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Il ministro Anna Maria Cancellieri al Festival del diritto: “Sicurezza e solidarietà”

Tanto la solidarietà, tanto i conflitti – che danno il titolo a questa 5° edizione del Festival del Diritto piacentino –  sono argomenti della politica: un buon politico conosce il compromesso – plurivalente strumento di risoluzione di contrasti – e conosce la solidarietà – anima delle sue promesse all’elettorato. Ma di entrambe, che uso fa quando dalla piazza passa al palazzo? Come si muove chi, ricoprendo un ministero, non può più promettere ma può – e deve – darsi da fare?

Anna Maria Cancellieri e Giovanni Bianconi

L’incontro con Anna Maria Cancellieri è una vetrina sulla politica: da un lato il Ministro degli Interni del Governo Monti, dall’altro un pubblico reduce di un fine settimana di incontri intensi e culturalmente impegnativi. C’è il politichese, c’è la dialettica del consenso, ma manca un uditorio esclusivamente politico: piuttosto vive uno spirito giuridico, composito di tutte le riflessioni tecniche maturate nel contesto del Festival, che inquadra il ministro come un fenomeno, e come tale lo osserva, lo scompone, lo contestualizza. Nell’incontro col ministro, tenuto nello splendido Salone del Palazzo Gotico , Domenica 30 Settembre alle 10.30,  si ascoltano gli obbiettivi di un Governo, si scoprono tra le righe i messaggi più strategici – che poi fanno eco nella stampa nazionale – e si percepisce la enorme distanza fra l’ideale giuridico più puro, trasfigurato in obbiettivo politico, e le scelte di chi governa. L’incontro si intitola “Sicurezza e solidarietà“, così riferendosi ad un’ideale di sicurezza – reale o percepita – che tante volte giustifica la dimenticanza per l’adozione di misure solidaristiche.
Ad introdurre il ministro è Giovanni Bianconi, giornalista del Corriere della Sera.

Il ministro degli Interni esordisce parlando della crisi: c’è il rischio di dover veder recitata la “favola del re nudo“, perché chi governa non ha più le disponibilità economiche per intervenire.  Il bilancio è da sempre il nemico di chi governa – le proprie finanze familiari o quelle di uno Stato – e “la difficoltà di cassa” è il primo, principale limite, agli interventi in materia sociale .

Assistiamo al “dramma di questo momento: il distacco tra società civile e politica“: un distacco pericolosissimo per la solidità delle istituzioni e delle scelte prese dalle figure rappresentative. È necessario “ritrovare il rapporto con la politica“. Come? Bisogna “chiedere ai cittadini con chiarezza e sincerità verso di loro“, benché si tratti sempre di chiedere: ma almeno il sacrifico sarebbe consapevole, sebbene ugualmente gravoso; ancora ci vuole “onestà intellettuale nel guardare i bisogni” della gente, chiamando col loro nome i grandi problemi di un paese.

Ci sono gli sprechi: ” la festa è finita“. La struttura amministrativa deve ridurre i costi inutili e aumentare i controlli. Quindi tagli agli ospedali, purché inutili: ma inutili per chi? Per il cittadino, o per un numero minimo di cittadini? Sul diritto alla salute non si scherza, ma in virtù del principio di cassa si taglia con piacere..
I controlli su un’amministrazione inefficiente e inefficace vanno fatti prima che gli scandali siano scoperti dalla Magistratura ordinaria o da quella contabile – la Corte dei Conti – giacché “oggi intervengono tutti dopo“.  Ci vuole più “rispetto dell’erario pubblico” da parte anche delle autonomie locali. È l’amministrazione a doversi dotare di forme di autocontrollo preventivo sul suo operato. Proposta virtuosa ma smentita dall’esperienza, per cui i controlli eseguiti dal controllato – in un suo ufficio – sono mere formalità mentre quelli eseguiti da altro ufficio – nell’ambito della leale collaborazione fra enti, per carità! – sono pretesti burocratici con cui gli uffici si rallentano a vicenda.
Non basta la collettività a controllare la mano pubblica: “si dice che controlli il cittadino” ma salvo i giornalisti più coraggiosi, per la metà delle volte il cittadino o lascia correre – c’è una fortissima “disaffezione della gente” – o rimane colluso con i cattivi amministratori, dando vita alla corruzione.

Sulla corruzione la Cancellieri è chiarissima: “non c’è nessun tentennamento sul punto“, il Governo – e il ministro della Giustizia, Paola Severino – “non vuole mollare sulla corruzione“.  Si dovrà introdurre una nuova disciplina relativa al reato di corruzione per colpire la corruzione sia pubblica che privata. “Ce lo chiede il Paese, ce lo chiede l’Europa“.

Ma c’è anche l’evasione fiscale fra le bestie nere del futuro del nostro Paese. Il cittadino non paga le tasse e evita di contribuire alla costruzione pubblica. Chi non paga innesca un spirale perversa, per cui chi le paga – o non può non pagarle – sborsa cifre spropositate e chi evade ruba dei soldi che andrebbero a beneficio della collettività.Non può promettersi alla gente di tagliare le tasse se poi non si sa dove prendere quei soldi“: la solidarietà non si fa gratis! Nella logica del consenso elettorale, “è più facile dare che chiedere“, soprattutto quando oggetto del dare sono soldi non tuoi, ma pubblici..

Ma il malcontento è alimentato dalla crisi e dagli sprechi e non potendosi sfogare in una prospettiva costruttiva, ossia con la politica, esplode spesso nella violenza.  Manca la politica, che è “un cuscinetto importante” fra la società e le Istituzioni, perché “la politica è la capacità di parlare alla gente“. Ed è quando si protesta e si è disperati che scoppia la violenza.

Le forze dell’ordine, chiamate a garantire la collettività da se stessa e dai suoi eccessi, sono anch’esse in gioco: “i nostri poliziotti devono dimostrare di essere meglio degli altri“, ricusando quella violenza che sono chiamati a contrastare e che subiscono. La nostra polizia è – per il ministro – una “polizia democratica al servizio dei cittadini“: parole sacrosante che sanno di petizione di principio, soprattutto osservando le bestialità disumane commesse dai tutori dell’ordine – che ci piace pensare come tutori della nostra sicurezza –  nella scuola Diaz, durante il G8 del 2001. Solo di recente si è fatta luce su quel caso, con la sentenza della Cassazione del 2012, e ne deriva un quadro tutt’altro che idillico: una polizia brutale, sadica e omertosa. Non sono tutti così i poliziotti, per fortuna. Ma sono convinto che durante una manifestazione, c’è una responsabilità dei manifestanti e una dello Stato: e lo Stato  non può rispondere alla violenza cieca con altrettante violenza, cieca e indiscriminata. Gli agenti della forza pubblica sono persone, sì, ma se da un lato possono esercitare un uso della forza legittimo, dall’altro non possono lasciarsi dominare da logiche dell’uomo comune. Altrimenti si scade in una sostanziale giustizia privata.

Infine il ministro parla di immigrazione: la posizione geografica del nostro paese rende “facile emigrare in Italia”. “L’Italia non è più tanto appetibile“: queste persone – che sono pronti a rischiare la vita pur di fuggire dalle tragedie del loro paese – vedono l’Italia come una tappa di un viaggio che si concluderà altrove, nei paesi europei più ricchi del nostro. Ma se la dignità delle persone va tutelata, è anche vero che “la solidarietà deve fare i conti con la realtà“: l’Italia non può aprire indisciminatamente le frontiere, ma deve filtrare gli  ingressi, regolamentare le posizioni degli immigrati, emanciparli nella società in modo graduale. In Africa, la Primavera Araba e i grandi mutamenti che ha innescato sono ragione dell’intensificarsi dei fenomeni migratori: per esempio, la “Siria è un serbatoio di profughi pronto ad esplodere“. “Potremmo fare di più nell’accoglienza, ma mancano le risorse”.

In conclusione, il ministro Cancellieri ripropone una sintesi dell’attività del suo Governo, enfatizza sui limiti posti dalla difficile crisi economica e dai limitate disponibilità del bilancio e  dichiara universali petizioni di principio frammischiate a messaggi politici più discutibili. D’altronde, che faccia politica è scontato: come dice Giovanni Bianconi nella sua introduzione al Ministro, ” un governo tecnico quando fa governo fa politica“.
Il problema è se questa politica ci piace; ma nessuno ce l’ha chiesto, preferendo d’altro canto i partiti continuare a sostenere un governo delle cui scelte – in una incredibile deresponsabilizzazione politica – probabilmente non saranno mai chiamati a rispondere. Con questo Governo tecnico si è anche cambiata la Carta Costituzionale – introducendo il pareggio di bilancio con l’ultima votazione del Senato il 18 Aprile 2012 – quasi tacendo il tutto: senza né infamia né lode.
Insomma, si fa politica, ma a farla sono tecnici – i quali si esonerano da valutazioni (e critiche) politiche – e nel farla non lasciano margini di discussione: la coperta è quella, qualcuno dovrà prendere freddo! E la solidarietà?

 

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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