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Quale solidarietà nella malattia? La scure della Spending rewiew sui docenti idonei ad altri compiti

Festival del diritto: la protesta dei docenti “idonei ad altri compiti”

La malattia può colpire chiunque: la salute è un valore fondamentale, e quando manca la persona piomba in una nuova realtà, di difficoltà, di limitazioni e di mortificazione. La malattia va curata, certo; la ricerca e il sistema sanitario fanno molto. Ma quando la malattia rimane, divenendo una seconda natura, la persona non può essere lasciata sola. Esiste una solidarietà medica, che lotta contro la malattia e la patologia, e una solidarietà sociale, che lotta contro le discriminazioni e le mortificazioni dell’individuo che facilmente seguono la malattia. Essere inabili al lavoro, o poco produttivi, sono delle croci che caricano il malato di una nuova malattia: il rifiuto sociale.

I docenti idonei ad altri compiti: docenti o scrivanie?

Nel sistema scolastico italiano, un docente malato chiede il distaccamento definitivo dall’insegnamento definitivo, divenendo un “docente idoneo ad altri compiti“. È la storia di tante persone che, nel desiderio di mantenere un posto in questa società, cambiano mansioni e funzioni, ma mantengono la passione e la dignità propria del’insegnamento. Sono affidati a posti di Ricerca, Documentazione, Formazione, Supporto Tecnico e Organizzativo all’offerta formativa delle Scuole, accedendo a nuove possibilità di riscatto dalla malattia: possono creare nuovi rapporti umani, svolgere un lavoro relazionale e di contatto con persone e volti, in una continuità, emotiva e funzionale, con quanto facevano da insegnanti.  Si va dagli sportelli informativi fino alla assistenza indiretta di disabili, cambiando il proprio lavoro, forse con uno più umile, ma sempre gratificante e relazionale.

Ma la manovra della Spending rewiew cambia tutto: con la legge votata dal Parlamento il 06/08/2012 – e in particolare con l’art 14, terzo comma – i docenti idonei ad altri compiti smettono di essere docenti e diventano burocrati. La manovra impone la deportazione coatta dei docenti affetti da malattie in ruoli puramente amministrativi, perdendo i ruoli pedagocici e funzionali all’insegnamento e divenendo mere scrivanie.

La protesta di Elisabetta Scuotto al festival del diritto

Elisabetta Scuotto è una coraggiosa docente, classificata ormai come “docente idoneo ad altri compiti”, che si fa emblema dell’ingiustizia subita da tanti suoi colleghi (20 già nella sola città di Piacenza). La conosciamo al termine del convegno “Solidarietà e Costituzione” svoltosi presso l’Auditorium Sant’Ilario, il 29 Settembre a partire dalle 11.30: quando la costituzionalista Carlassare termina la sua esposizione per lasciare intervenire il pubblico, Elisabetta prende la parola e racconta al sua storia, interessando tanto il relatore quanto il pubblico, che le regala un applauso al termine dell’intervento.

Elisabetta insegnava in passato come docente di sostegno nella scuola di infanzia, poi quando la malattia l’ha colpita, tre anni fa, ha ottenuto il distaccamento definitivo dall’insegnamento diretto. Come leggiamo nei manifesti, stampati in proprio, che distribuisce in sala, dopo il distaccamento è stata affidata  al V Circolo di Piacenza in qualità di Coordinatrice responsabile dello Sportello Informativo e della Biblioteca Specializzata del Centro Servizi Autismo, cioè una risorsa formativa e documentativa  attiva già dal 1999, radicata nel territor

io e promossa dai locali Accordi di Programma Provinciali per l’integrazione scolastica degli alunni diversamente abili. Un servizio accessorio ma comunque essenziale nella valorizzazione e divulgazione delle metodologie più idonee per una patologia non certo rara (1:150 è affetto da disturbi dello spettro autistico). Ma oggi, la Spending rewiew l’allontanerà dalla propria città e dal lavoro che le sta a cuore, costringendola in una scrivania a fare un lavoro diverso e inconciliabile con quello precedente di insegnate, e insieme dovendo lasciare quell’attività ausiliaria all’insegnamento alla quale di era dedicata con passione in questi anni.

Perché protestare?

Questa misura dimentica l’importanza sociale del lavoro:  le persone plasmano le proprie aspirazioni e investono tutte le proprie energie nel lavoro. Il lavoro non può cambiarsi con leggerezza, perché significa cambiare il futuro – non solo economico, ma innanzitutto umano – delle persone.  E se quelle persone sono malate, l’intervento deve essere più ponderato e attento che mai. Cancellare del tutto dall’insegnamento chi, già per una patologia fisica, è stato costretto ad allontanarsene – svolgendo mansioni secondarie ma funzionali all’insegnamento –  significa mortificare  ogni aspettativa di quella persona: insegnare è una passione  che cattura e riempie la propria vita. La malattia non è crudele, ma insensibile alle speranze di ciascuno: colpisce il docente e lo sottrae dall’insegnamento diretto. Ma una legge, che impone l’allontanamento definitivo e coatto da qualsiasi mansione limitrofa all’insegnamento, può dirsi soltanto insensibile?

Ma perché utilizzare un personale di docenti in ruoli amministrativi? Perché i docenti idonei ad altri compiti sono 3000 in tutta Italia, e lasciarli ai loro posti costringerebbe alla assunzione di nuovo personale dentro le segreterie. I docenti hanno un posto fisso e garantito, mentre più di 2000 funzionari delle segreterie sono precari, in attesa da molti anni di essere stabilizzati. È una manovra tutta economica, una spietata ponderazione di costi e benefici che pone su un piatto della bilancia il vantaggio economico e lascia sul tavolo, abbandonata, la solidarietà. Da un lato docenti che vengono mortificati dal cambiamento di lavoro e rapiti dall’insegnamento, dall’altro funzionari amministrativi che da dieci anni attendono il riconoscimento  tramite la stabilizzazione – della qualità del loro lavoro.

E infine, la scuola ne guadagna? Non credo proprio. Quei docenti idonei ad altri compiti svolgevano attività funzionali al miglioramento dell’insegnamento nelle scuole: erano utili e fornivano servizi che ora saranno soppressi per mancanza di personale, deportato in sedi amministrative. Pensiamo al mondo della didattica speciale, ossia a quella didattica connessa agli “strumenti per l’individuazione del progetto Educativo” e che sostiene i minori con disabilità, i minori con povertà o diversità culturale e ancora i minori con eccellenze nel processo formativo.

Senza dimenticarci della “deportazione”: le nuove sedi a cui vengono affidati i docenti spesso si trovano in province diverse da quelle dove prima erano assegnati. Per chi è malato e in difficoltà, non è cosa da poco dover viaggiare ogni giorno lontano dalla propria città: sembra quasi, come ci dice Elisabetta, che “vogliano uccidere le persone o costringerle al licenziamento“, perché questi viaggi non sono sostenibili da gente che sta in dialisi e perché la rinuncia ad una sede disponile, per quanto lontana, giustifica in due anni il licenziamento.

Conclusioni

Il festival del diritto è un luogo di confronto e riflessione. Nella nostra attività di giornalisti, non siamo indifferenti alle proteste: conosciamo i volti e le storie che ci trovano dietro allo scontento e che con coraggio si mettono in gioco contro qualcosa più grande di loro. Riportare le ragioni delle proteste ci pare il minimo: il minimo che possiamo fare per dire che esprimiamo la nostra solidarietà verso queste persone senza sentirci degli ipocriti.

Per approfondire:

Intervento al festival del Diritto, minuti 44.55:http://www.festivaldeldiritto.it/app/prodotto.jsp?IdC=1984&IdS=1997&tipo_cliccato=2&tipo_padre=2&prod=p&id_prodotto=55015&id_categoria=1997&css=&ok=1&pos=1

http://www.aib.it/attivita/comunicati/2012/26287-biblioteche-scolastiche-docenti-bibliotecari/

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_settembre_11/insegnanti-protesta-inidonei-roma-2111772781280.shtml

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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