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Le scuole in cui ai fanciulli si insegna a far la guerra

Violazione del diritto all’istruzione: scuole ed università  come nuove basi logistiche degli eserciti. Dall’India  al Sud Sudan, una realtà pericolosa che mette a rischio la vita e le speranze di giovani studenti.

 

Cosa c’è di peggio nell’avere tante cose da dire e nel non poter proferire parola? Cosa c’è di peggio nel negare a bambini e ragazzi il diritto all’istruzione e alla felicità? Non c’è cosa peggiore dell’aver paura dei pensieri, dei sentimenti, delle visioni che si agitano nell’animo come lava di vulcano.

Background Storico:

Afghanistan, Birmania, India, Iraq, Israele, Colombia, Sud Sudan  e non solo (la lista sarebbe sin troppo lunga), sono i luoghi dove le scuole e le altre istituzioni educative vengono adibite ed usate come basi militari, dove l’unico scopo perseguibile è quello della cultura della guerra, dell’uomo militare. Le scuole sono infatti usate come caserme, basi logistiche, fungono da deposito di armi e munizioni, o ancora da centri di interrogatorio e osservazione. Si vive, dunque, in paesi dove l’unico slogan “culturale” sembrerebbe essere “Impariamo a fare la guerra”.  Motivo per cui ognuno di questi paesi dovrebbe adottare politiche e leggi per limitare il potere militare e proteggere l’istruzione scolastica, che cammina in bilico pronta a sprofondare nel baratro dell’ignoranza e della violenza, mentre essa  dovrebbe  reggere l’impalcatura del nostro futuro.

Non è un caso, infatti, che gli studi effettuati tra gennaio 2005 e ottobre 2012, abbiano messo in evidenza come le forze armate e i gruppi militari che usavano le scuole come loro basi private, fossero i protagonisti di numerosi conflitti armati. Sono più di 24 i paesi coinvolti, tra Asia, Africa, Europa, Medio Oriente e Sud America, e fin troppi i bambini uccisi e feriti da armi o dall’esplosione di ordigni, così come le scuole distrutte e gli abusi sessuali e le violenze fisiche. Inoltre questo pericolo di morte sussiste, ugualmente, anche nei periodi di non belligeranza. L’uso militare di un istituto di istruzione può trasformarlo in un obiettivo militare legittimo, ponendo a rischio la vita studenti ed insegnanti.

Seguire l’esempio dell’Irlanda e delle Filippine sarebbe la cosa migliore da  fare: adottare una nuova legislazione nazionale che vieti alle forze armate di utilizzare le scuole come basi militari per  prepararsi al combattimento. Ecco perché il Dipartimento delle Nazioni Unite Operazioni di Peacekeeping ha rilasciato un nuovo manuale Battaglione di Fanteria che richiede truppe di pace per non usare la scuola nelle loro operazioni. Degna di nota è anche la misura adottata dalla Coalizione Globale (GCPEA), un’alleanza di agenzie delle Nazioni Unite istituita nel 2010,  per proteggere l’istruzione superiore, i diritti umani internazionali, garantire protezione dagli attacchi agli studenti, insegnati, scuole ed università, durante i conflitti armati e in caso di emergenza.

 

Focus: Siria, bimbi torturati e usati come scudi umani

Anche le Nazioni Unite, in uno dei loro rapporti sulla guerra in Siria, denunciano l’uso improprio delle scuole e il conseguente  maltrattamento di bambini, usati come scudi umani nelle guerre. Il rapporto dell’ONU, che fa riferimento agli anni 2011 e 2012, e prende in esame le zone dall’Afghanistan al Sudan, fino allo Yemen e al Congo. Qui viene sottolineato un aspetto terrificante e raccapricciante della realtà: scuole devastate e quasi inesistenti che fungono da nuove basi militari, bambini uccisi, strappati alla loro famiglia e alla loro vita, torturati, incarcerati e vittime di abusi sessuali.

Ottimismo, attesa e speranza non bastano più come risposte, non sono esaustive. La verità è che siamo ci si dimentica di cosa siano affamati i bambini, le prime vittime di queste atrocità. Sono trattati come vite di scarto, per usare una citazione del sociologo Z. Bauman, con i loro sentimenti ci si gioca, e altrettanto con i loro diritti alla salute e all’istruzione. I governi dovrebbero mandare un messaggio affinché durante i periodi di guerra le forze armate rispettino il diritto all’istruzione.

Il loro essere affamati di curiosità muore nello stesso istante  in cui vengono reclutati tra le file di un esercito o quando vengono usati come scudi umani. Non avranno mai la possibilità di conoscere a fondo la realtà che li circonda, non avranno mai la paura di chi ha appena conosciuto un mondo, l’orgoglio di chi ha fallito, la caparbietà di ricominciare dallo stesso fallimento.

Secondo le stime delle organizzazioni umanitarie, dall’inizio della rivolta in Siria i minori che hanno perso la vita sono circa 1.200. Molti ex soldati, si riporta nel rapporto, hanno riferito di attacchi in zone civili, dove hanno visto uccidere e lesionare i bambini: minori che venivano torturati, picchiati, bendati,  frustati con cavi elettrici, bruciati con sigarette fino anche ad essere sottoposti ad elettroshock ai genitali. Bambini messi sui carri armati per fare da scudo umano in modo che così il carro armato non venisse colpito.

 

Conclusioni:

Vite, speranze, sogni.. è tutto ciò che viene terribilmente spezzato su questa terra dell’incertezza a causa dell’occupazione militare degli istituti scolastici.  La vita dovrebbe dipendere unicamente dalla fantasia, dall’inventiva e dal coraggio dell’uomo. Dipende, in altre parole, dalla capacità umana di convivere con il rischio e accettare la responsabilità delle conseguenze. Ma, in questo caso, le conseguenze sono di tipo educativo, e non sono un atto di coraggio bensì un forte grido di aiuto: altissimi tassi di abbandono delle scuole, iscrizioni ridotte, perdita delle ore di insegnamento. Bisogna invitare gli Stati, le organizzazioni locali e gli istituti di istruzione ad elaborare efficaci piani di risoluzione, risposte coordinate ed efficienti interventi di prevenzione, che siano una risposta rapida al crollo delle certezze e nuova linfa per il rispetto dei diritti umani.

 

Link per approfondire:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-11-29/siria-caos-uccisi-civili-211409.shtml?uuid=Ab0M4f7G

http://www.repubblica.it/esteri/2012/06/12/news/siria_bambini-37034847/

 

About alessiagiancane

Sono al primo anno di giurisprudenza presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Ho numerosi progetti ed ambizioni, che spero di poter realizzare nel corso del tempo. Sono pronta a confrontarmi con altre prospettive, altri modi di pensare, di essere, di affrontare la quotidianità, per cercare di non abbandonarmi totalmente all'abitudine, che rende monotoni ed infiniti i tempi morti della nostra vita.

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