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Libertà di espressione: la Corte edu boccia il Portogallo

Libertà  di espressione – Sentenza Bargão e Domingos Correira v. Portogallo, 15 novembre 2012

In Portogallo due impiegati in una struttura sanitaria pubblica dicono basta ai continui abusi di potere del loro superiore, agli infiniti giorni di “ferie pagate” con i soldi dei contribuenti, ed in virtù di un senso civico che non teme  di certo ritorsione alcuna, decidono di denunciare e di irrompere così fragorosamente nell’omertà generale, lì nella quiete di una piccola cittadina ai confini del paese, Salvaderra do Extremo.

IL CASO – Moreira Bargão e Jacinto Domingos Correia sono due impiegati al centro di salute pubblica nella cittadina portoghese di Salvaderra do Extremo. Il 27 luglio 2004 decidono in qualità di cittadini, di inviare una lettera al Ministero della Salute, nella quale riportano dettagliatamente le cattive abitudini del funzionario A.  sul luogo di lavoro.

Dai paragrafi 3 e 5 della missiva apprendiamo che il dirigente in questione a capo della struttura sanitaria si permetteva il lusso di prestar servizio solo tre mattine, nonché, ci tengono a sottolineare, un giorno e mezzo alla settimana. Tutto ciò a fronte di uno lauto stipendio mensile.

Ma non è ancora tutto, e si perché, il signor A. approfittava degli utenti, quali persone semplici e poco informate, per soggiogarli a dinamiche di dipendenza attraverso subcultura del favore, influenzando e gestendo i rapporti  con i malcapitati come più gli conveniva.

I richiedenti ormai stanchi di tollerare comportamenti assai lontani dalla deontologia professionale, denunciano questi fatti al Ministero della Salute, che chiede immediatamente l’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti del funzionario A. il quale viene  condannato  dall’Ispettorato Generale della Sanità ad una multa di 500 euro. Ma depositando poi un ricorso formale, A. impugna la decisione.

Il 13 febbraio 2009 L’Ispettorato respinge il caso decretando che infine il funzionario A. non aveva agito per un tornaconto personale, ma nel rispetto  delle condizioni socio-economiche di alcuni pazienti del centro di salute.

Per i due ricorrenti i risvolti non sono invece così rosei, poiché a seguito della querela da parte del dirigente A.  nel 2006 viene addebitata loro l’accusa del reato di diffamazione e con sentenza del tribunale di Idanha-a-Nova del 3 aprile 2008 i ricorrenti vengono condannati per diffamazione aggravata nei confronti del loro superiore A. perché hanno violato l’onore e la reputazione di quest’ultimo.

Ed in questo caso, anche se gli impiegati hanno cercato di difendere gli interessi della popolazione di Savaterra do Extremo, che certamente possono costituire un interesse legittimo, non hanno dimostrato la veridicità di tali affermazioni. Vengono infatti multati rispettivamente di 960 e 1800 euro e congiuntamente al pagamento di 1600 euro per danni morali nei confronti del signor A. Ciò viene confermato anche in Appello.

CORTE EDU Bargão e Domingos Correira lamentano innanzi alla Corte la violazione dell’art. 10 CEDU perché il Portogallo non ha garantito loro la libertà d’espressione. Dal momento che il secondo comma del suddetto articolo sancisce che alcune restrizioni o sanzioni possono esser necessarie per legge a tutela di diritti o dell’altrui reputazione. Ora, la questione sulla quale la Corte si trova a decidere riguarda la legittimità o meno dell’interferenza, infatti l’aggettivo “necessario” ai sensi dell’art.10.2 implica l’esistenza di un bisogno necessario imperioso.

Nel caso di specie la Corte EDU rileva che i ricorrenti hanno agito interpellando il Ministero della Salute, nonché organo competente per la sorveglianza dei centri sanitari nel Portogallo,  denunciando il comportamento del funzionario A. nella qualità di assistente amministrativo, accusandolo di non rispettare l’orario di lavoro e di aver abusato della sua posizione per  un guadagno personale.

Proprio per questi motivi le questioni presentate al Ministero sono legittime perché di interesse generale, vale a dire il funzionamento di un centro di salute pubblica e la violazione della legge da parte di un dirigente nell’esercizio delle sue funzioni, il che corrisponde, per la Corte, non solo ad un illecito disciplinare, bensì ad un reato grave. Di conseguenza detta Corte ha motivi sufficienti per concludere che i ricorrenti hanno agito in buona fede e non hanno superato il limite della “critica ammissibile” nei confronti del signor A.  e che le ragioni addotte da parte dei giudici nazionali non sono pertinenti ex art.10.2 CEDU.

Inoltre la Corte compiendo un bilanciamento da un lato, tra le condotte, illegittime o addirittura illegali, del funzionario A. all’interno di una struttura pubblica sotto il controllo del Ministero della Salute, che vengono riportate nella lettera, e dall’altro il fatto che le corti nazionali non abbiano in alcun modo preso in considerazione o addirittura omesso le prove disponibili circa il comportamento di quest’ultimo, ritiene che la condanna al pagamento di una multa e di un risarcimento per diffamazione aggravata ai danni del signor A. è un’interferenza assolutamente non necessaria in uno stato democratico. Vi è stata dunque una violazione dell’art. 10 comma 2 della Convenzione.

È veramente molto facile dichiarare il vero per puro senso civico, come in questo caso,  ed esser accusati di diffamazione, l’ingerenza degli stati rispetto alla libertà d’espressione diventa avvolte un’arma capace di distruggere e allo stesso tempo coprire sotto il suo mantello verità scomode.

La sentenza originale è reperibile qui: affaires Bargão e Domingos Erreira c. Portgall

 

 

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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