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Moldavia: l’irrisolvibile problema del sovraffollamento delle carceri

Divieto di Tortura –  Sentenza Costantin Modarca v. The Republic of Moldova, 13 novembre 2012

Il sovraffollamento delle carceri è un problema attualissimo che si riscontra non solo in Italia e negli altri paesi occidentali ma anche nei paesi dell’Est Europa. Il caso in questione ci  delinea la gravità della situazione delle carceri moldave e il disinteresse da parte delle autorità per questo problema – che per loro sembra non sussistere – poiché reputano che le loro carceri siano a norma di legge e le condizioni dei detenuti più che eque.

IL CASO: Il ricorrente è un cittadino moldavo, il sig. Mr Constantin Modarca, che il 13 ottobre 2007 è stato arrestato con l’accusa di omicidio e , con la sentenza del 7 agosto 2008, la Corte distrettuale Straseni l’ha condannato a quindici anni di carcere. Questa sentenza è stata confermata sia dalla Corte d’appello Chişinău, il 22 ottobre 2008, sia  dalla Corte Suprema di Giustizia, il 25 febbraio 2009.
Intanto, Il 17 ottobre 2007 il ricorrente era detenuto nella prigione №13 di Chişinău. In seguito, è stato trasferito all’Ospedale Psichiatrico Codru per poi ritornare nel suddetto carcere, 18 dicembre 2007. Durante la sua detenzione è stato più volte trasferito, prima, alla prigione di №5 di Cahul e, poi, nella prigione №1 di Taraclia.

Durante la detenzione nel primo carcere, il ricorrente ha definito le condizioni della sua detenzione come segue: “ero stato tenuto in una cella di 12 metri quadrati con un massimo di cinque altri detenuti e non potevamo neanche sciogliere i muscoli facendo una breve passeggiata fuori dalla cella, non c’era un sistema di ventilazione funzionante; la cella era umida e piena d’insetti e parassiti, il cibo era insufficiente e praticamente immangiabile”.

LA CORTE – Il ricorrente presenta un ricorso, il 18 giugno 2008, presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro La Moldavia, denunciando la violazione dell’art 3 CEDU per le condizione disumane in cui riversava e, ai sensi dell’articolo 6 §1, 2 e 3 della Convenzione, che i giudici non avessero verificato tutti i fatti, le prove correttamente e che non avessero sentito due testimoni, condannandolo erroneamente.

foto di jorge.cancela

IL GOVERNO – sostenne che la censura della ricorrente, relativa alle condizioni di detenzione durante la sua permanenza  nella prigione №13 (tra il 17 ottobre e 27 novembre 2007), fosse irricevibile in quanto presentata al di fuori dei sei mesi, termine previsto dall’articolo 35 della Convenzione. Poi considerando che i due periodi di detenzione del ricorrente nel carcere №13 erano in forza di due istanze distinte e non costituivano una “situazione continua”, il governo ha, inoltre, sostenuto che la censura si dovesse respingere per mancato esaurimento delle vie di ricorso interne disponibili ed ha anche sostenuto con forza che le condizioni, in cui il ricorrente era stato detenuto, fossero state adeguate; le celle, secondo la tesi governativa, offrivano sufficiente spazio vivente ed erano ben illuminate, avevano un lavandino e un gabinetto separato dal resto della cella da una parete. Il cibo era in conformità con i regolamenti e ordinariamente controllato dal medico del carcere.
Tuttavia le difese del Governo non convincono i giudici di Strasburgo.

La Corte EDU, con sentenza del 13 novembre 2012, ha affermato che vi è stata violazione dell’art 3 CEDU ma, siccome il ricorrente non ha presentato una richiesta di equo indennizzo, non ha predisposto alcun risarcimento.

Il sovraffollamento dei carceri e le condizioni vitali dei detenuti sono sempre stati delle questioni molto importanti, ma allo stesso tempo non si è mai fatto niente di concreto per poter risolvere questo problema. Il carcere deve essere un modo riabilitativo di scontare la pena  per i reati commessi e non invece una punizione fisica dell’uomo.

La sentenza è reperibile qui: Sentenza Costantin Modarca vs The Republic of Moldova, 13 novembre 2012.

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