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Portogallo: Otto anni per un procedimento giudiziario sono troppi!

Equo processo – Pinho Lopes v. Portugal, 23 Ottobre 2012

Si è finalmente conclusa la vicenda di una famiglia portoghese che ha cercato di ottenere in sede civile, per ogni grado di giudizio, il giusto risarcimento per la morte del figlio avvenuta in un tragico incidente automobilistico. I tribunali portoghesi hanno però protratto la questione per ben otto anni, un tempo considerato troppo lungo e che ha spinto il padre della vittima a rivolgersi alla Corte di Strasburgo lamentando appunto la violazione dell’Art.6 Cedu.

IL CASO – La storia di Manuel Pinho Augusto Lopes ha inizio il 23 luglio del 1997, giorno in cui, a seguito di un violento incidente stradale perde la vita suo figlio. Da quel momento le aule di tribunali e i ricorsi alle varie corti della giurisdizione portoghese sono state argomento quotidiano per la sua famiglia. Il procedimento penale iniziato d’ufficio in seguito all’incidente, ha confermato l’omicidio colposo e ha previsto una condanna a venti mesi di carcere per l’automobilista che il 23 luglio era al volante dell’auto con cui si scontrò il figlio del signor Lopes. Accanto alla giurisdizione del procedimento penale, Lopes ha promosso davanti al giudice Estarreja anche l’azione per intraprendere il procedimento civile. Questo si basa sulla richiesta di risarcimento danni esperita nei confronti della compagnia assicuratrice. La richiesta iniziale della famiglia della vittima è stata di 250.147€ e ha visto un dibattimento durato per i tre gradi di giudizio. Questi sono stati caratterizzati da alcuni ritardi e situazioni che ne hanno rallentato la normale durata del procedimento. L’udienza iniziale infatti (primo grado) era stata fissata dal giudice per il 31 ottobre del 2003 ma è stata posticipata più volte fino a quando, finalmente, il 30 aprile 2004 la sentenza emessa ha accolto parzialmente la richiesta di risarcimento, prevedendo la liquidazione (relativa ai danni morali) di 37.650€.

La famiglia Lopes ha fatto ricorso in appello, e nel Secondo grado di giudizio è riuscita a farsi riconoscere una somma maggiore, pari questa volta a 52.217€. Non ancora soddisfatta, si è appellata alla Corte di Cassazione il 14 giugno 2005. Richiesta che è stata rigettata. Se quindi la fase relativa al risarcimento ha visto la sua naturale conclusione con questa sentenza, non si può dire lo stesso del rapporto tra la famiglia Lopes e i tribunali delle corti portoghesi. Nel 2007 infatti, la famiglia si è rivolta al tribunale amministrativo per esperire un’azione nei confronti dello stato, avente come oggetto l’eccessiva durata del procedimento svoltosi davanti al giudice Estarreja. Anche in questo caso, i Lopes hanno scomodato i 3 gradi di giustizia amministrativa ricevendo sempre la stessa risposta: Il ricorso è inammissibile poiché la durata del procedimento non è stata irragionevolmente lunga considerati tutti gli organi giurisdizionali che sono stati chiamati in causa.

CORTE EDU Per far valere le proprie ragioni, alla famiglia Lopes non rimane altro che appellarsi alla Corte di Strasburgo. Ciò avviene nel 2010, e anche in questo caso, l’oggetto che viene contestato è quello sancito dall’Art 6 Cedu, ovvero la durata oltre il “termine ragionevole” del procedimento in questione; un periodo che inizia nel 1998 con la richiesta di risarcimento danni indirizzata alla compagnia di assicurazione e termina con l’ultima sentenza amministrativa del 2006.

La Corte di Strasburgo, ribadisce che la ragionevolezza della durata di un procedimento deve essere valutata in base alle circostanze del caso e tenuto conto dei criteri stabiliti nella sua giurisprudenza, in particolare dalla complessità del caso, dal comportamento del ricorrente e delle autorità competenti. Per questo motivo, dopo aver esaminato tutte le prove portate in giudizio, ha ritenuto che il governo portoghese non ha documentato in maniera sufficiente il fatto e quindi non si può escludere il concetto di durata irragionevole del procedimento. Di conseguenza c’è stata la Violazione dell’Art 6 Cedu. Alla famiglia Lopes viene poi riconosciuto il diritto ad ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale pari alla somma di 1.000€ in aggiunta ad altri 1.000€ a titolo di spese processuali.

Il caso Lopes porta ancora una volta alla ribalta la responsabilità degli stati nell’inefficace organizzazione dei loro sistemi giuridici interni. I tribunali infatti troppo spesso non riescono a soddisfare le necessità dei ricorrenti all’interno di termini temporali consoni alla normale ragionevolezza dei procedimenti.

La sentenza in originale è reperibile qui:   Sentenza Pinho Lopes v. Portogallo del 23 Ottobre 2012

 

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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