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Croazia: In queste condizioni il carcere diventa una tortura!

Torture e violenze – Sentenza Longin v. Croazia, 6 Novembre 2012

Il caso trae origine da un ricorso contro la Croazia davanti alla Corte EDU da parte di un cittadino croato, il sig Dženi Longin, il 9 agosto 2010.

Il ricorrente sostiene la violazione dell’Art 3 della Convenzione dal momento che, nel periodo di detenzione presso il carcere di Zagabria, le celle sovraffollate, i cattivi odori provenienti dai servizi igienici addossati alla cella, la mancanza di luce e aria fresca e il confinamento in cella per 22 ore al giorno lo avevano fatto sentire umiliato e degradato.

IL CASO: Dženi Longin è un cittadino croato nato nel 1974 e residente a Zara. Il 17 dicembre 2008 la Corte di Zara lo ha condannato a quattro anni e tre mesi di reclusione con l’accusa di aver abusato di droga. Dalla sua testimonianza in riferimento alla reclusione nella prigione di Zagabria, Longin ha sostenuto di aver condiviso una cella (grande tra i 16 e i 20 metri) con altri 6-7 detenuti; di avere avuto i servizi igienici all’interno della stessa cella e di aver potuto usufruire della doccia solo una volta a settimana. Ma non è tutto; la cella aveva l’unica finestra coperta con una rete d’alluminio che impediva il passaggio della luce esterna, la possibilità di uscire era limitata a due ore al giorno, gli incontri con la moglie a otto minuti settimanali, e ancora, scarafaggi e insetti ritrovati all’interno di bevande o dei pasti, scarso ricambio dell’aria, insomma una prigione o qualcosa di molto vicino.

Queste le sue parole:  “L’amministrazione penitenziaria e il Responsabile del trattamento e la Direzione dell’Amministrazione Penitenziaria sono stati informati circa le cattive condizioni, ma nessuno reagisce, nessuno si preoccupa di risolvere il problema.”

A causa dei problemi di salute Longin ha chiesto una sistemazione più adeguata, ma ciò non gli è stato mai concesso: “Sto presentando questa denuncia a causa della violazione dei miei diritti umani in base all’articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo”.

La Direzione dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia ha risposto al ricorrente indicando l’infondatezza delle sue lamentele e lo stesso esito si è avuto con i reclami successivi. Il ricorrente ha deciso allora di rivolgersi alla Corte Costituzionale.

Il procedimento dinanzi alla Corte è tuttora pendente e sul punto il Governo croato ha fatto leva per indicare che il ricorso alla Corte Edu è ancora prematuro.

IL GOVERNO – Il governo infatti sostiene che durante la sua reclusione nella prigione di Zagabria, Longin è stato detenuto in due celle distinte, ognuna grande 20 metri quadrati ed è stato collocato con altri 5-6 detenuti solo per alcuni periodi; l’accesso ad acqua calda e fredda e ai servizi igienici è stato sempre garantito e soprattutto un muro alto 1,8 metri ha impedito il contatto tra servizi e il resto della stanza; ogni cella ha avuto quattro finestre e la possibilità di fare la doccia e stata sempre giornaliera e non settimanale come dichiarato; all’interno, un televisore accompagnava le giornate dei detenuti e comunque era offerta la possibilità di svolgere attività sportive all’interno della struttura penitenziaria, praticare hobby come lettura o dedicarsi a esercitazioni spirituali. In ambito di contatti con il “mondo esterno”, a Longin è stato concesso di chiamare una volta a settimana per 8 minuti e ricevere visite 2 volte al mese e nei giorni festivi per almeno un’ora. In diverse occasioni anzi le autorità carcerarie gli hanno concesso ulteriori 30 minuti per le visite, oltre alla possibilità di ricevere visite da sua moglie senza essere sorvegliati.

Il governo ha inoltre sostenuto che il ricorrente non aveva intentato un’azione civile per danni nei confronti della Repubblica di Croazia e non era riuscito a chiedere tutela dei suoi diritti presentando un adeguato ricorso ai sensi della legge amministrativa.

CORTE EDU – Senza mettere in discussione l’adeguatezza dei mezzi di ricorso previsti dalla legislazione nazionale per quanto riguarda le condizioni di detenzione in quanto tale, la Corte rileva che nel caso di specie, il ricorrente non ha finora ricevuto risposte da parte delle autorità nazionali competenti per le questioni sollevate.

La Corte ha dichiarato più volte che l’Art 3 Cedu sancisce uno dei valori fondamentali di una società democratica. Essa vieta in termini assoluti la tortura o trattamenti inumani o degradanti, a prescindere dalle condizioni e il comportamento della vittima. Lo Stato deve garantire che ogni persona sia detenuta in condizioni compatibili con il rispetto della sua dignità umana, che il modo e il metodo di esecuzione della misura non debbano sottoporlo a disagio o difficoltà di intensità superiore al livello inevitabile di sofferenza inerente alla detenzione.

Pronunciandosi sul sovraffollamento della cella, la Corte ricorda che dovrebbero essere garantiti quattro metri quadrati di spazio vitale a persona nelle strutture di detenzione e considerando il sovraffollamento (al pari di altri elementi disattesi come ad esempio la possibilità di utilizzare la toilette in privato o la possibilità di uscire dalla cella); per questo motivo si ritiene che le condizioni di detenzione del ricorrente siano pari a un trattamento che determina la violazione dell’Art 3 Cedu e si riconoscono quindi i sentimenti umilianti di angoscia e inferiorità che sono stati provocati nella persona di Longin.

Tenuto conto di tutte le circostanze del caso di specie, la Corte concede al ricorrente 5.000 € per danni morali.

Il caso offre la possibilità di riflettere su un punto: il ricorso alla Corte Edu è sì uno strumento sussidiario rispetto ai ricorsi interni per il riconoscimento dei propri diritti, ma l’indifferenza e l’inadeguatezza dei mezzi interni non fanno che inasprire la gravità di una situazione che, calpestando il diritto fondamentale del rispetto della dignità umana, sembra paradossalmente allontanare lo Stato dai cittadini, rendendo ancora più urgente e necessario il lavoro della Corte Edu.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Longin v. Croazia del 6 Novembre 2012

About Erika Scorrano

Sono una studentessa fuori sede iscritta al 3° anno della facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, città in cui risiedo durante i mesi accademici.

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