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Sicilia: nessun indennizzo per l’occupazione d’urgenza. Condanna per l’Italia

Diritto alla proprietà – Sentenza Spampinato c. Italia, 28 Agosto 2012

Sicilia, una vicenda che ha richiesto per ben due volte, nel 2006 e nel 2012, la pronuncia della Corte EDU. I coniugi Spampinato sembrano lottare contro mulini a vento, subendo i riverberi  di una Pubblica Amministrazione indolente ed una Giustizia italiana lenta e farraginosa. Paradossale quasi kafkiana l’occupazione del suolo privato, ben 3430 m², per motivi di pubblica utilità – la costruzione di una strada-, che come tale non è equipollente ad una sentenza di esproprio: in poche parole un’occupazione senza alcun indennizzo.

IL CASO – Nel 1965 il Prefetto di Catania in data 6 luglio, a Tremestieri Etneo autorizza l’occupazione d’urgenza di due suoli per due anni – rispettivamente 1650 e 1780 m²– appartenenti ai coniugi Spampinato, a causa della costruzione di una strada.

L’occupazione termina allo scadere dei due anni, senza mai divenire un’espropriazione formale, pregiudicando infine il diritto dei signori Spampinato all’indennizzo previsto per legge nei medesimi casi.

La questione arriva in Corte EDU nel 2006, la quale accerta la violazione da parte dello Stato Italiano dell’art 1 Prot. N°1, che garantisce ad ogni persona fisica o giuridica il diritto al rispetto dei suoi beni, e che non può esser privato della proprietà se non per l’interesse pubblico.

L’interferenza dunque, spiega la Corte, deve trovare un giusto equilibrio tra le esigenze dell’interesse generale  della comunità e quelle di tutela dei diritti fondamentali della persona. Nel caso di specie la Corte EDU rileva che in assenza di una formale espropriazione – perfezionatasi con sentenza solo nel 1999 – i ricorrenti Spampinato non hanno avuto certezza del diritto relativamente alla privazione della terra. Per giunta, questa situazione ha permesso alla Pubblica Amministrazione di appropriarsi della terra in violazione delle norme che disciplinano l’espropriazione in forma debita, e tra l’altro senza alcun compenso a disposizione dei coniugi Spampinato.

CORTE EDU – Volendo a questo punto, fare un bilancio di questa prima sentenza, la Corte EDU sottolinea che l’ingerenza dell’Amministrazione è totalmente incompatibile rispetto al principio di legalità, e per questi motivi ha violato il rispetto al diritto della proprietà, ovverosia dell’art. 1 Prot. 1.

La Corte dopo aver dichiarato nella sentenza del 2006 la piena responsabilità dello Stato Italiano incontra serie difficoltà a quantificare e decretare nell’immediato – ex art.41 della Convenzione – i risarcimenti spettanti ai coniugi Spampinato, riserva infatti la decisione, auspicando un accordo tra le parti.

Il 28 agosto 2012 la lunga e controversa seppur inverosimile vicenda dei signori Spampinato arriva sul banco della Seconda Sezione della Corte EDU.

I ricorrenti chiedono 350.156,09 € somma pari alla differenza tra gli importi riconosciuti dai tribunali e gli importi che sarebbero stati concessi prima dell’entrata in vigore della legge N 662 del 1966, e rivalutati con gli interessi, e chiedono anche il pagamento di un indennizzo per il mancato uso della terra di euro 593.503,27 €.

Secondo i nuovi criteri stabiliti dalla Grande  Camera in altre pronunce, il corrispettivo è pari al valore pieno del terreno al momento della perdita della proprietà compensato però dagli effetti dell’inflazione, tenendo anche conto degli interessi che corrispondono al lungo tempo trascorso dalla spoliazione dei terreni calcolati, questi ultimi, in base all’interesse legale semplice applicato al capitale progressivamente rivalutato.

Per questi motivi la Corte dichiara all’unanimità che lo Stato Italiano dovrà versare congiuntamente ai signori Spampinato 186.300 € per danno patrimoniale, 10.000 € per danno non patrimoniale e ben 15.000 € per aver sostenuto costi e spese giudiziarie.

Così si conclude una vicenda durata quasi  cinquant’anni, che risente dell’arroganza sottile e persistente di un’Amministrazione che noncurante calpesta i diritti, proprio quei diritti dei quali è garante.

La sentenza originale del 2006 è reperibile qui: Sentenza Spampinato c. Italie.

La sentenza originale del 2012 è reperibile qui: Sentenza Spampinato c. Italie.

 

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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