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Emma Bonino: solidarietà? No, Diritti!

Festival del Diritto, Casadio intervista Emma Bonino.

Sabato 28 Settembre. L’attesa di una sala in fermento riecheggia tra le campate del Palazzo Gotico, ma non per molto. Arriva puntuale  la politica che Newsweek ha definito “la donna che ha scosso il mondo“. In punta di piedi si affretta e percorre il salone, un tempo adibito per le grandi assemblee, quasi con timidezza ed un fragoroso applauso l’accompagna sino ai riflettori.

Giovanna Casadio giornalista de “La Repubblica” introduce e stimola l’ospite ponendo interrogativi su questioni spinose. Politica si potrebbe dire quasi per indole, la stessa indole che l’ha portata a ricoprire incarichi di spicco nel corso della sua carriera sia a livello nazionale che internazionale, basti ricordare, per citarne solo alcuni, l’elezione a deputato nel 1976 e tre anni dopo a parlamentare europea, già ministro del Commercio internazionale e per le Politiche europee del secondo Governo Prodi, ad oggi è vice presidente del Senato e presidente della Commissione per la parità e le pari opportunità nel Senato.

Una donna che per formazione professionale è abituata come lei stessa afferma senza tanti giri di parole, a vedere e tradurre tutto in chiave politica. La conferma arriva pressoché immediata. La prima domanda è semplice, pulita: “Emma cos’è per te la solidarietà?“. In linea con quanto affermato prima ribatte:  “è lo Stato di Diritto, lo Stato della Legalità”.

La fratellanza, la carità, la compassione così come la solidarietà comunemente intesa, quali moti dell’animo si esercitano nei confronti dei più deboli, verso gli ultimi, lo Stato di Diritto in cui le leggi sono scritte nero su bianco, permette invece ai più deboli di far valere i propri diritti. In assenza si  intraprenderanno le vie alternative dei favoritismi e delle raccomandazioni.

Uno dei temi più ricorrenti in questi ultimi anni è sicuramente quello dell’immigrazione, bene: si può parlare di solidarietà? In Italia non vi è ancora una legge organica sull’asilo politico, ciò mette in discussione le garanzie e quindi i diritti di decine di migliaia di esseri umani, che come ci tiene a sottolineare Emma Bonino sono irregolari ma non clandestini.

I diritti però non devono mai essere concepiti in maniera assoluta, ma sempre associati ad altrettanti doveri, questo percorso deve essere compiuto attraverso il ponte della legalità perchè solo con il rispetto delle leggi, si potrà raggiungere l’effettiva difesa dei più fragili. In presenza di zone grigie, all’ombra della legge, il rischio è che la solidarietà possa esser preda di particolarismi infelici.

Nella stessa sede del Palazzo Gotico le è stato conferito il Premio ANMIL 2012 per i suoi trent’anni di impegno politico in favore dei diritti civili dei cittadini, e soprattutto perché da vice presidente del Senato ha sostenuto proposte di legge riguardo la tutela delle donne lavoratrici con disabilità contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. ANMIL – Associazione  Mutilati e Invalidi del Lavoro – premia ogni anno chi nella propria vita sia civile che professionale si batte in favore della sicurezza sui luoghi di lavoro, della prevenzione  e promuove l’importanza dell’integrazione sociale dei concittadini disabili.

Emma Bonino è una donna che sceglie, lo dichiara lei stessa quando la giornalista Casadio guida il dibattito verso l’altro grande tema del Festival: i conflitti. “Scelgo” e necessariamente una scelta innesca un conflitto, dimensione che per altro è propria dell’essere umano. Ancora una volta Emma Bonino declina in maniera insolita, se volete radicale, il concetto stesso del conflitto, e sì perché “i conflitti si risolvono in modo legale e non violento senza sangue, senza guerre”. Ma scavando ancora più a fondo “il conflitto può avere anche accezioni positive“, sorgono infatti conflitti d’opinione, pertanto strumento di cambiamento e miglioramento della società. A tal proposito Bonino richiama l’idea di Stefano Rodotà fervido sostenitore della dimensione giammai statica ma evolutiva del diritto.

Saluta alla conclusione dell’incontro. Un lungo applauso. Riparte per Roma, lasciando forse l’amaro in bocca perché dal cappello non ha tirato fuori una soluzione sensazionale. Ma in fondo cosa ci si poteva aspettare da una politica che nel 2006 combatteva con una mini minor che non voleva partire? Doveva recarsi al Quirinale per il giuramento. Qualcuno le ricordò che i ministri hanno diritto all’auto di servizio.

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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