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Turchia: Cambiano i fatti ma non la sostanza: ancora violenza nelle carceri

Tortura e violenza – Sentenza Duran v. Turkey, 28 Agosto 2012

Abbiamo visto molto spesso come gli episodi di violenza all’interno delle carceri siano purtroppo abbastanza frequenti nei paesi dell’est europeo, nonché in Turchia. La vicenda trattata da questa sentenza vede come protagonista dei fatti il signor Ahmet Duran, cittadino turco, nato nel 1953 e residente a Van .

IL CASO – Nei suoi confronti, il 18 Aprile 2005 la Çaldıran Magistrates’ Court ha emesso un mandato di arresto in contumacia poichè era forte il sospetto di un suo coinvolgimento nel traffico di immigrati clandestini tra l’Iran e la Turchia .

Secondo la testimonianza del ricorrente, lo stesso giorno, alle 17, è stato arrestato dagli agenti di gendarmeria ed è stato portato al comando di Caldiran, luogo in cui avvengono gli episodi di violenza sulla sua persona denunciati in seguito dal signor Duran. Duran sostiene infatti di essere stato picchiato dal comandante Y.A, reggente di quella stazione di polizia.

L’arrivo alla stazione era stato preceduto da una visita medica, necessaria prima della presa in custodia del soggetto arrestato. La relazione del medico ha evidenziato che il signor Duran aveva un graffio profondo 2 cm e una crosta causata dal sanguinamento alla tibia destra, un livido e una ridotta sensibilità cutanea al naso e alcune lesioni su entrambi i lati della schiena. Avvenuta la visita medica, il signor Duran è stato portato intorno alle 8 della sera dal funzionario che ha provveduto a registrare l’avvenuta visita e l’ingresso all’interno della cella. Il registro carcerario però non contiene alcuna menzione sui segni di violenza fisica appurati dal referto medico.

Il giorno seguente (il 19 aprile 2005) alla presenza del suo avvocato, il signor Duran ha presentato un reclamo alla Corte di Caldiran in merito alla violenze subite e ai maltrattamenti ricevuti dai gendarmi di quella struttura. Lo stesso avvocato ha testimoniato a riguardo, confermando di avere visto sul corpo e sul viso del suo assistito parecchi lividi e ha chiesto una perizia medica per confermare che quelle ferite provenissero dall’aggressione subita durante  il giorno in carcere nella prigione di Muradiye.

L’esame richiesto, effettuato al Murat II State Hospital non ha fatto altro che confermare ciò che era stato riscontrato durante la prima relazione medica, ovvero quella precedente  l’ingresso in carcere. Il medico in questo caso ha addirittura concluso che con quelle lesioni sarebbe stato impossibile anche provare a lavorare.

Avuta quindi la (doppia) documentazione  medica  necessaria, il signor Duran si è rivolto al pubblico ministero della Corte di Caldiran e ha chiesto l’apertura di un’indagine sull’accaduto.  Non solo violenze fisiche, ma anche minacce e una pistola puntata continuamente alla testa dal gendarme Y.A sono state oggetto della testimonianza portata da Duran alla Corte.

Il 7 dicembre 2005 Y.A chiamato in giudizio  dal pubblico ministero, ha riferito che l’arresto del ricorrente era avvenuto alle 19.35  e non alle 17, e subito dopo l’arresto era stato esaminato da un medico prima della sua detenzione. In quello stesso esame erano già state riscontrate le ferite e i lividi denunciati dal signor Duran; in sintesi, era già arrivato al carcere ferito. Per questo motivo le accuse mosse nei suoi confronti non avevano fondamento, visto che non poteva essere ritenuto responsabile di qualcosa che esisteva già prima dell’inzio della detenzione del ricorrente.  Per  Y.A è quindi irrazionale parlare di maltrattamenti subiti in caserma.

Il 13 dicembre 2005 il procuratore della Corte di Caldiran ha deciso di non perseguire Y.A per l’imputazione che era stata prevista a suo carico;  ha sostenuto  infatti che non vi erano prove sufficienti per acusare Y.A.

Questa sentenza è stata impugnata dal signor Duran il 20 febbraio 2006. Portando ulteriori prove e confessioni dettagliate, il ricorrente ha sostenuto che il giorno dell’arresto, era stato preso in custodia alle 17:00 ed era stato picchiato nel comando gendarmeria fino a pochi minuti prima di essere portato dal medico per svolgere la visita . Le due relazioni mediche erano identiche, prima e dopo l’arresto, e soprattutto non c’era alcun testimone che potesse provare l’orario dell’arresto, avvenuto per la gendarmeria alle 19.35, per lui alle 17 (2 ore sono più che sufficienti per picchiare una persona…)

Questa impugnazione tuttavia non ha avuto esito positivo ed è stata respinta il 15 marzo 2006 dalla Corte d’Assise di Van che ha ritenuto “svolta in modo adeguato” l’indagine condotta dal pubblico ministero .

CORTE EDU:   Con una lettera del 23 luglio 2009 l’avvocato del signor Duran, si è rivolto alla Corte, presentando le dichiarazioni di due residenti del villaggio che avevano assistito all’arresto intorno alle 16.30 del 18 aprile 2005.

Il Signor Ahmet Duran si è rivolto alla Corte lamentando ai sensi dell’Art 3 Cedu di essere stato sottoposto a maltrattamenti durante la sua permanenza in custodia presso il comando della gendarmeria di Caldiran e che l’inchiesta relativa alle sue accuse  fosse stata inefficace.

La Corte valuta il caso e pone in essere un ragionamento complesso, da un duplice punto di vista, sostanziale e procedurale.

  • Dal punto di vista sostanziale, la Corte ricorda che le accuse di maltrattamento devono essere supportate da prove adeguate e per valutare questi elementi ci si basa sul principio della prova “oltre ogni ragionevole dubbio”, nel caso di specie, anche se ci sono i referti medici (prima e dopo l’arresto) che attestano le violenze fisiche, non è possibile stabilire, sulla base di questi referti, se tali ferite erano il risultato della presunta violenza fisica inflitta al ricorrente alle 17 o alle 19.35. A questo proposito, la Commissione osserva che il ricorrente è stato visitato da un medico per la prima volta alle 19:35 quel giorno. Inoltre, secondo il registro  ufficiale tenuto presso il comando della gendarmeria, è stato preso in custodia alle 20. La Corte ritiene che, nonostante le accuse del ricorrente e le testimonianze dei due residenti del villaggio, non si può concludere al di là di ogni ragionevole dubbio che il ricorrente sia stato preso in custodia presso il comando della gendarmeria prima di essere visitato da un medico. Per questo motivo, non si può affermare l’avvenuta violazione dell’Art 3 Cedu, sotto il suo aspetto sostanziale.
  • Dal punto di vista procedurale, la Corte ricorda che l’Art 3 della Convenzione impone alle autorità di effettuare un’indagine ufficiale ed efficace nel momento in cui ci sono delle accuse relative a maltrattamenti “discutibili” o che “sollevano un ragionevole sospetto”. E’ necessario il rispetto delle norme minime per quanto riguarda l’efficacia delle indagini, ovvero: l’inchiesta deve essere indipendente, imparziale e soggetta a controllo pubblico, e le autorità competenti devono agire con diligenza e prontezza esemplare. Nel caso di specie, a causa della mancanza di prove concrete, non è stato facile appurare se il ricorrente sia stato maltrattato come da lui sostenuto, tuttavia si è tenuto conto delle relazioni mediche che indicano lesioni varie e ferite sparse in tutto il corpo. La Corte, nello specifico osserva che con la decisione di non perseguire Y.A, il procuratore si era basato solamente sulla validità dei referti medici, senza mettere in discussione l’identica formulazione dei primi due, nonostante questi fossero stati stilati da due medici diversi.  Il pubblico ministero avrebbe dovuto infatti chiedere un altro referto medico dopo l’impugnazione del ricorrente e proseguire l’indagine. Ma ciò non è successo, anzi, ci si è basati solo sulle dichiarazioni rilasciate da Y.A durante l’interrogatorio svolto addirittura dopo 7 mesi dallo svolgimento dei fatti. Per questo motivo la corte ritiene avvenuta la violazione dell’Art 3 della Convenzione sotto il suo aspetto procedurale, ma poiché il ricorrente non ha presentato una domanda di equa soddisfazione, si ritiene pertanto che non debba essere attribuita alcuna somma in danaro come equa soddisfazione del danno subito.

Questa vicenda abbastanza complicata trova quindi la sua soluzione ed è importante sottolineare il ragionamento (e le successive motivazioni) che opera la Corte, la distinzione tra aspetti sostanziali e procedurali dimostra come la tutela per i ricorrenti venga messa al primo posto dell’attività giurisprudenziale di Strasburgo. L’applicazione delle norme non è quindi un qualcosa di immediato, diretto o consequenziale, ma in alcune situazioni, come questa necessità di indagini e soprattutto interpretazioni più approfondite e incisive.

 

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Duran v. Turchia del 28 Agosto 2012.

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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