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Medio Oriente: in Kazakhstan violazioni di diritti umani dei lavoratori del settore petrolifero

L’opinione pubblica occidentale prima o poi dovrà affrontare il problema dello sfruttamento dei lavoratori asiatici e dell’Europa Orientale, che avviene nei loro Paesi da parte di imprese locali, straniere o multinazionali.

Non è coerente predicare bene in Patria, cianciando di diritti umani, libertà, democrazia e solidarietà, e poi razzolare male all’Estero, violando i diritti dei lavoratori locali.

Il caso qui in esame è preso come esempio significativo tra molti altri, anche perché purtroppo coinvolge, seppur indirettamente, una grande impresa di casa nostra, strategica per l’Italia: l’ E.N.I.

 

I fatti:

L’E.N.I. è proprietario della Saipem S.p.A., la quale a sua volta controlla assieme a capitale kazako la società Ersai Caspian Contractor LLC, che opera nel campo dell’estrazione petrolifera.

Accanto a questa sono risultate coinvolte nei fatti, che a breve si narreranno, altre due compagnie petrolifere: la OzenMunaiGas, una sussidiaria interamente di proprietà della KazMunaiGas Exploration and Production (KMG EP), compagnia del Kazakistan per il petrolio e il gas, e la KarazhanbasMunai JSC, una joint-venture tra la KMG EP e il gruppo Citic, di proprietà statale della Cina Popolare.

Da tempo i lavoratori del settore petrolifero chiedevano essenzialmente tre cose:

1)      Aumenti salariali

2)      Migliori condizioni di lavoro

3)      Diritto di organizzarsi e farsi rappresentare da un sindacato indipendente

Nel Maggio 2011 vi sono stati scioperi pacifici a seguito di ripetute violazioni dei diritti umani da parte delle suddette compagnie: queste violazioni, avvenute sia prima che durante gli scioperi, riguardavano in particolare i diritti dei lavoratori alla libertà di assemblea, associazione ed espressione.

Esse hanno risposto con interferenze nei tentativi dei lavoratori di effettuare la contrattazione collettiva e addirittura con licenziamenti di massa.

In più, le autorità hanno tentato di interrompere gli scioperi anche con l’uso della forza e hanno detenuto i leader sindacali, non assicurando loro un giusto processo.

Alcuni funzionari dell’Ersai Caspian Contractor LLC si sono spinti fino al punto di vessare e minacciare i lavoratori con interrogatori, in alcuni casi congiuntamente alla polizia, per aver partecipato a legittime riunioni sindacali.

Gli scioperi sono comunque andati avanti per mesi fino al 16 Dicembre 2011, quando la situazione è letteralmente degenerata: nella città di Žańaözen (Kazakhstan sud-occidentale, vicino alla costa del Mar Caspio), non lontano dai campi petroliferi, sono scoppiati violenti scontri tra i lavoratori e le forze dell’ordine, nei quali sono morte diverse persone.

Mihra Rittmann, ricercatrice per l’Asia Centrale di Human Rights Watch, associazione che si batte per il rispetto dei diritti umani in tutto il mondo, ha denunciato i fatti soprariportati in un rapporto di centocinquantatre pagine intitolato “Striking Oil, Striking Workers: Violations of Labor Rights in Kazakhstan’s Oil Sector”.

La Rittmann ha lamentato che alla crescita dell’economia kazaka, derivante dai proventi di petrolio e gas, non corrisponde un’equivalente “crescita” nel rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori.  

Il Kazakhstan dovrebbe impegnarsi molto di più per il rispetto dei diritti dei proprî lavoratori e la U.E. potrebbe fare più pressione in questo senso; inoltre, le aziende europee che investono in Kazakhstan dovrebbero assicurare ad essi i diritti di organizzazione, di contrattazione collettiva e di sciopero.

 

Conclusioni:

Chi scrive ritiene che ciò sarebbe anche nell’interesse dell’attuale classe politica kazaka: tutto sommato il Presidente Nazarbayev ha governato in questi anni con moderazione ed equilibrio; ora, però, è giunto il momento di dimostrare anche maggiore intelligenza e lungimiranza.

Il Kazakhstan è abitato da ben centoventuno etnie, tra le quali spicca naturalmente quella kazaka, ed è a maggioranza musulmana.I Kazaki sono molto gelosi delle proprie cultura e tradizione ma finora hanno comunque rispettato e convissuto pacificamente con tutti gli altri popoli, facendo del proprio Paese un esempio di convivenza armonica tra popolazioni anche diversissime tra loro.

Il vento dell’estremismo islamico soffia però forte da Sud, dal Pakistan e dall’Afghanistan; finora, si è trattato solo di qualche spiffero (vedi l’attacco incendiario con bombe molotov contro il consolato siriano ad Almaty, avvenuto Martedì 17 Luglio di quest’anno) ma occorre fare in modo che questo non si trasformi in un vento impetuoso o peggio in un uragano.

Sarebbe facile per i movimenti estremisti cavalcare il malcontento popolare ed ecco perché un minimo di benessere e di rispetto dei diritti umani in Kazakhstan farebbe bene non solo al Kazakhstan stesso ma anche alle vicine Russia, Cina e India, nonché all’Occidente tutto.

 

 

Link per approfondire:

http://www.nytimes.com/2011/12/17/world/asia/deaths-in-rare-violence-in-kazakhstan.html

http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/films/features/kazakhstan-strikes-back-with-the-real-borat-story-6288579.html

http://www.generazionezeroitalia.org/blog/4335/festivaldeldiritto/e-se-fosse-vostro-figlio-a-lavorare-in-queste-condizioni/

 

 

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