Home / In evidenza / Sri Lanka e l’indifferenza internazionale: tra Genocidio e Guerra civile trentennale

Sri Lanka e l’indifferenza internazionale: tra Genocidio e Guerra civile trentennale

L’ONU ha in questi giorni rilasciato una schiacciante documentazione di 128 pagine in merito a “revisione interna” del suo comportamento in Sri Lanka durante questi ultimi mesi.

 

 

La cosa principale è che le Nazioni Unite non si sono presi la responsabilità per la protezione di più di 40.000 civili uccisi, poiché presi di mira dai bombardamenti del Governo.

“Background” storico

Il rapporto pubblicato comprende una serie di passaggi a partire da una riunione tra gli Alti Vertici nel marzo 2009 con il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, in cui molti dei consiglieri migliori di Ban hanno sostenuto di non pubblicare il bilancio dei morti che caratterizzerebbe le atrocità e i crimini di guerra compiuti nello Sri Lanka.

Nel corso di tale riunione, Navi Pillay l’Alto Commissario ONU per i diritti umani, aveva proposto che l’ONU pubblicasse le stime degli incidenti- che, al momento, è pari a oltre 2.800 morti e 7.500 feriti – e mettesse in guardia il governo dello Sri Lanka e “le Tigri di Liberazione del Tamil Eelam separatisti” (LTTE) che avrebbero potuto affrontare crimini di guerra  compiuti dal Governo in carica.

Ma la sua richiesta è stata fortemente scartata. Anche diversi consiglieri “top”, tra cui l’uomo di punta delle Nazioni Unite in Sri Lanka, Neil Buhne, e John Holmes, coordinatore d’ufficio per emergenze e soccorsi, hanno detto di che le stime non sono state appuratamente verificate.

Ma Pillay ha respinto le preoccupazioni e i dissensi e si mise a preparare una dichiarazione che avvisò l’esercito dello Sri Lanka e le LTTE che le loro azioni “possono costituire crimini internazionali, che prevedono la responsabilità individuale, anche per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.”

Fonti credibili hanno affermato che più di 2.800 civili sono stati uccisi e 7.500 feriti dal 20 gennaio, molti dei quali all’interno della no-fire zone.” “Ci sono timori concreti che la perdite umane possano raggiungere livelli catastrofici se i combattimenti continuano in questo modo.”

Il Capo dello staff del Segretario ONU, Vijay Nambiar, ha chiesto poi a Pillay di riconsiderare la sua posizione.

Mi accorgo che la gravità del relativo progetto si propone di fare è suscettibile di avere ripercussioni politiche e giuridiche molto gravi per il resto di noi e spero che possiate considerare con attenzione questo fatto durante la finalizzazione la sua dichiarazione“, scrive Nambiar in una e-mail a Pillay.

John Holmes, nel frattempo, ha dichiarato qualcosa di molto simile: “Il riferimento a eventuali crimini di guerra sarà controverso. Non sono neanche sicuro che entrare in questa dimensione sia utile.”

Per finire i membri del Comitato di pianificazione politica internazionale (IPC) hanno  espresso il timore che una proposta del Consigliere speciale delle Nazioni Unite sulla prevenzione del ”genocidio”,Frances Deng, di recarsi in Sri Lanka possa far nascere un sovraffollamento degli attori della Comunità Internazionale che si occupano della crisi.

Ancora, hanno detto che la proposta di nominare un inviato speciale per lo Sri Lanka sarebbe valida, ma ciò non è praticabile data l’opposizione del Governo dello Sri Lanka.

 

 

“Focus” politica e genocidio:

Come ha scritto un corrispondente della BBC: “L’esercito stà praticando una specie di ‘tiro al piccione’ coi rifugiati”, tra i quali combattono i ribelli dell’Esercito delle Tigri Tamil (Ltte). Alcuni corrispondenti risaltano la ferocia senza limiti del massacro e l’impotenza (e/o complicità) degli organismi internazionali nel fermarla. Si tratta di un genocidio su grande scala il cui sviluppo ed interessi in gioco vengono sistematicamente occultati o deformati dalla stampa “occidentale”, che lo presenta come un conflitto tra un gruppo “terroristico” ed il governo che “cerca” di ristabilire l’ordine. Al contrario, lo sterminio in massa di civili in Sri Lanka non è determinato da una guerra contro il “terrorismo Tamil”, come si vuole fare credere, bensì da interessi geoeconomici e geopolitici militari strategici, che hanno a che vedere col controllo dell’Oceano Indiano e delle rotte del petrolio.

L’importanza geopolitica strategica dello Sri Lanka per la futura sopravvivenza energetica di USA, Giappone e Unione Europea, unisce queste potenze in un’azione comune per sterminare la ribellione nazionalista delle Tigri Tamil, che in caso uscissero vittoriose, potrebbero tracciare un’alleanza strategica con l’asse “Russia-Cina-Iran”. L’altro attore presente nella disputa per il controllo delle fonti e le rotte petrolifere. Questo è, in essenza, l’obiettivo del massacro perpetrato da un esercito finanziato dagli USA ed addestrato da Israele. Come affermano gli esperti, le casualità non esiste. L’assassinio di civili in Sri Lanka è un modello ripetuto, una specie di operazione da manuale, che le potenze imperiali (Usa per primi), ripetono compulsivamente nei paesi dove esistono ribelli e risorse naturali da depredare. Questa in breve, è la logica della “guerra contro il terrorismo” iniziata da Bush e continuata da Obama.

 

Conclusioni:

Protetta dal totale silenzio dei governi e del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il massacro militare ha già causato un centinaio di morti e feriti nel fine settimana scorso, comprese donne e bambini che non possono essere sepolti né soccorsi a causa dell’intensità e della continuità degli attacchi.

Quasi 2 anni e mezzo più tardi, e nonostante l’impegno dello Sri Lanka al fine di un’indagine credibile in tempo di guerra e di abusi, le Nazioni Unite non ha ancora emesso un bando pubblico di fermo per un’inchiesta di guerra.

 

 

 

About Amedeo Marchelli

Law Student. Love foreign languages. Searching the cure of mankind.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top