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Russia sposta il luogo e riduce la durata di una manifestazione. Tutti d’accordo?

Libertà di espressione – Sentenza Berladir e altri v. Russia, 10 luglio 2012

Quanto potrà mai esser contestata e ridotta la libertà di espressione e associazione? Qual è il confine della discrezionalità amministrativa? La Corte cerca di risolvere il caso scoppiato il Russia, e proprio quando si giunge all’ “ultimo grado di giudizio”, ecco che la questione rivela la sua intricata e poco definita natura, tanto che nella Prima Sezione ben due giudici dissentono dalla maggioranza.

IL CASO –  Mosca nel novembre 2005 diviene sipario di un incontro pubblico autorizzato denominato “La destra del marzo” “the Right March”  che vede come protagonisti molteplici movimenti ed organizzazioni, ad esempio quella contro l’immigrazione clandestina, con l’obiettivo dichiarato di commemorare la liberazione dall’occupazione di Mosca esprimendo anche l’insoddisfazione riguardo all’ingente flusso di immigrati in Russia.

La risposta avviene quasi immediata per conto di un comitato antifascista il quale decide di organizzare una marcia il 27 novembre dello stesso anno. L’evento viene pianificato in maniera tale da creare quanto più scalpore possibile, difatti nei progetti degli organizzatori il corteo avrebbe dovuto progredire per un periodo di ben due ore, ed attraversare piazza Tverskaya, luogo adiacente agli uffici dl Sindaco della città medesima.

Purtroppo la richiesta inoltrata alle Autorità competenti non risconta un esito positivo poichè la manifestazione viene dirottata in un luogo diverso, nonchè piazza Tverskaya Zastava, e per un periodo dimezzato: un’ora anzichè due.

Nonostante la risposta negativa da parte delle Autorità, la manifestazione si svolge ugualmente, ma la polizia arresta alcuni dei partecipanti, tra cui il ricorrente Berlandir.

Il Giudice di Pace condanna a pagare una sanzione amministrativa che nonostante la contestazione in appello verrà confermata.

I ricorrenti lamentano le restrizioni adottate dalle Autorità Russe perchè violano gli artt. 10 e 11 della CEDU.

IL GOVERNO – Per il Governo il ricorso deve essere respinto, poichè è del tutto ragionevole per le Autorità cambiare la sede della manifestazione, in quanto i ricorrenti avrebbero potuto manifestare in Piazza Tverskaya Zastava, in pieno centro città, in uno spazio molto più ampio.

I RICORRENTI –  I ricorrenti ricordano che proprio il cambiamento di sede da parte delle Autorità, l’arresto e le pene inflitte nell’ambito del procedimento amministrativo, sono la riprova del fatto che c’è un’interferenza con il loro diritto di riunione pacifica. Inoltre la motivazione dell’autorità espressa in data 24 novembre 2005 non incontra chiarezza, dal momento che non vi è specificato la ragione che sottende il diniego.

LA CORTE EDU – La Corte EDU spiega che il sol fatto di chiedere un’autorizzazione per una manifestazione non risulta incompatibile con l’art 11 della CEDU, e di conseguenza è dovere dello stato membro applicare adeguate sanzioni a coloro i quali non rispettano gli obblighi.

Infatti l’ingerenza dell’amministrazione, è stata prevista dalla legge, pertanto la Corte EDU ritiene ragionevoli le procedure di notifica o di autorizzazione per un evento pubblico, e che queste non invadano l’essenza del diritto ai sensi dell’art. 11 della Convenzione, fino a quando lo scopo della procedura è quello di consentire alle Autorità di adottare misure ragionevoli e appropriate, per grantire una riunione pubblica.

La Corte EDU ritiene inoltre che nelle circostanze del caso di specie  le Autorità nazionali hanno agito entro il loro ambito di apprezzameto e fornito una motivazione  sufficiente. Piazza Tverskaya Zastava è nel centro della città e dispone di uno spazio sicuramente più ampio.

Per questi motivi l’interferenza era proporzionata e necessaria per prevenire i disordini e proteggere i diritti e le libertà altrui, di conseguenza per la corte non vi è violazione degli artt. 10 e 11 della Convenzione.

DISSENTING OPINION – La decisione della Corete EDU non è pacifica dal momento che ben due giudici,la Presidentessa Valic´ e il giudice Klover, contestano il dispositivo.

Innanzitutto per i due giudici non ci sono legittime ragioni per ridurre la durata da due ad un’ora la manifestazione, in seconda analisi, dal momento che il luogo di svolgimento di tale evento è risulato essere di peculiare importanza per gli organizzatori, ecco che ciò può costituire un’interferenza con la libertà di riunione.

La materia delicata della libertà di riunione spesso viene scavalcata per motivi di ordine pubblico. Il bilanciamento di interessi, il caso ce lo dimostra, non può per alcun motivo esser il frutto di una frettolosa e inesatta valutazione, il parere contrario di due giudici, è forse la spia pro futuro dell’attenzione minuziosa che deve esser riservata alla disamina di simili casi.

 

La sentenza originale è reperibile qui: Sentenza Berladir e altri v. Russia

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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