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Detenuta in 2.5 metri quadrati: Moldavia condannata

Trattamenti degradanti – Sentenza Plotnicova v. Moldavia, 15 maggio 2012

La sig.ra Lidia Plotnicova, nata nel 1950 a Chisinau, abile imprenditrice, con buona fortuna nel 1999 viene designata imprenditrice dell’anno. Ma come si può intuire la lungimiranza dell’imprenditore deriva anche dal fatto di saper gestire ed investire del danaro non suo, ma che ha avuto in prestito. È proprio quello che è accaduto alla sig.ra Plotnicova, la quale per portere a termine l’affare concluso con una ditta francese di cosmetici, che avrebbe poi importato e rivenduto in Moldavia, riceve da quattro finanziatori un totale di 79.000 euro.

Tuttavia non riesce a restituire entro i termini concordati il danaro ai suoi creditori, che stanchi di aspettare si tutelano con l’arma più immediata, la denuncia penale. L’11 novembre 2002 viene avviata un’indagine penale nei confonti della ricorrente, che il 4 febbraio il tribunale dipone per lei la custodia cautelare. Sin dai primi giorni, a causa delle cattive condizioni di salute – delle quali però non viene fatta menzione – la ricorrente viene trasferita in ospedale e curata, ma sino al 28 maggio 2003, data del suo trasferimento al carcere n. 13, a causa delle precarie condizioni di salute, in ospedale ci ritonerà un’altra volta.
Intanto il processo va avanti, e l’investigatore a capo delle indagini riesce ad ottenere dalle autorità francesi materiali circa gli affari della Plotnicova. A conclusione della sortita d’oltralpe, due sono i volumi che in processo, più e più volte, la difesa insiste affinchè vengano ammessi come materiale di prova, ma un ostacolo insormontable si presenta agli occhi della Corte: la lingua in cui sono scirtti  i fascicoli, cioè il francese.

In nessun grado del giudizio si verrà a conoscenza del contenuto di suddetto materiale.

Bisogna ricordare inoltre che soltanto due dei quattro testimoni citati dalla difesa verrano ascoltati in udienza.
Il processo si conclude  in Appello con la condanna della Plotnicova a 10 anni di carcere, perchè è vero – afferma la Corte – che l’imputata ha sempre confermato per iscritto i suoi debiti nei confronti dellle vittime, ma d’altra parte avrebbe sempre evitato di afforontare i creditori perchè non aveva alcuna intenzione di pagarli. Il tribunale ha dato rilevanza pressochè nulla alle ricevute di pagamento effettuate ai creditori, che certamente non coprivano tutto l’importo, ma che rappresentavano comunque un inizio.

Dopo aver raccontato questo intricato antefatto, ci concentreremo sulla condizione della detenzione scontata da Lidia Plotnicova nel periodo che va dal 13 marzo 2003 al 26 marzo 2009 giorno in cui è stata rilasciata.

CORTE EDU – Le inumane ed indecenti condizioni riservate ai detenuti hanno confermato ancora una volta, nonostante le precedenti condanne della Corte EDU, la sciagurata abitudine dello Stato Moldavo. Infatti la Ricorrente si rivolge in Corte EDU lamentando l’inosservanza dell’art.3 CEDU, a causa delle condizioni disumane durante la permanenza in carcere.
Nella denuncia la ricorrente spiega che in prigione è stata costretta a cibarsi di pietanze immangiabili, per non parlare poi delle celle, veri e propri tuguri -10 merti quadrati- condivisi, pensate da ben 6 persone.
La Corte EDU rileva che la ricorrente ha fornito una descrizione dettagliata delle sue condizioni di detenzione, tra cui per l’appunto le celle sovraffollate e la scarsa qualità degli alimenti.

Rispondendo alla linea difensiva del Governo che poneva la Moldavia nell’alveo della legalità, la Corte attesta che nessuna delle celle in cui la ricorrente Plotnicova aveva “soggiornato” superava i 2,5 metri quadrati, dato significativamente inferiore al minimo consentito, 4metri quadrati.

Per quanto riguarda invece la quantità e la qualità del cibo, la Corte EDU rileva che il Governo non ha fornito dettagli specifici circa la prova contraria, in buona sostanza non è stato in grado di dimostrare il contrario.
Il tribunale quindi constata che vi sono tutti i requisiti per ammettere il ricorso della Sig.ra Plotnicova ai sensi dell’art.3 della Convenzione, e riconosce la violazione dell’art 3 CEDU sul divieto di trattamenti inumani e degradanti.
La ricorrente nella stessa sede denuncia anche la  violazione dell’art.6.3 della Convenzione perchè il tribunale nazionale non ha tradotto i documenti provenienti dalle indagini effettuate in Francia riguardo la ditta di cosmetici che avrebbe concluso affari con la ricorrente Plotnicova, e per di più il medesimo tribunale non ha ammesso l’audizione di due testimoni proposti dalla difesa.

Per la Corte EDU il silenzio dei giudici moldavi circa le numerose istanze riguardo i fatti sopra citati costituisce un grave problema ai sensi dell’art.6, scendendo nei particolari ammonisce la tesi del Governo che giustifica il rifiuto dell’acquisizione documentale, per il sol fatto che l’accusa non li ritenesse rilevanti.

C’è  incompaibilità con il dettato normativo, dunque violazione dell’art.6.3 della Convenzione.

A Strasburgo la Corte EDU evitando di prendere in considerazione le esorbitanti cifre chieste dalla Plotnicova come ad esempio 1.000.000 per i danni causati allla sua reputazione di donna d’affari, o i 39.562 euro per la perdita complessiva della sua attività, o come ancora i 50.000 euro per le spese mediche, liquida 4.500 euro per danno non patrimoniale e 100 euro per i costi e le spese.
La Moldavia continua inesorabile a non sanare le sue gravi lacune in diritti umani, la Corte soprattutto in questa sentenza rimarca l’inaccettabile situazione, usando toni duri quanto perentori.  Moldavia è un’altra sconfitta nell’album di Famiglia.

 

La sentenza originale è reperibile qui: Sentenza Plotnicova v. Moldavia del 15 Maggio 2012.

 

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

One comment

  1. Io conosco di sicuro che nella sentenza del tribunale Moldavo contro Lidia Plotnicova, c’è stata corruzione da parte dei giudici, istigati dal potente Valentin Borisovici Lescinski, un multimilionario della mafia russa che attualmente ha un importante incarico nel municipio di Mosca.
    E’ di vitale importanza considerare che Valentin Borisovici Lescinski faceva parte del governo Moldavo durante l’Unione Sovietica, e che soprattutto è il marito di Valentina Lescinskaya che in questo caso, è la principale creditrice di Lidia Plotnicova (e purtroppo è anche la sua cognata), avendole prestati 45.000 Dollari.
    Valentina ha sempre dichiarato in privato che avrebbe voluto vedere “marcire per tutta la vita in prigione” Lidia Plotnicova, perché riteneva di essere stata derubata. Questa è tutta la verità ignorata anche da Strasbourgo. Grazie per l’attenzione.
    Caroline Sandon

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