Home / Categorie Violazioni CEDU / Bilanciare l’ordine pubblico e i diritti personali? La Svizzera lo ha fatto correttamente!

Bilanciare l’ordine pubblico e i diritti personali? La Svizzera lo ha fatto correttamente!

Diritto alla vita privata e familiare – Sentenza Shala v. Switzerland, 15 Novembre 2012

Ci sono dei diritti personali che spesso vengono contrapposti ad alcuni interessi pubblici da salvaguardare per la tutela della collettività. Su queste basi si è sviluppata la storia di Isak Shala, un cittadino kosovaro nato a Prizen ma residente in Svizzera dal 1990, anno in cui, grazie ad un permesso di soggiorno concesso per motivi familiari, ha lasciato il paese balcanico per trasferirsi in un paese ai piedi delle alpi svizzere e ricongiungersi con i suoi cari. Da quel periodo ha cominciato a frequentare le scuole elvetiche e, raggiunta la maggiore età ha iniziato l’apprendistato per il lavoro di fabbro. La sua vita è stata caratterizzata da una lunga serie di piccoli reati e di condanne che nel corso degli anni, oltre a macchiare la sua fedina penale, hanno determinato la sua espulsione dal territorio svizzero, avvenuta nel 2008.

IL CASO – Il 12 febbraio 2003 a seguito di un incidente stradale con  successiva omissione di soccorso, c’è stato il primo provvedimento dell’autorità pubblica nei confronti di Shala: 3 mesi di libertà vigilata e una somma pecuniaria da pagare è stata la condanna nei suoi confronti. Un anno dopo è scattato un altro provvedimento autoritativo a seguito di una violazione del codice stradale. Altri 45 giorni di libertà vigilata e altra somma da pagare. E così via per altri 2 anni. Multe e sanzioni, un binomio costante. Il 2007 è un anno particolare: Shala si sposa con una cittadina del suo paese d’origine (in seguito chiederà per questa il permesso di soggiorno), ma soprattutto si rende protagonista di un reato ben più grave rispetto a quelli compiuti fino a quel momento. Comincia infatti a ricattare la sua ex ragazza minacciandola anche di morte, di gettarla sotto un treno o di contagiarla con il virus dell’HIV. Le minacce si protraggono per alcuni mesi, diventano sempre più insistenti e avvengono o tramite telefono o fisicamente, quando i due si incontrano. Il 31 marzo 2008, a seguito di queste continue minacce e del tentativo di uccidere la sua ex ragazza, Shala viene espulso dal territorio svizzero. La legislazione svizzera prevede infatti che, se sussistono condanne o reati che determinano violazioni dell’integrità fisica altrui, mediante minacce o violenze, l’espulsione dal territorio nazionale può essere considerata come rimedio e sanzione legittima. Soprattutto nell’ipotesi in cui il soggetto che compie questi reati sia considerato come “pericoloso” o recidivo. Nel caso di specie, i giorni di carcere totali accumulati da Shala ammontavano a 5 mesi e mezzo e 120 multe. Un po’ troppi!  A questa espulsione è seguito il trasferimento in Kosovo, con la moglie, ed è stato presentato anche il ricorso che ha dato inizio al procedimento giudiziale. La difesa si è basata sul fatto che l’espulsione è stata considerata una sanzione eccessiva, ingiusta che si scontra poi in ambito europeo con l’Art 8 Cedu, relativo al rispetto della vita privata e familiare. I reati compiuti, seppur gravi, non potrebbero determinare una sanzione così sproporzionata, considerando anche che sia la famiglia che gli amici vivono in Svizzera, e una espulsione da quel territorio sarebbe oggettivamente invalidante dal punto di vista personale. In queste circostanze – sostiene il ricorrente – dovrebbe essere l’interesse privato a prevalere sull’interesse pubblico, dello Stato, e non il contrario, come è stato deciso dai giudici. Il suo ricorso non ha avuto esito positivo e in tutti i gradi di giudizio è stato respinto, ritenendo molto gravi i capi d’accusa a suo carico e necessario il suo allontanamento dal territorio elvetico.

Per questo motivo, Shala ha portato l’attenzione del suo caso e della relativa tutela alla Corte di Strasburgo. Nel rivolgersi ai giudici europei ha fatto riferimento proprio ai concetti utilizzati per la sua difesa nei tribunali ordinari; una sproporzione tra ciò che è stato commesso all’interno dello stato svizzero e la reazione che l’ordimento ha prodotto nei suoi confronti. L’espulsione è stata ritenuta contraria ai principi sanciti dall’Art. 8 Cedu.

CORTE EDU La Corte è stata quindi chiamata a decidere se  nel caso di specie lo stato svizzero – nel bilanciare gli interessi in gioco – ha deciso discostandosi troppo da quel margine di apprezzamento consentito dalle necessità del caso, e ha quindi punito il ricorrente in maniera lesiva del suo diritto riconosciuto, interferendo cioè con la sua vita privata e familiare.  Riconoscendo come del tutto legittimi i provvedimenti presi dalle autorità svizzere, i giudici di Strasburgo hanno considerato come non avvenuta la violazione dell’Art. 8 Cedu, anche tenendo conto del fatto che seppur la maggior parte della famiglia continuerà a vivere in Svizzera, la sua espulsione dal territorio elvetico non romperà del tutto il legame instaurato poiché al giorno d’oggi un contatto frequente può essere mantenuto attraverso i mezzi di comunicazione, anche tecnologici, o attraverso le visite dei familiari in Kosovo. Nel caso di specie poi, l’espulsione è stata determinata per un periodo di 10 anni, che viene considerato come non qualcosa di assoluto o indeterminato, ma relativamente temporaneo. Manca quindi il carattere invalidante sostenuto da Shala con il suo ricorso. La Corte ha di fatto concluso ritenendo legittimo e giusto il bilanciamento di interessi fatto dalle corti processuali svizzere e per questo motivo ha ritenuto il ricorso ricevibile ma non produttivo di violazione.

Per una volta quindi, un paese accusato davanti la Corte di Strasburgo ne è uscito in maniera totalmente pulita e non è stata rilevata alcuna violazione, anzi è stato confermato il corretto lavoro dei giudici svolto all’interno della propria giurisdizione. Dal punto di vista del ricorrente, si può essere concordi con le motivazioni della sentenza, ritenendo dieci anni di espulsione come un compromesso accettabile che non vincola all’infinito e soprattutto non limita eccessivamente le libertà soggettive ma che comunque fa giustizia per ciò che è accaduto.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Shala v. Svizzera del 15 Novembre 2012

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top