig. Petrus Iacob, commerciante di patate nel mercato di Brăila in Romania, il 14 agosto 2001, subisce delle violenze, durante un’ordinaria operazione di controllo della Guardia di Finanza, da parte di alcuni agenti che richiesero al sig. Petrus di mostrare il certificato di produzione delle patate. Tuttavia il commerciante non volle mostrarlo; gli agenti registrarono l’accaduto e dovettero confiscare la merce, chiedendo che il proprietario la trasportasse con il suo camion in un luogo da loro indicato. Dopo varie proteste da parte del sig. Petrus fu chiamata la polizia. Arrivarono 3 agenti, di cui 2 con il volto coperto. Nel frattempo, le proteste di Petrus si fecero sempre più violente. Per questo la polizia intervenne, spruzzando dello spray irritante, in quantità eccessiva, sul volto del venditore, e lo fecero salire sull’auto di servizio per condurlo in caserma.
Due giorni dopo, il 16 agosto, Petrus consultò un medico legale che gli fornì un certificato medico in cui si attestava che l’utilizzo dello spray gli procurò molteplici irritazioni sul volto, nonché bruciature. Inoltre stabiliva dai  15 ai 17 giorni di cure mediche per riabilitarsi.

Nel mese di novembre il cittadino rumeno avviò un procedimento penale nei confronti degli agenti di polizia  e della Guardia di Finanza presenti durante la vicenda.  Chi testimoniò nel procedimento, confermò l’utilizzo dello spray irritante nei confronti del venditore, però alcuni, tra cui la moglie, negarono il comportamento violento dell’uomo, che invece gli agenti descrissero come non collaborativo e aggressivo. Il pubblico ministero ha però dichiarato che l’azione degli agenti fu “legittima, conforme con le disposizioni di legge che autorizzano la polizia ad usare la forza fisica e la loro attrezzatura, tra cui manette, spray irritanti e lacrimogeni contro gli individui che minacciano, colpiscono o commettono atti di violenza nei loro confronti”.

 LA CORTE –Il 10 marzo 2005, il ricorrente deposita un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti Umani, lamentando la violazione dell’articolo 3 della Convenzione perché ritiene di essere stato sottoposto quel giorno a trattamenti  degradanti e limitanti della sua libertà e della sua dignità. Non solo per l’utilizzo dello spray, misura sproporzionata dinanzi alla lieve gravità del fatto, ma anche per il fatto di essere stato spruzzato proprio sul viso, ad una distanza minima in quantità eccessiva: tutti elementi che aggravano la violazione dell’articolo 3. Ed, infine, nel suo ricorso richiede 22.000.000 euro a titolo di danno morale.

IL GOVERNO: non contesta che ci sia stata questa violazione, ma giustifica il comportamento degli agenti perché conforme alle disposizioni di legge che regolano i controlli da parte degli organi di polizia.

Compito della Corte è stato quello di esaminare la legittimità di questo comportamento. Ne risulta che, seppur l’intervento sia stato necessario per ristabilire l’ordine pubblico e controllare il ricorrente, ciò non è sufficiente a giustificare la gravità dell’azione.
La Corte, con la sentenza del 4 dicembre 2012, dichiara che vi è stata una violazione dell’articolo 3 CEDU nell’aspetto sostanziale e nell’aspetto procedurale , e accorda un risarcimento di € 10.000 a titolo di danno non patrimoniale, e di € 270 per altre spese.

Parlando di organi che gestiscono l’ordine e della sicurezza pubblica intendiamo coloro che hanno il potere di far rispettare le leggi. Ma cosa significa questo? C’è forse qualcuno che ci obbliga ad obbedire? O forse, semplicemente, obbediamo per non incorrere in una sanzione? Ciò che è certo è che una figura come un agente di polizia riesce a metterci in soggezione. Delle manette e un’arma in tasca, è la combinazione perfetta: la percepiamo come una figura più forte di noi.  Ma dovremmo chiederci: è realmente così? Che cosa legittima un agente all’uso della sua forza e all’uso delle sue armi? Ciò che prevede la legge è che siano autorizzati all’uso della forza, o delle loro attrezzatura quando un individuo minacci, colpisca o commetta atti di violenza nei loro confronti.
Iacob Petrus probabilmente era solo infastidito dall’essere distolto dal suo lavoro, ed è tornato a casa con ustioni sul volto, a causa dello spray al peperoncino.
Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti (CPT) chiarisce quando, dove e perché utilizzare di questo spray, che è sì uno strumento utile, ma potenzialmente pericoloso. Infatti, spruzzato sul volto, produce effetti come problemi respiratori, nausea, vomito, irritazione delle vie respiratorie, irritazione degli occhi e condotti lacrimali, spasmi, dolore toracico, dermatiti e allergie. E se usato in grandi quantità anche problemi maggiori, come le ustioni. È evidente che tutto ciò limita l’individuo, sia fisicamente, ma anche come persona umana che ha una dignità e dei diritti. Il protagonista di questa vicenda stava semplicemente svolgendo il proprio lavoro quel giorno; certo, anche gli agenti stavano facendo lo stesso, ma il loro compito avrebbe dovuto esaurirsi molto prima.

La sentenza è reperibile qui: sentenza Petrus Iacob vc. Roumanie, 4 dicembre 2012.

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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