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Albania: è fondamentale la presenza dell’imputato in aula?

Equo processo – Sentenza Cani v. Albania, 06 Marzo 2012

La violazione del diritto all’equo processo (Art 6 Cedu) è una violazione molto diffusa tra i 47 stati contraenti la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Questa volta a cadere nella tela del ragno è stata l’Albania.

IL CASO – sorge da un ricorso – ai sensi dell’art 34 della convenzione – presentato da un cittadino albanese condannato a scontare una pena detentiva che ritiene ingiusta.  Al ricorrente erano state imputati diversi titoli di reato in concorso con più co-imputati, ma al soggetto si imputava , in particolare , la commissione del reato che aveva portato alla morte di una persona. La corte distrettuale lo condanna in primo grado a scontare l’ergastolo. Avendo però la Corte adottato l’uso del giudizio abbreviato ai sensi degli art 403 – 406 del codice di procedura penale (il PCC) , la pena è stata commutata a 24 anni di reclusione.

Successivamente il ricorrente deposita un ricorso presso la Corte d’Appello Vlora (“la Corte d’Appello”) in cui ammetteva di aver commesso i reati a lui imputati ,contestando il fatto che il giudice di merito avesse tralasciato alcuni fattori attenuati a suo favore (l’aversi consegnato alle autorità , mancanza di precedenti penali, figlio minore a suo carico , situazione patrimoniale difficile , basso livello d’istruzione ,ravvedimento per l’accaduto ), ritenendo quindi che la sua pena fosse ingiusta . La successiva udienza presso la Corte d’Appello verrà posticipata per la mancata presenza dell’imputato per tre volte, nonostante l’imputato avesse richiesto d’essere presente. La Corte d’Appello ,avendo sollecitato da prima il Commissariato di polizia e le autorità penitenziarie locali e successivamente pure il ministero della Giustizia ad accompagnare l’imputato all’udienza , si vide costretta a procedere all’udienza davanti al suo rappresentante legale, munito di apposita procura, senza però l’approvazione dell’imputato a procedere in sua assenza. La Corte d’Appello di Valona , alla fine , condanna il ricorrente ad una pena di venticinque anni di reclusione, ridotta di un terzo in conseguenza del ricorso alla procedura sommaria.

Il cittadino albanese ,dopo questo tortuoso iter processuale, decide di ricorrere davanti alla Corte EDU per cercare giustizia. Rivendicando la violazione dell’art 6 paragrafo primo e terzo, per il mancato rispetto del diritto ad un equo e giusto processo e della materiale possibilità di partecipare all’udienza ,oltre a chiarire che non gli furono recapitate in carcere nessuna notifica da parte del tribunale.

Il Governo eccepì alle accuse ,asserendo che la giurisprudenza della corte consentiva la restrizione del diritto di partecipare all’udienza qualora avesse partecipato di prima istanza ad un procedimento giudiziario.  Ancora,  confermò che il ricorrente aveva chiesto l’uso del rito abbreviato – che era stato concesso dalla Corte distrettuale – e che quindi la procedura di sintesi  ,secondo la tesi del governo , continuerebbero ad applicarsi anche in appello . Il governo , infine , puntualizzò che la procura era stata firmata dal richiedente  in base alla lettere con la quale egli accettava tutte le accuse contro di lui, avendo lui , inoltre , chiesto espressamente – ai sensi dell’articolo 352 del CPP – di essere giudicato in contumacia.

CORTE EDU – Valutate tutte le circostanze, con sentenza del 6 marzo 2012, dichiara ricevibile il ricorso e condanna all’unanimità lo Stato (Albania) convenuto a versare 6700 euro complessivi al ricorrente (EUR 3.200, più eventuali tasse che potrebbero essere a carico, in materia di danno non patrimoniale ; euro 3.500, più eventuali tasse che potrebbero essere a carico del ricorrente, in materia di costi e spese).

Nella graduale miopia dei diritti e delle garanzie basiche da parte degli Stati, cerchiamo almeno di inforcare gli occhiali dell’equità processuale . Non c’è nulla di più denigrante come il non-partecipare a qualcosa che incide sul tuo futuro,come un giudizio pendente.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Cani v. Albania del 6 Marzo 2012.

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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