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La CEDU condanna la lentezza della Giustizia in Turchia: 7 anni sono davvero troppi!

Equo processo – Sentenza Gürceğiz c. Turchia, 15 novembre 2012

Impariamo a dire no all’illegalità, all’ingiustizia; no alla prevaricazione, agli abusi, come parole chiave di un lessico fondamentale per rendere libero ogni uomo, verso se stesso e verso gli altri.
Chi ha il coraggio di abbandonare l’abitudine? Di lasciare andare via lo stereotipato  modo di vivere la vita e di relazionarsi con il prossimo? Chi ha il coraggio di farsi avanti e di capire che, siamo prima di tutto uomini,  prima di essere criminali o guerrieri pronti a combattere per la giustizia? Siamo uomini e per quanti errori possiamo aver commesso, non siamo destinati a subire atroci maltrattamenti da chi il potere lo esercita con l’uso della forza. Tutto ciò in Turchia rappresenta un abituale appuntamento con la criminalità, un abituale appuntamento con la realtà, un’atroce verità.

 Turchia - Istanbul

IL CASO – Ibrahim Gürceğiz, cittadino turco, il 21 Gennaio del 2002, è stato arrestato all’età di 39 anni, perché sospettato di esser schierato tra le file di Hezbollah, un’organizzazione illegale e terroristica, e di aver agito, conseguentemente, per conto di tale organizzazione. Hezbollah è un partito politico sciita, un movimento di resistenza contro cui anche in Turchia si combatte, per sconfiggere la  criminalità  organizzata.  E così I.Gürceğiz, una volta arrestato  e sottoposto a custodia cautelare per i motivi sopra citati, si lamenta di aver subito numerosi maltrattamenti in carcere da parte della polizia.

Sono, infatti, numerosi i referti medici che testimoniano quanto la situazione all’interno del carcere fosse diventata insostenibile umanamente, fisicamente e psicologicamente: innumerevoli sono i lividi presenti sul corpo del ricorrente. Schiena e naso le parti maggiormente colpite, ma non da meno sono state i restanti punti del corpo e del viso, dove i graffi disegnavano una lunga linea continua e insanguinata che partiva dal collo e trovava la sua fine solo lungo l’orecchio. In aggiunta alle sofferenze fisiche, da parte del ricorrente vi è anche una grande  insofferenza per  l’eccessiva durata della custodia cautelare e del processo, durato più di sette anni per due gradi di giudizio.

Il caso volge al termine il 17 Febbraio 2009, con la pronuncia della Corte di Cassazione che conferma la sentenza di condanna occorsa nel precedente grado di giudizio.

IL GOVERNO – Alla luce di quanto precede, il Governo si difende lamentando il mancato esaurimento delle vie di ricorso interne e la poca correttezza, da parte del ricorrente, nel sollevare queste affermazioni, e chiede il rigetto della denuncia ai sensi dell’art. 5.3 CEDU. In riferimento invece all’art. 6 della CEDU, il Governo non ha addotto nessun fatto o argomento che avrebbe potuto portare a respingere tale violazione.

LA CORTE EDU – Il signor Gürceğiz per far valere i suoi diritti è costretto come ultima istanza rivendicare in Corte EDU  i maltrattamenti fisici subiti all’interno del carcere turco, in violazione delle prescrizioni dell’articolo 5.3 della CEDU, secondo il quale ogni persona ha il diritto alla libertà e alla sicurezza. In caso di arresto o detenzione, invece, ha il diritto di  essere giudicata entro una scadenza ragionevole. 

Tuttavia la Corte ricorda che l’appello alla presunta violazione dell’art. 5.3 della CEDU è possibile solo dopo l’esaurimento delle vie di ricorso interne. In termini di privazione della libertà, invece, la Corte rammenta che il ricorrente può ritenere di essere stato detenuto in violazione di legge solo se la detenzione è già volta al termine, per poter poi arrivare ad un riconoscimento della violazione ed eventualmente ad un risarcimento. Alla luce di quanto precede, la Corte ha accolto l’eccezione del Governo e pronunciato un rigetto della denuncia ai sensi Manifestazione Hezbollah dell’articolo 5.3 CEDU per mancato esaurimento delle vie di ricorso interne, non avendo il ricorrente esperito un’azione ex art. 141 del Codice di Procedura Penale prima di rivolgersi alla Corte Edu.

Ma ciò non è tutto. Il ricorrente rivendica anche la lunga durata del processo in violazione dell’ art.6 della CEDU, secondo cui ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata entro un termine ragionevole da un tribunale imparziale. E poiché il periodo di riferimento inizia il 21 gennaio 2012, giorno dell’arresto del ricorrente, e si conclude il 17 Febbraio 2009, giorno della sentenza della Corte di Cassazione, la Corte EDU ritiene che in questo caso la durata del procedimento è stata eccessiva e non soddisfa il requisito del “termine ragionevole”, dichiarando, quindi, l’effettiva violazione dell’articolo 6.1 CEDU.

Per tali circostanze la Corte stabilisce che lo Stato Turco dovrà versare, entro tre mesi dal giorno in cui la sentenza verrà dichiarata definitiva, 3000 euro al ricorrente  per il danno non patrimoniale, con possibili tasse aggiuntive.

Ecco un’altra, ennesima, dimostrazione di come l’abuso del potere rappresenti una forza totalizzante, in cui naufraga ogni traccia di identità e dignità personale dell’uomo, che viene ridotto in un nonnulla. Ogni uomo è sempre migliore delle sue peggiori azioni. Non c’è legalità, se chi è chiamato a farla rispettare è il primo a violarla. Non c’è giustizia, se chi ne è il portavoce è il primo a trasgredirla. Non c’è rispetto delle norme e dei sistemi di sicurezza se sono questi i primi a non garantire un adeguato controllo in garanzia dei diritti umani.

La sentenza originale è reperibile qui: affaire Gürceğiz c. Turquie del 15 Novembre 2012.

About alessiagiancane

Sono al primo anno di giurisprudenza presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Ho numerosi progetti ed ambizioni, che spero di poter realizzare nel corso del tempo. Sono pronta a confrontarmi con altre prospettive, altri modi di pensare, di essere, di affrontare la quotidianità, per cercare di non abbandonarmi totalmente all'abitudine, che rende monotoni ed infiniti i tempi morti della nostra vita.

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