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Repubblica Ceca: Più di 10 ore di tortura legato al letto

Trattamenti inumani e degradanti – Sentenza Bureš v. the Czech Republic, 18 Ottobre 2012

Se la migliore forma di difesa è l’autotutela appare subito chiaro che ci sono dei soggetti esposti maggiormente a rischio: i soggetti affetti da disturbi mentali. Nei loro confronti l’impegno dello stato aumenta e anche la minima forma di inadempimento deve essere sanzionato. Non può essere ammessa nessuna eccezione. La situazione si complica se a ledere la tutela della vittima è lo stesso difensore che poco si preoccupa del proprio assistito. Sarà forse necessario introdurre una specie di giuramento di Ippocrate nel mondo del diritto? Sicuramente Lukas Bures sarebbe d’accordo.

IL CASO: Lukas, un musicista di violoncello sotto l’effetto di un’overdose di Akineton, viene fermato dalla polizia mentre camminava con addosso solo un maglione: era il 7 Febbraio 2007, non proprio una giornata estiva. Viene portato all’ospedale psichiatrico, dove i medici decidono di legarlo a letto con cinghie di cuoio ai polsi, alle ginocchia e alle caviglie, in tre intervalli: dalle 20,10 alle 10; dalle 4,30 alle 5 ed in ultimo dalle 6.30 alle 7,15. La decisione era dovuta allo stato di irrequietezza in cui si trovava Lukas. Secondo il medico legale, incontrato da Lukas due giorni dopo il rilascio dalla struttura, le lesioni subite da tale trattamento terapeutico -ovvero gravi paresi del braccio sinistro e medio-grave paresi a quello destro- avrebbero danneggiato in modo irrimediabile la sua attività di musicista.

Dopo essere uscito definitivamente dall’ospedale psichiatrico propone ricorso per l’ illegittimità dell’ammissione involontaria prestata ai medici curanti al momento dell’arrivo con i poliziotti. L’avvocato, assegnato d’ufficio, a parere della vittima non ha mai cercato di instaurare un rapporto nè prima nè dopo la detenzione e non ha mai trasmesso alcuna informazione riguardo il procedimento. La Corte Costituzionale respinge il ricorso.

Il rappresentante legale che ha garantito reale tutela a Lukas, arrivando infine alla Corte dei diritti dell’Uomo, appartiene all’ufficio legale del Centro Avvocati per disabili mentali (MDAC). Da subito propone ricorso per l’ illegittimità del procedimento in violazione del diritto -irrinunciabile e ineliminabile della vittima- di partecipare al processo con adeguata difesa. Procedimento, anche questo, negato dalla Corte Costituzionale.
L ‘avvocato del MDAC insiste, proponendo un ulteriore ricorso, di ambito penale, in cui denunciava gli atti inumani e degradanti subiti dai medici e nonostante le testimonianze a favore della vittima, che dimostravano la noncuranza del personale ospedaliero, soprattutto durante la prima notte, la Corte Costituzionale nega l’esistenza del reato. Anche in questo caso il diritto alla difesa di Lukas era stato compromesso: non gli era stato permesso di essere presente all’interrogatorio dei testimoni.

CORTE EDU: alla Corte viene presentato ricorso per violazione dell’art.3 CEDU nell’aspetto sostanziale e procedurale e dell’art. 5-CEDU nel primo e quarto paragrafo.

PRESUNTA VIOLAZIONE DELL ‘ART 3 CEDU NEL SUO ASPETTO SOSTANZIALE

L’analisi dei giudici si presenta con un assioma: il rispetto del divieto di trattamenti inumani e degradanti sancisce uno dei valori fondamentali di una società democratica; di conseguenza si sofferma ad analizzare il livello minimo di gravità, necessario per l’applicazione dell’art.3 CEDU. Secondo i giudici di Strasburgo l’uso di mezzi coercitivi è legittimo solo quando strettamente necessario per salvaguardare la sicurezza del soggetto interessato e degli altri, a patto che sia proporzionale al pericolo – ben consapevoli che il ricorso alla violenza ingiustificato è causa di danno irreparabile alla dignità dell’uomo.
Il trattamento terapeutico (ovvero l’aver legato al letto la vittima) non poteva essere giustificato da mera irrequietezza del soggetto fermato dalle autorità, poiché questi era sotto effetto di sostanze psicotrope, inoltre chi rimarrebbe immobile di fronte a persone che ti vogliono immobilizzare in un letto?. La struttura ospedaliera, specializzata nel trattamento di soggetti incapaci, doveva essere pronta a relazionarsi con Lukas. La Corte conclude dichiarando la violazione dell’art.3 CEDU nel suo aspetto sostanziale in vista del trattamento violento sproporzionato rispetto al reale pericolo di Lukas.

PRESUNTA VIOLAZIONE DELL ‘ART 3 CEDU NEL SUO ASPETTO PROCEDURALE

L’art.3-CEDU nel caso in specie subisce violazione anche nell’aspetto procedurale: per Lukas le sue lamentele non sono state  adeguatamente ascoltate durante il suo soggiorno nel centro di disintossicazione. Sebbene sia stata assicurata una lunghezza ragionevole al processo e il coinvolgimento della vittima sufficiente a garantire la tutela dei suoi interessi legittimi, la violazione avveniva durante le indagini. Le autorità erano state troppo superficiali nel dichiarare un ”mero stato di inquietudine” della vittima, senza soffermarsi nel descrivere o reperire prove che dimostrassero il concreto livello di offensività della condotta di Lukas.

In più merita attenzione un passaggio della sentenza dove viene ricordato che una buona redazione degli atti ospedalieri è necessaria a garantire l’equo andamento del processo e per ottenere un verdetto che garantisca l’ istanza democratica di giustizia. Infatti la cartella clinica di Lukas era approssimativa e non conteneva le motivazioni assunte dai medici per giungere alla soluzione coercitiva.

PRESUNTA VIOLAZIONE DELL ‘ART 5 CEDU 

Per quanto riguarda la violazione dell’art 5 CEDU sulle limitazioni legittime alla libertà personale. Il ricorrente lamentava che la sua ammissione involontaria all’interno della struttura ospedaliera non fosse valida.  la Corte accetta l’eccezione del Governo secondo cui non poteva essere oggetto della sua attenzione poiché non era stato rispettato l’obbligo di azionare prima tutti i ricorsi nazionali.

In questo caso meritano attenzione due punti fondamentali: la condotta altamente insufficiente dell’avvocato assegnato d’ufficio a Lukas, che non si impegna nemmeno a consultare il proprio cliente prima del processo e non lo rende minimamente partecipe. In secondo luogo la responsabilità dello stato per l’inadempimento agli obblighi di protezione anche quando tali condotte vengono poste in essere da strutture non direttamente dipendenti dall’amministrazione. Qualunque persona si trovi in stato di soggezione nei confronti della legge e che quindi debba subire delle limitazione in vista della garanzia dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza deve essere protetto ugualmente; a maggior ragione se la persona soffre di patologie che non lo rendano cosciente.

La sentenza in originale è reperibile qui: BUREŠ v. THE CZECH REPUBLIC del 18 Ottobre 2012

About Teresa Vozza

''Everything has been figured out, exept how to live''- la frase è di Jean-Paul Sartre, cosa ne pensate? Per qualsiasi risposta mi troverete a Piacenza all'università Cattolica del Sacro Cuore, nella facoltà di giurisprudenza.

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