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Romania: il sovraffollamento carcerario è solo uno dei problemi!

Ingiusta detenzione – Sentenza Leontiuc v. Romania, 4 dicembre 2012

Il caso in questione vede protagonista un white collar criminal o almeno inizialmente presunto tale, il signor Marius Sebastian Leontiuc, un cittadino rumeno che viene arrestato perché sospettato di cospirazione, frode, falsificazione e uso di documenti falsi in una transazione immobiliare avviata dalla società di cui era direttore. L’approdo a Strasburgo è giustificato sulla base di un meccanismo che svia dal reato commesso, perché come sappiamo la Corte Edu non si pronuncia sul merito delle vicende che conducono i cittadini dinanzi ai tribunali nazionali, concentrandosi piuttosto sulle violazioni dei diritti sanciti dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo che i processi e le detenzioni possono importare: così anche un colpevole o presunto tale ha modo di difendersi alla stessa stregua delle vittime quando lui stesso diviene vittima e, sembra quasi che sulla bilancia della giustizia, i provvedimenti e le pene che scaturiscono dalle violazioni che ha commesso, abbiano un peso maggiore di quello che invece è loro normalmente connesso.

IL CASO – Nel 2008 per ordine del Pubblico Ministero il signor Marius Sebastian Leontiuc è stato arrestato perché sospettato di cospirazione, frode, falsificazione e uso di documenti falsi in una transazione immobiliare avviata dalla sua società. Secondo l’accusa, nonostante il rifiuto della domanda di autorizzazione alla costruzione, era riuscito a ingannare più di un centinaio di persone con la presentazione di documenti falsi per danni pari a più di un milione. Lo stato di detenzione cautelare susseguitone è stato confermato anche in appello proprio per evitare la commissione di ulteriori illeciti e ne è stata infine disposta la proroga in più udienze per tutta la durata delle indagini. I ricorsi presentati contro tali decisioni in Cassazione sono stati respinti al pari della richiesta di sostituire la detenzione con una misura meno grave. Solo nel 2010, in occasione del riesame sull’opportunità di una nuova estensione della detenzione provvisoria, la Corte d’appello, constatando che il ricorrente era detenuto da più due anni, ne ha disposto il rilascio con il divieto di lasciare il Paese e l’obbligo di presentarsi periodicamente alle forze di polizia. Tuttavia, sulla base della complessità del caso, la Cassazione ha annullato l’ordine di rilascio mantenendo lo stato di detenzione. Nel 2011 è scattata la condanna a dieci anni di carcere per reati di truffa, falso e uso di false documentazioni, ma questa volta i ricorsi sollevati contro questa decisione in Cassazione sono stati ammessi: la sentenza del 2011 è stata annullata, la Corte d’appello, chiamata a riesaminare nel merito la causa, ha disposto il rilascio e questa decisione è diventata definitiva.
Il signor Leontiuc decide di adire la Corte EDU per lamentare la violazione degli Artt. 3 e 5 Cedu. Rinviene infatti un trattamento inumano e degradante nel sovraffollamento del carcere di Gherla dove è stato detenuto anche in una cella con ben 30 posti letto!
Invocando l’Art 5 § 3 Cedu, il ricorrente ha invece lamentato l’eccessiva durata della sua detenzione in assenza di giustificazione.

CORTE EDU – La Corte ricorda che quando il sovraffollamento ha raggiunto un certo livello, la mancanza di spazio in una prigione può essere un elemento centrale da considerare nel valutare la conformità dello stato di detenzione all’ Art 3 Cedu. Il ricorrente ha vissuto per più di tre anni in un carcere che gli ha concesso degli spazi molto limitati, al di sotto dello standard vitale dei 4mq che ogni detenuto dovrebbe avere a disposizione. Lo Stato non si è impegnato a garantire che le condizioni di detenzione del ricorrente fossero compatibili con il rispetto della dignità umana e che le modalità di attuazione della misura cautelare non lo sottoponessero a disagio o difficoltà di intensità superiore al livello inevitabile di sofferenza inerente alla detenzione. Le condizioni di detenzione hanno quindi superato la soglia di gravità richiesta per l’applicazione dell’Art 3 Cedu e di conseguenza vi è stata una violazione di quest’ultimo.
Lo stato di detenzione cautelare si è prorogato per due anni e undici mesi, lasso di tempo abbastanza lungo per porre un problema in termini di cui all’articolo 5 della Convenzione. La Corte afferma che la ragionevolezza della durata della detenzione non si presta ad una valutazione astratta e deve essere considerata, in ciascun caso, tenendo conto delle condizioni concrete. Ritiene che le autorità non abbiano fornito motivi “pertinenti e sufficienti” per giustificare la necessità di mantenere il ricorrente in custodia per quasi tre anni: nonostante il passare del tempo, i giudici hanno confermato la detenzione con formule simili, per non dire stereotipate, senza fornire alcuna spiegazione rispetto a come il ricorrente fosse d’ostacolo alle indagini o costituisse un pericolo per la società.
Per questo è stata accertata la violazione dell’Art 5 Cedu.
Lo Stato convenuto per il danno non patrimoniale deve versare al ricorrente 9.500€.

Indubbiamente siamo di fronte a una vicenda giudiziaria molto complessa: a colpire è ancora una volta il problema del sovraffollamento delle carceri che in più contesti si sta ormai declinando come qualcosa di ordinario e non un problema eccezionale su cui intervenire con manovre urgenti. E sembra quasi passare in secondo ordine se rapportato all’estrema incertezza del processo interno che ha visto coinvolto il ricorrente: viene prima condannato e poi assolto e per quanto un simile esito possa sicuramente essere più appagante di una condanna in via definitiva lascia parimenti l’amaro in bocca quando a far da corollario c’è una detenzione cautelare in attesa di giudizio scarsamente motivata che pone a monte un problema di giustizia.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Leontiuc v. Romania del 4 dicembre 2012.

About Erika Scorrano

Sono una studentessa fuori sede iscritta al 3° anno della facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, città in cui risiedo durante i mesi accademici.

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