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Nessuna garanzia per il detenuto con disabilità intellettiva: Ungheria condannata

Ingiusta detenzione – Sentenza Z. H. v. Ungheria, 8 novembre 2012

Questa storia ha del paradossale: l’indolenza e la superficialità cancellano cento anni di conquiste a suon di convenzioni e trattati, nel campo dei diritti umani. L’Ungheria per quanto la sua storia possa riscattarla dai retaggi della Guerra Fredda, è dichiaratamente impreparata ad applicare misure garantiste per gli imputati, e si intende per tutti gli imputati. Perché se ad andare in galera è un soggetto affetto da disabilità intellettiva, bhé le cose cambiano.. ma non per l’Ungheria.

Parlamento di Budapest

IL CASO –Il sig. Z. H. all’età di 22 anni, il 10 aprile del 2011 aggredisce e deruba un passante a Gyüre, dopo il tentativo di fuga viene fermato dalla polizia di Vásárosnamény in possesso della refurtiva. Il giovane Z. H. condotto alla stazione di polizia, sottoscrive il verbale redatto dagli agenti. Il ricorrente infatti dal 10 aprile al 4 luglio è detenuto in attesa di giudizio con l’accusa di rapina nella prigione di Szabolcs-Szatmár-Bereg. Ma facciamo un passo indietro e focalizziamo l’attenzione su un dettaglio fondamentale: lo status di Z. H. È un ragazzo sordomuto affetto da un grado medio di disabilità intellettiva, ed è analfabeta.

Ora la questione è complessa ma cerchiamo di analizzarla in tutti i suoi punti.

  • L’interrogatorio si svolge si con l’ausilio di un interprete del linguaggio dei segni, ma anche in completa assenza di un avvocato del sig. Z. H.
  • Secondo quanto affermato dal Governo ungherese, ha firmato il verbale, ma è vero anche che il ricorrente ZH. sostiene che la lingua dei dei segni utilizzata da se medesimo e quella utilizzata dall’interprete sono diverse. Si può facilmente intendere il risultato.
  • La firma, o meglio il sporannome del richiedente apposta in calce al verbale risulta dagli atti difficilmente leggibile, molto simile ad uno scarabocchio.

Queste sono le premesse che “garantiranno” al giovane Z. H. ben tre mesi di carcere. Ma a questo punto è necessario chiedersi quali conseguenze e soprattutto quali pregiudizi psicofisici può scatenare la pena detentiva in simili condizioni. O forse è meglio chiedersi se, e quanto, sia necessaria la pena detentiva. Cos’ha fatto l’Ungheria, quali misure speciali ha adottato per garantire i diritti fondamentali al cittadino Z. H.?

Durante la detenzione il ricorrente è stato esaminato da uno psichiatra forense, il 30 giugno del 2011 dal referto peritale emerge che le facoltà del ragazzo sono in larga misura ridotte e che necessita di esser posto sotto tutela parziale, in mancanza della quale la comunicazione per il detenuto sarebbe stata pressoché inesistente, difatti l’unica persona in grado di stabilire un’interazione con Z. H. è sua madre attraverso un linguaggio dei segni completamente diverso da quello standard. La Corte distrettuale di Vásárosnamény attende tali prescrizioni solo il 27 settembre dello stesso anno.

IL GOVERNO – Il Governo attesta con sicurezza che giammai è arrivata durante il periodo di detenzione del sig. Z. H. una lamentela circa aggressioni o problematiche di alcun genere. Ricorda l’adozione del regime sociale per soddisfare le sue esigenze e rimarca con una certa veemenza che il ragazzo Z. H. in sede di interrogatorio avrebbe capito l’accusa rivolta nei suoi confronti.

MENTAL DISABILITY ADVOCACY CENTER – Il 7 giugno 2012 è stata ammessa ad intervenire nel procedimento in qualità di terza parte l’associazione non governativa MDAC con sede a Budapest, la quale afferma che le persone con disabilità sono particolarmente vulnerabili a torture e maltrattamenti, compresa la violenza sessuale. La prevenzione dunque di maltrattamenti di detenuti con disabilità deve necessariamente includere “aggiustamenti ragionevoli” rispetto al caso individuale. In garanzia di quanto già detto sarebbe stata indispensabile la presenza di una persona che avrebbe potuto effettivamente comunicare con il ricorrente e aiutarlo durante l’interrogatorio.

CORTE EDU – Il ricorrente Z. H. lamenta che la sua detenzione sia avvenuta in condizioni assimilabili a trattamenti inumani e degradanti in violazione palese dellart.3 CEDU. L’incompetenza a trattare un simile caso da parte del sistema carcerario ungherese, non ha messo H. Z. nelle condizioni necessarie per segnalare un bisogno, per protestare al verificarsi di un qualsiasi abuso da parte degli altri detenuti, come suo malgrado è successo. Egli ha anche sottolineato che le visite di sua madre erano limitate a due volte al mese, ovviamente inadeguate per fare fronte alla situazione di una persona sordomuta, intellettualmente disabile ed analfabeta.

La Corte EDU ricorda che quando le Autorità decidono di trattenere una persona con disabilità devono dimostrare particolare attenzione nel consentire condizioni tali da corrispondere alle esigenze individuali della persona. Nel caso di specie la Corte prende sì atto delle misure speciali del Governo intraprese per affrontare la situazione a partire dal 23 maggio 2011, tuttavia non è chiaro quanto successo prima di tale data. Non è infatti convinta che l’insieme delle misure fosse sufficiente a non far ricadere la vicenda al di fuori dell’ambito dell’art 3 CEDU. Vi è dunque violazione dell’art 3 CEDU.

Ma l’istanza innanzi alla Corte EDU prosegue poiché si rammenta da parte del proponente anche la violazione dell’art.5.2 CEDU, il quale garantisce al detenuto il diritto ad essere informato al più presto nella lingua a lui comprensibile dei motivi e di ogni accusa mossa contro di lui. Infatti Z. H. Sostiene, in base a quanto esposto in precedenza, che la firma apposta sul verbale non può esser ritenuta valida a causa delle sue condizioni di disabilità. Avrebbe dovuto esser assistito da un avvocato o meglio, da una persona autorizzata ad agire per suo conto, in modo da poter realmente comprendere le ragioni del suo arresto.

La Corte dopo aver ascoltato le argomentazioni delle parti, non è affatto convinta che il ricorrente abbia ottenutole informazioni necessarie circa il suo stato d’accusa. Giudica “deplorevole” il comportamento dello Stato Ungherese perché le Autorità ed in particolari i poliziotti presenti all’interrogatorio avrebbero dovuto capirne l’insussistenza, e conseguentemente adoperarsi per un’assistenza positiva ed una garanzia reale del giovane Z. H. Secondo la Corte EDU non può che esserci dunque violazione dell’art 5.2 CEDU.

Per questi motivi condanna l’Ungheria a versare un risarcimento al ricorrente H. Z. 16.000 euro per danno non patrimoniale e 2.150 euro a titolo di spese.

Assistiamo all’ennesima grave scandalosa invasione delle Autorità che hanno l’abilità di considerare le garanzie non proprie del carcere, come un’ospite scomodo. In questo caso ciò ha provocato danni devastanti e irreparabili alla personalità di un soggetto che dallo stato avrebbe dovuto ottenere solo aiuto. Ma a volte ci si trova a costatare di quanto l’uomo riesca a disfarsi velocemente con noncuranza delle regole che esso stesso si è dato. Ma si spera che questo sia solo un tragico dato di partenza.

La sentenza originale è reperibile qui: Sentenza Z. H. v. Ungheria dell’ 8 novembre 2012

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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