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Il ruolo della magistratura al di là delle semplici violazioni della legalità

Festival del diritto: Il ruolo della magistrature dell’Italia che verrà

In tarda mattina, precisamente alle 11:30, durante il terzo giorno del Festival del Diritto si è svolto nel Salone d’Onore del Palazzo Rota Pisaroni un incontro a cura dell’Associazione Nazionale Magistrati intitolato : “ Il ruolo della magistratura nell’Italia che verrà”. All’evento hanno partecipato le più alte cariche dell’ANM: Il presidente Rodolfo Maria Sabelli (Procuratore di Roma), il vice-presidente Anna Canepa (Procuratore di Genova, membro della Direzione nazionale antimafia) e infine il segretario generale Maurizio Carbone (Procuratore di Taranto). 

L’incontro è stato introdotto e coordinato dal giornalista del Sole 24 Ore, Lionello Mancini, che per iniziare ha posto alcune questione cruciali, citando alcuni avvenimenti di cronaca : l’autonomia della Magistratura tra l’autogoverno e il controllo del CSM e la dipendenza economica nei confronti del Ministero di Grazia e Giustizia, la meritevolezza  della decisione dei giudici nel caso Ilva di fronte al rischio d’ingerenza o d’influenza del potere giudiziario nelle scelte di politica economica che spettano al Potere Esecutivo o agli Imprenditori, il problema della sindacabilità dell’operato della Magistratura, soprattutto degli uffici o delle commissioni di controllo, in relazione alla questione di come un magistrato colluso con la mafia –  che giorni fa ha tentato il suicidio dopo la condanna (qui un articolo di Repubblica) – sia stato nominato membro del Csm.

Ilva

Per quanto riguarda il caso dell’Ilva ha parlato, essendo anche legato professionalmente alla vicenda, il segretario Maurizio Carbone che ritiene “ineludibile l’intervento della magistratura data la gravità del caso e la speciale complessità della vicenda, primo ed unico caso, in cui sono in così forte conflitto tra loro due diritti costituzionalmente garantiti : Il diritto alla salute e il diritto al lavoro”Ricostruendo la vicenda, il procuratore di Taranto, ha ricordato che “l’Ilva aveva siglato una serie d’accordi con l’amministrazione locale nel 2002, 2003 e 2004 per la messa a norma degli impianti e per la riduzione delle emissioni; accordi che non sono stati mai rispettati”.

Come moltissime volte accade in Italia la Magistratura si è trovata a dover supplire alle mancanze della Politica, visto che questa situazione era già grave nel 2002 ed oggi è divenuta insostenibile. Un compito non facile visto che non ci si trova a risolvere solamente un problema di legalità ma si deve risolvere un paradosso, ossia la scelta improponibile tra due diritti basici e la risoluzione di un problema sociale che scava nel profondo che non può essere riversato sulla magistratura. Essa si trova costretta a fare un complesso bilanciamento di interessi : dall’impatto economico della scelta del sequestro dell’impianto e della sospensione dell’attività alle ripercussioni di questa scelta su più di 10 000 famiglie tarantine.
Ma, ricorda il procuratore, che “non si può garantire un Diritto al Lavoro senza che accanto ad esso non sia garantita l’integrità fisica dei lavoratori, quindi è imprescindibile che il sistema industriale debba svilupparsi secondo un ottica di eco-compatibilità”.

L’intervento del procuratore, ha spinto un industriale piacentino a porre una domanda, nella quale – premettendo il suo conflitto di interesse e la gravità del caso – ha ritenuto l’operato della magistratura “troppo rigido dal punto di vista economico e che la situazione” , secondo la sua opinione, “richiederebbe maggiore elasticità”. In risposta il segretario generale – premettendo anche lui il suo conflitto di interesse – essendo di Taranto e tenendoci alla sua salute e a quella della comunità tarantina – ha dichiarato che “la gravità dello stato d’inquinamento non permette neanche una sospensione di due anni per la messa a norma dell’impianto, avendo dovuta l’Ilva provvedervi molti anni prima”.

Magistratura e politica

Successivamente la discussione si è spostata sul ruolo della magistratura e sui limiti del suo operato e sulla convenienza di un’ esposizione diretta al dibattito mediatico e politico.

Il presidente dell’ANM ha ricordato che ” il giudicare e l’essere titolare di un procedimento penale è un compito complesso e delicato proprio perché si va ad intaccare un’importante fetta della vita di una persona e che la questione dell’intervento del magistrato nel dibattito mediatico è una questione delicata già ai tempi della nascita dell’ANM, nata anche perché la Magistratura voleva intervenire e partecipare sui grandi temi  politico e sociale, ma bisogna intendersi sulle regole, nelle forme, nei modi e in quali luoghi poterlo fare. Bisogna anche riconoscere che il magistrato è anche un uomo e questo attiene alla sua Libertà di manifestazione del pensiero e non si può prevedere un modello unico di magistrato, ma bisogna adoperare una certa cautela nell’intervenire nel dibattito pubblico per evitare che si superino i limiti massimi di tensione affinché non si metta in discussione quel riconoscimento d’imparzialità ed autonomia nell’esercizio del potere giudiziario“.

Di seguito la vice-presidente Anna Canepa ha precisato che ” non è vero che i magistrati siano irresponsabili e che le loro scelte siano insindacabili  bensì oltre a rispondere della responsabilità civile, che hanno tutti i cittadini, rispondono anche di una responsabilità disciplinare, visto che il loro operato è soggetto a continui controlli da parte del consiglio giudiziario. Infine parlando del Csm, ha chiarito che “non è un organo di “controllo domestico” proprio perché è composto da membri di nomina parlamentare ed è al centro di continui tentativi di riforme da parte della Politica anche per poter controllare maggiormente l’operato della magistratura”.

L’incontro è durato più di due ore – in una sala con molti ragazzi – in cui si è, infine, anche accennato e discusso brevemente del caso Sallusti, dello scandalo della Regione Lazio e del malessere dei cittadini (degli elettori ndr) di fronte a questa classe Politica. Un incontro, molto interagito soprattutto nella fase conclusiva, dove i vertici dell’Anm hanno trovato modo di esprimere il loro punto di vista sui problemi della Giustizia come l’urgenza di una riforma della prescrizione e dove hanno anche ammesso alcune loro colpe ed errori riguardo al caso del magistrato colluso membro del Csm, come ha puntualizzato il vice-presidente, in cui si è stati troppo indulgenti non dando adeguata rilevanza ad alcuni indizi sintomatici.

In conclusione ritengo che è stata una preziosa occasione per i cittadini d’interagire ed avvicinarsi al mondo dei Magistrati molte volte, da alcuni, considerati una Casta, un mondo a parte.

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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