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L’orrore delle mutilazioni genitali femminili

FMG: acronimo di ignoranza e sofferenza

FGM – A prima vista questo acronimo dice poco o nulla finché non lo si sviluppa, ottenendo così “Female Genital Mutilation”. Si attiva così un processo mentale che porta ad avvertire disgusto, pietà e rabbia verso gli autori di questo “macello”; più precisamente si tratta di quella procedura diretta alla parziale o totale rimozione di parti esterne del genitale della donna, associata ad altre operazioni chirurgiche per le quali non vi è una ragione medica che ne giustifichi l’utilizzo.

La FGM annovera un numero di soggetti che va dai 100 ai 130 milioni, di cui circa 92 sotto i 10 anni e solo nel continente africano; è utile, oltre che indispensabile, interrogarsi sulle cause e motivazioni che portano una persona a eseguire, accettare o subire questi “rituali”. Ciò porterebbe a discutere circa le diverse tradizioni e usi tipici di società o tribù che, nonostante siano così distanti da noi – geograficamente parlando – non lo sono altrettanto nel momento in cui le testimonianze di queste violenze vengono segnalate, caricate e viste sulla più grande rete di connessione mondiale, alla portata quindi di un largo bacino d’utenza.

RAGIONI – Sostanzialmente esistono tre macro-cause, ovvero tre fattori generali che racchiudono sottoinsiemi particolari,: sociale, culturale e religioso. Senza inoltrarsi un’analisi troppo specifica e approfondita, si può evidenziare che dove le FGM sono una prassi d’uso comune, la pressione sociale in base alla quale le si praticano sull’altrui persona è sempre stata una forte motivazione nel permanere e tramandare questo metodo: da qui nasce la necessità del rito, affinché la femmina possa crescere ed essere preparata a contrarre matrimonio, spesso con individui che non ha mai conosciuto o di cui non ha nemmeno mai visto il volto. In questo caso la FGM viene giustificata dalla determinazione a voler privare la donna del piacere sessuale riservato invece solo al maschio: è un concetto che non appartiene alle civiltà più sviluppate ma che identifica primitive concezioni che suscitano, anche in una cultura occidentale il più maschilisticamente orientata, un brivido su per la schiena. Titolare di questo diritto è solitamente il padre o il futuro sposo, così da poter avere la certezza assoluta sulla verginità della figlia o della consorte.

Una pratica specifica della FGM e molto cruenta, “infibulazione”, ha sviluppato il concetto secondo cui si riesca attraverso l‘asportazione del clitoride, delle piccole labbra e di parte delle grandi labbra vaginali mediante cauterizzazione e successiva cucitura della vulva, ad ottenere una protezione da eventuali violenze sessuali.

Mi preme fare un’osservazione sulla pochezza di questo “mito protezionista” per il semplice fatto che la violenza è già stata messa in atto nel momento in cui ad un soggetto non consenziente si pratichino mutilazioni fisiche dolorose e degradanti: ciò mi induce a pensare che vivere senza aver subito danni fisici ai genitali e successivamente essere vittima di stupro sia comunque assurdamente da preferirsi, avendo comunque vissuto, fino a quel disgraziato momento, una situazione di serena normalità.

FGM è associata anche ad ideali culturali di femminilità e modestia, che ritengono le ragazze “pulite” e “belle” solo dopo la rimozione di parti del corpo che sono considerati “maschili” o “impuri”. In religione non esistono scritti riguardanti questa pratica, anche se spesso, erroneamente, i medici lo credano. Le diverse guide religiose prendono posizioni varie in materia: alcuni la promuovono, alcuni la considerano irrilevante rispetto ai dogmi religiosi e altri concorrono alla sua eliminazione.

Da qualunque prospettiva la si guardi, questa forma di violenza segna una profonda ineguaglianza tra i sessi, sfociando in una discriminazione di carattere assoluto del soggetto femminile nonché nell’abuso di minore e nella violazione dei loro diritti.

DIRITTI – La pratica lede più precisamente diritti costituzionalmente e internazionalmente garantiti: diritto alla salute (art.32 Costituzione italiana), alla sicurezza e all’integrità fisica (art.3 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea) al non essere sottoposto a tortura e crudeltà o a trattamenti inumani o degradanti (“Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti” approvata a New York nel dicembre 1984 ), al diritto alla vita (quando spesso queste pratiche portano alla morte), fino ad arrivare alla tutela normativa internazionale secondo la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo.

WHO – Più in particolare, e di recente formazione, una organizzazione alle dipendenze dell’ONU, ovvero l’assemblea della WHO “World health organisation” ha passato una risoluzione (WHA61.16) diretta all’eliminazione delle FGM, sottolineando la necessità di concentrare l’azione nei settori della sanità, dell’educazione, della finanza e della giustizia.
Più precisamente sono stati emanati diversi punti interessanti, dei quali elenco le parole chiave:

  •  Difesa, ovvero sviluppo di pubblicazioni e strumenti di sensibilizzazioni per gli sforzi internazionali, regionali e locali per porre fine alle FGM nell’arco di una generazione;
  •  Ricerca: conoscenza delle motivazioni e delle conseguenze della pratica, metodi per la sua eliminazione e cura di coloro che l’hanno subita;
  •  Guida: per i sistemi sanitari attraverso lo sviluppo di materiali e linee operative per tecnici sanitari in modo da aiutarli a trattare e consigliare i soggetti che hanno subito la mutilazione.

ITALIA – Nel nostro ordinamento giuridico vi è stata legiferazione in materia con la legge n. 7 del 9 Gennaio 2006, che ha dato vita all’attuale art.583 bis del codice penale rubricato “Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili”.
L’approvazione di questa legge, al di là delle sanzioni penali, rappresentala volontà di far emergere dalla clandestinità una pratica che si sta progressivamente radicando anche in Italia, come in altri paesi occidentali, e di cui pochi conoscono le implicazioni a livello sanitario e sociale.

Per non parlare anche degli effetti sulla psiche delle vittime: l’augurio è che attraverso l’informazione e la denuncia comincino sempre più a diminuire i casi di violenza come questa.

La speranza è l’ultima a morire.

About Amedeo Marchelli

Law Student. Love foreign languages. Searching the cure of mankind.

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