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Processo: duello ad armi pari, d’ora in poi anche in Estonia

Giusto processo – Sentenza Leas v. Estonia del 6 Marzo 2012

IL CASO – Ci troviamo in Estonia, precisamente a Kihnu, dove il sindaco, il Sig. Leas, agisce indisturbato nell’esercizio della sua funzione. Ma un bel giorno volendo restituire un nuovo volto alla sua isoletta rurale – che pensate è abitata da ben 487 persone – attraverso la restaurazione di edifici, del porto, e del museo locale, decide di occuparsi personalmente della gara d’appalto, in cambio di qualche spicciolo (8310 € in due comode rate) da parte del responsabile della società  “vincitrice”, il Sig. L. per l’appunto.

Al che in data 31 maggio 2005 vengono avviati procedimenti penali sul suo conto. Dopo qualche giorno il Procuratore dà autorizzazione affinchè Leas venga sorvegliato. Il 10 giugno si procede, per non lasciare nulla al caso, alle intercettazioni telefoniche. Finalmente, meno di un mese dopo i due furfanti vengono acciuffati. Penserete voi: giustizia è stata fatta! Il tribunale di Contea è certamente d’accordo con voi, dal momento che condanna a due anni e sei mesi il Sindaco, e il Sig. L. e la sua Compagnia per tangenti.

Ma se si esaminano attentamente le modalità con cui si è svolto il processo, sia in primo grado che in Corte d’Appello, ci si accorge che gravi mancanze si sono verificate circa le garanzie. Infatti Leas, o meglio il suo avvocato, sin da subito lamentano la totale impossibilità di controllare le autorizzazioni relative alle misure di sorveglianza, al fine di valutare la legittimità degli elementi di prova. A questo punto si intuisce facilmente che il processo non è ad armi pari, perchè solo l’accusa usufruisce del materiale probatorio rilevante, ed in buona sostanza questo determina un depauperamento di una solida base difensiva. Anche in appello, come prima accennato, si decreta che i diritti della difesa non sono stati violati, poichè le prove nelle quali la condanna trovava fondamento erano state esaminate in  udienza. Anche in Corte Suprema il Sig. Leas, si ritrova ad ascoltare pressochè le stesse risposte, ed  ormai si è giunti in ultimo grado.

CORTE EDU – La Prima Sezione della Corte di Strasburgo si trova così a decidere. Il ricorrente lamenta che è stato violato il principio della parità delle armi (processuali s’intende), e che non ha avuto adeguati mezzi per la preparazione della sua difesa a causa del mancato accesso al file di sorveglianza. Dunque invoca l’ART 6 CEDU . La Corte ribadisce che le garanzie al paragrafo 3:

 Art 6 CEDU [In particolare, ogni accusato ha diritto di:] essere informato, nel più breve tempo possibile, in una lingua a lui comprensibile e in modo dettagliato, della natura e dei motivi dell’accusa formulata a suo carico;

sono aspetti specifici del diritto. Pertanto ritiene inutile esaminare le accuse separatamente dal suddetto paragrafo, dal momento che si lamenta l’assenza di un equo processo. Inoltre l’art 6.1 richiede che l’autorità incriminante deve divulgare alla difesa tutte le prove materiali in suo possesso. E’ vero che questo non è un diritto perfetto, perchè talvolta può confliggere con interessi quali la sicurezza nazionale ecc. tuttavia, spiega la Corte, sono consentite secondo l’art 6.1 solo le misure che limitano i diritti della difesa strettamente necessari. Proseguendo nella sua analisi, riferendosi all’art 6.3, ribadisce che l’imputato debba organizzare la difesa in modo adeguato, così da influenzare l’esito del procedimento. Nel caso di specie, la difesa non è stata informata in maniera adeguata circa la posizione del Tribunale di Contea riguardo l’accesso limitato ai materiali di sorveglianza. Ne consegue  che c’è stata violazione  dell’Art. 6 CEDU. In conclusione, secondo la giurisprudenza della Corte, Leas ha diritto al rimborso delle spese e dei costi solo nella misura in cui sono state effettivamente sostenute, difatti la somma è di 3000€ per le tasse e le spese e di 5.200€ per danni non pecuniari.

Ciò è quanto la Corte stabilisce su uno dei tanti processi, riportandolo ad equità. Forse importa ancora a qualcuno che le garanzie non vengano scalfite, anche se riguardano un imputato, sicuramente colpevole, e che un processo ad armi pari non è solo una formalità, poichè anche di forma si nutre la sostanza.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Leas v. Estonia del 6 Marzo 2012

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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