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Repubblica Ceca: il Ministro dell’interno disattende la sentenza del Tribunale

VIOLAZIONE DEL DIRITTO ALLA LIBERTA’ : SENTENZA  BUISHVILI vs. THE CZECH REPUBLIC, 25 OTTOBRE 2012

La circolazione di persone tra gli stati e il diritto d’asilo sono argomenti centrali del diritto internazionale, che ritroviamo in questa vicenda arricchita, anche, dal disaccordo tra il ministro degli interni e l’organo giudiziario competente sul merito di scelte discrezionali. Ed intanto un cittadino georgiano cerca un posto dove poter vivere sereno.

IL CASO – il signor Artur Buishvili è un cittadino georgiano che attualmente risiede nel territorio della Repubblica Ceca  in qualità di richiedente asilo.

Foto di Laurent Loizeaunel

Nel marzo del 2011 giunge nello stato ceco, dopo che è stato trasferito dall’Olanda  ai sensi del regolamento CE  n. 343/2003 (regolamento di Dublino), e rilascia al centro di accoglienza dell’aeroporto di Praga un certificato medico che attestava che era affetto da epatite C.

Pochi giorni dopo il suo arrivo, il ministro dell’interno non acconsente l’ingresso del richiedente nel territorio ceco, imponendogli di permanere nel centro di accoglienza. Il cittadino georgiano decide d’avviare un procedimento giudiziario di cognizione, nel tentativo di ottenere l’annullamento del diniego da parte del ministero, sostenendo in particolare che il suo stato di salute era incompatibile con la sua permanenza nel centro di accoglienza .

Da qui parte un tortuoso e lungo iter amministrativo che inizia nell’aprile dello stesso anno, quando la Corte municipale di Praga, Městský soud, ritiene nullo il rifiuto per il fatto che il Ministero avrebbe dovuto prima esaminare se il soggetto in questione fosse una persona “vulnerabile” ai sensi dell’articolo 73 (7) della legge sull’asilo, tenuto conto in particolare del suo stato di salute , e poi se fosse stato opportuno o meno concedere il nullaosta per entrare nel paese.

Ma nonostante la pronuncia della corte, il ministro si è nuovamente opposto all’ingresso, ritenendo che lo stato di salute del cittadino georgiano non richiedesse un trattamento specialistico, ricevendo cure adeguate al centro di accoglienza.
Il richiedente asilo impugna di nuovo il rifiuto dinanzi alla Corte municipale che respinge la richiesta di controllo giudiziale del secondo rifiuto, affermando che il suo stato di salute non gli impone di essere ricoverato in ospedale e ritenendo il suo trasferimento in una struttura medica non necessario.

La parte ricorrente solo Il 6 giugno 2011 otterrà dal Ministero l’assenso all’ingresso nel territorio ceco, consentendogli così di essere sottoposto a cure mediche, dopo che sono state prese in considerazione le ultime relazioni mediche sul suo stato di salute e l’impossibilità di avere un trattamento sia presso il centro di accoglienza sia presso l’Ospedale Motol a causa della mancanza di strutture.

Purtroppo per il sig. Artur Buishvili le procedure di asilo sembrano essere ancora in corso.

CORTE  EDU – Dopo questa disdicevole vicenda il sig. Artur Buishvili decide di depositare un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la Repubblica Ceca, contestando le violazioni degli art 5 CEDU paragrafo 1, art 5 CEDU paragrafo 4, art 3 CEDU e richiedendo un equa soddisfazione.

In particolare in relazione alla presunta violazione del’art 5 paragrafo 4, il ricorrente ha affermato che “ i giudici, nella causa giurisdizionale contro la decisione del Ministero dell’Interno di non concedergli l’ingresso della Repubblica Ceca, non hanno avuto il potere di ordinare il suo rilascio ” ai sensi dell’articolo 5 § 4 della Convenzione, che recita come segue:

” Ogni persona privata della libertà mediante arresto o detenzione ha il diritto di presentare ricorso per termine sulla legittimità della sua detenzione sono decise rapidamente da un tribunale e ne ordini la scarcerazione se la detenzione è illegittima “.

La Corte EDU, con la sentenza del 25 ottobre 2012, dichiara che vi è stata una violazione dell’articolo 5 § 4 della Convenzione e il resto del ricorso irricevibile, condannando lo Stato convenuto a versare euro 3.000 (tremila euro) a titolo i danno non patrimoniale, ritenendo che il ricorrente ha subito senza dubbio i sentimenti di frustrazione e di ansia che non può essere compensato solo dalla constatazione di una violazione.

In particolare, per quanto riguarda la fondatezza della censura della ricorrente, la Corte tiene a precisare che “l’articolo 5 § 4 è una lex specialis rispetto alle esigenze più generali di cui all’articolo 13. Essa conferisce ad una persona arrestata o detenuta la facoltà di proporre ricorsi riguardanti le condizioni procedurali e sostanziali che sono essenziali per la legittimità della sua privazione della libertà. La revisione del giudice non deve avere una funzione meramente consultiva, ma deve valutare il merito delle scelte, valutare la legittimità della detenzione e ordinare il rilascio se la detenzione è illegittima”.

E’ sempre molto difficile comprendere quanto una persona possa essere un pericolo per l’ordine pubblico di uno Stato o “un ospite sgradito a casa propria”. Si dovrebbe superare facilmente, ai tempi della globalizzazione, celati impulsi Xenofobi e valutare neutralmente i fatti concreti.

La sentenza è reperibile qui : CASE OF BUISHVILI v. THE CZECH REPUBLIC del 25 Ottobre 2012.

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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