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Ucraina: la testardaggine della Corte Suprema che dilata i tempi della Giustizia

Equo Processo – Sentenza Firma Veritas, Tov v Ukraine, 15 maggio 2012

Una Corte suprema che innumerevoli volte respinge e annulla le decisioni conformi dei due gradi inferiori mette a rischio la buona uscita del processo.

IL CASO – Il ricorrente è una società a responsabilità limitata registrata a Dnipropetrovsk (Ucraina) : Veritas Firma, TOV.

Prima serie di procedimenti

Ne giugno 2005, la Società ricorrente  deposita un reclamo, coltro la società E, perso la Corte Commerciale della Regione Dnipropetrovsk , richiedendo atti esecutivi per il recupero dei crediti dovuti per servizi legali.
Due mesi dopo la Corte ha accolto la richiesta della Società. Nell’ottobre 2005 la richiesta viene confermata anche dalla Corte d’Appello di commercio Dnipropetrovsk, che solo in parte modifica e si discosta dalla sentenza della Corte di primo grado.
Il 14 febbraio 2006 la questione giunge all’ultimo grado, La Corte Suprema del Commercio conferma la decisione delle Corti commerciali inferiori, ma La Corte Suprema non è dello stesso parere e predispone l’annullamento della sentenza suddetta, richiedendo il riesame della causa.

Il processo ripercorre di nuovo il percorso ordinario. L’udienza viene fissata per il 30 maggio 2006 alla presenza dei rappresentanti legali della società E in assenza dei legali della Società ricorrente perché non debitamente informati. La Corte Commerciale di Primo Grado, riaccogliendo le richieste della Veritas Firma TOV, predispone il pagamento della somma dovuta, una penale e le spese giudiziali alla società convenuta.
Sentenza confermata anche dalla Corte commerciale d’Appello, il 13 febbraio 2008.
La Società E, non accettando le pronunce delle Corti Commerciali, deposita un ricorso alla Corte Suprema, richiedendo una proroga ai termini utili per depositare il ricorso, a causa del ritardo nel ricevere una copia della sentenza della Corte commerciale di secondo grado.

La Corte Suprema, il 13 maggio 2008, annulla le decisioni della Corte Commerciale D’appello, ritenendo le disposizioni dei tribunali infondate ed erronee.

foto di Loris Silvio Zecchinato

 Seconda serie di procedimenti

Nel giugno 2005, la Società ricorrente ha depositato l’ennesima denuncia al Tribunale di Commercio contro la società E per il recupero dei crediti per i servizi legali.
Il 12 dicembre 2005, la Corte ha pronunciato una sentenza con lo stesso dispositivo delle sentenze precedenti. Il 7 giugno 2006 la Corte Superiore di commercio  ha annullato e rinviato la causa per un nuovo esame.

Il 29 novembre 2011, la Società ricorrente ha comunicato che, in seguito al riesame del caso, la sua richiesta era poi stata permessa in parte, la decisione finale è stata pronunciata dalla Corte Superiore di commercio il 15 ottobre 2008.

I RICORRENTI – depositano un ricorso contro l’Ucraina alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, denunciando la presunta violazione dell’art 6 CEDU paragrafo 1 (Diritto ad un equo processo) per l’irragionevole durata del contenzioso e la mancata imparzialità e terzietà della Corte Suprema. Richiede – in fine – 253,767  euro e 20.000 euro a titolo di danno patrimoniale e non patrimoniale.

IL GOVERNO – riconosce che con l’annullamento delle decisioni della Corte d’Appello e del Tribunale, la Corte Suprema aveva superato le sue competenze come previsto dall’articolo 111-18 del codice di procedura commerciale. Ma tende a precisare che in circostanze eccezionali, il più alto organo giudiziario competente ad interpretare la legge potrebbe prendere una decisione che non era strettamente previste dalla legge. In fine, il Governo osserva che la normativa interna è stata modificata nel luglio 2010 e che la Corte Suprema non era più competente a riesaminare i casi commerciali come una seconda istanza della Corte di Cassazione. Preso atto di questo fatto, dopo aver rimediato a questa situazione, Stato si è dispensato da responsabilità.

LA CORTE EDU – riunita in Quarta sezione, con la sentenza emanata il 15 maggio 2012, riscontra la violazione dell’art 6 CEDU paragrafo 1 perché la Corte Suprema non era “un tribunale istituito dalla legge” durante il nuovo esame del caso nella prima serie di lavori. Predispone, in fine, che lo Stato convenuto debba versare 1.500 euro a titolo di danno non patrimoniale alla Società ricorrente.

L’inusuale storia di una Corte Suprema che per più volte respinge una decisione conforme dei precedenti gradi di giudizio, in un caso che non presenta cavillosità o particolari problematiche di diritto. Comportamenti di tal genere possono arrecare gravi danni alle parti e scalfire la certezza del diritto.

 

La sentenza originale è reperibile qui : Sentenza Firma Veritas, Tov vs Ukraine del 15 maggio 2012.

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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