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Modernizzazione degli uffici giudiziari: tra esigenze di efficienza ed efficacia

Festival del Diritto : “La modernizzazione degli uffici giudiziari per la qualità della giustizia”

Fino a qualche anno fa parlare di modernizzazione degli uffici giudiziali era impensabile; quei pochi che c’erano venivano trattati come incapaci di intendere e volere. Oggi questa è la risposta alle esigenze dei cittadini di avere sistemi di giurisdizione efficienti ed efficaci  al fine di poter sentire il tribunale come la casa della risoluzione dei conflitti e non il luogo della confusione e delle ostilità. Esempi celebri sono sicuramente i luoghi di giustizia del ‘Processo’ di Kafka… siamo arrivati a tanto? Segni di cambiamento: il progetto nazionale ‘Diffusione delle buone pratiche’.

Gli esperti al tavolo sono presenze preziose: il giornalista del ‘Corriere della Sera’ Luigi Ferrarella, il professore del Politecnico di Piacenza e Milano Giancarlo Vecchi, la presidente del Tribunale di Milano magistrato Livia Pomodoro ed il presidente del Tribunale di Catania, Bruno di Marco.

Che l’Italia si sia mossa tardi per far fronte alla necessità di una modernizzazione è ben risaputo e può sembrare ridicolo che in alcuni uffici si parli ancora di informatizzazione dei servizi. Ma la situazione allarmante è ancora un’altra: è impossibile fare un quadro unitario del sistema giurisdizionale nazionale poiché la prima costatazione è che la macchina della giustizia si muove a macchia di leopardo, garantendo magari qui sistemi efficientissimi, ma causando altrove gravi disagi agli utenti. Non solo, questa distinzione, al di là delle aspettative, non si rifà a criteri geografici tra nord e sud.

Palazzo di Giustizia, Milano

A tal proposito acquista sostanziale valore il progetto nazionale ‘Diffusione Delle Buone Pratiche’ che ha come obbiettivo quello di creare maggior rapporti tra gli uffici, mettendo in circolazione i sistemi migliori e più efficienti (cd know-how). Il punto di forza di tale processo consiste soprattutto nel fatto che parte dall’esperienza in concreto, ovvero dal basso; a differenze di una modifica legislativa che comporterebbe innanzi tutto tempi molto più lunghi e il coinvolgimento di esperti esterni.

Un esempio in corso d’opera è offerto proprio dalla collaborazione tra il Tribunale di Milano e quello di Catania, dove il primo, dopo aver appurato l’efficienza del Processo Telematico Civile lo ha trasmesso al tribunale siciliano. I miglioramenti apportati da questo sistema processuale per i cittadini (intesi sia imprese che c.d. soggetti comuni) sono valutabili in primo luogo in termini economici – ad esempio si possono ottenere decreti ingiuntivi e notifiche in tempi brevissimi- ma soprattutto in termini di fiducia: il nuovo processo, riaccende in qualche modo la fiamma nel rapporto privati-giustizia.

In questo senso i Tribunali, al fine di garantire il miglior funzionamento alle innovazioni, devono rafforzare le proprie tecno-strutture. Anche questo argomento risulta completamente nuovo nella discussione per una modernizzazione degli uffici giudiziari: è necessario che al loro interno sia presente una certa forma di organizzazione che mantenga livelli di efficienza e controllo sull’operato; fatto salvo il dettato dell’art. 101 della Costituzione secondo cui il giudice soggiace solo alla legge.
Certamente non si intende dire che un giudice prima di scrivere una sentenza debba chiedere consenso al presidente del tribunale, come all’ interno di un’ impresa, ma da questa – emblema dell’organizzazione all’ interno dell’ordinamento giuridico- si può attingere per quel che riguarda il mantenimento dell’efficienza.

Bisogna aggiungere qualcosa in più: come ricorda il presidente del Tribunale di Catania, Di Marco, la valutazione del sistema giudiziario non è qualificabile solo in criteri quantitativi (di efficienza economica); è necessario farla anche in termini qualitativi (di efficace tutela dei diritti). Indice di democraticità ed evoluzione sociale è l’ effettività: lo sforzo di dare soluzioni ragionevoli e comprensibili ai cittadini.

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Palazzo di Giustizia, Catania

Per tale motivo sarebbe immaginabile garantire agli stessi tribunali una certa autonomia nell’ utilizzo delle risorse economiche. Oggi il sistema di finanziamento fa perno sui comuni e sullo Stato, i quali, spesso e volentieri in deficit, non fanno altro che danneggiare l’operato o i progetti in corso. Non solo, ma questo sistema non fa che aumentare le differenze tra i tribunali stessi: quelli figli di buoni comuni vanno avanti e paradossalmente, proprio in quei comuni dove i conti non tornano, per cui sarebbe ancor più necessario un sistema di ricerca giudiziaria efficace ed efficiente, non ci sono nemmeno i locali dove svolgere i processi. In più sarebbe necessario implementare le competenze extra-giuridiche dei presidenti dei tribunali. 

Il problema dei finanziamenti ai tribunali è stato risolto in maniera esemplare dal presidente Pomodoro del tribunale di Milano. In vista dell’Expo 2015 sono state avviate numerose modifiche (come appunto l’introduzione del processo telematico civile) grazie alla collaborazione dei comuni, della provincia e della regione, dando vita ad una tavola rotonda in cui tutti fossero parte attiva. Tale progetto ha come caratteristica quella non solo di prevedere la costruzione di miglioramenti, ma anche di sistemi di controllo sul suo andamento.

A tale proposito come non richiamare le esatte parole del Presidente del tribunale di Catania, Di Marco: ‘come sarebbe possibile fare una esperienza così feconda in una terra dove il presidente di Regione è indagato per concorso esterno e per voto di scambio politico-mafioso?

About Teresa Vozza

''Everything has been figured out, exept how to live''- la frase è di Jean-Paul Sartre, cosa ne pensate? Per qualsiasi risposta mi troverete a Piacenza all'università Cattolica del Sacro Cuore, nella facoltà di giurisprudenza.

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