Home / Categorie Violazioni CEDU / Bulgaria : un diritto di proprietà che cerca attenzione da 25 anni

Bulgaria : un diritto di proprietà che cerca attenzione da 25 anni

Diritto ad un equo processo – Sentenza Kotsev And Ermenkova v. Bulgaria, 10 maggio 2012

Che tutela possiede un proprietario che sta costruendo un edificio? Ci si può opporre ad un ordinanza di un sindaco? L’irragionevole durata di un caso irrisolto tra l’ordinanza del sindaco e un diritto di proprietà.

IL CASO – i ricorrente sono due cittadini bulgari, sig. Valentin Konstantinov Kotsev e la sig.ra Yarmila Anguelova Ermenkova. Il sig. V. k. Kotsev  è morto il 20 novembre 2005, e la sua vedova ha deciso di portare avanti il procedimento a suo nome insieme al figlio minorenne : il sig Vladislav Valentinov Kotsev.

I ricorrenti, insieme con i genitori di un sig. BI, sono stati comproprietari di un edificio e del terreno su cui sorgeva a Sofia. In cinque occasioni (nel marzo e nel luglio 1996, marzo e giugno 1999 e giugno 2005 ), le autorità hanno predisposto la sospensione della costruzione o la demolizione dell’edificio. Il sig. Bi si oppose a questi ordini mediante ricorsi giurisdizionali.

Cartina politica della Bulgaria

Procedimenti avviati nel 1996

Il 21 marzo 1996 il sindaco, sottolineando illegalità dell’edificio eretto dal sig. Bi e l’impossibilità di legalizzarlo, ne preordina la demolizione. Un mese dopo, il sig. BI si oppone all’ordinanza del sindaco davanti alla Corte distrettuale di Sofia. Partecipano al ricorso, tre anni dopo, anche i ricorrenti, il fratello e la moglie del sig. BI.

Un totale di 15 udienze si sono svolte – per i motivi più disparati – tra 8 giugno 1999 e il 26 ottobre 2007 a intervalli compresi tra quattro e otto mesi. In Cinque udienze le parti hanno omesso di presentarsi perché  non furono debitamente convocate. Almeno sei udienze, tra il gennaio 2005 e l’ottobre 2007, sono state sospese per mezzo di una lettera rogatoria, per garantire la convocazione di un partito dello stesso indirizzo del sindaco a Toronto, in Canada.

La Corte della città di Sofia ha pronunciata una sentenza, in una data imprecisa del 2010. Anno in cui i procedimenti erano già giunti alla Corte di secondo grado.

Procedimenti instaurati nel 1999

Nel giugno le autorità di controllo degli edifici ordinano a sig. BI di abbattere l’edificio che aveva costruito. Nel luglio dello stesso anno, il sig. BI e suo moglie per l’ennesima volta fanno ricorso all’ordinanza dinanzi alla Corte della città di Sofia. Dopo la prima udienza tenutasi il 26 novembre 1999, si sono svolte all’incirca una ventina di udienze fino al febbraio del 2006, con intervalli che andarono dai due ai nove mesi. Almeno quattro udienze sono state rinviate a causa della inidonea convocazione delle parti, compreso il fratello del sig. BI che viveva in Canada. Nel 2002 morì il sig. Bi, il processo venne proseguito dalla vedova. Dalle note dei ricorrenti si apprende che il procedimento era ancora pendente dinanzi alla Corte nell’ottobre del 2010.

Le denunce presentate dai ricorrenti

I ricorrenti, dopo i vari contenziosi infruttosi, in tre occasioni presentano una denuncia contro il Comune di Sofia davanti la Corte e il Consiglio Supremo Giudiziario per l’eccessiva lentezza dei procedimenti a cui erano parti. Il ministro della Giustizia risponde, nel 2007, comunicandogli che non c’erano ritardi imputabili alle autorità governative. Ma nel 2002 il ministro della giustizia informò le autorità locali che parteciparono al contenzioso che riguardava i ricorrenti, a seguito di un ispezione effettuata da un rappresentante  dell’Ispettorato del Consiglio giudiziario supremo,che c’era un eccessivo ritardo dovuto all’abuso del processo del sig. BI .

I RICORRENTIdepositano un ricorso contro la Repubblica della Bulgaria contro la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, contestando la violazione dell’articolo 6 CEDU paragrafo 1°(Diritto ad un equo processo), articolo 13 CEDU (Diritto ad un ricorso effettivo) e l’articolo 1 del protocollo n. 1.
I cittadini bulgari, anche se non furono né attori né imputati nei procedimenti ma in forza dei loro diritti civili in relazione alla loro proprietà che fu oggetto dei contenziosi, denunciano soprattutto la durata irragionevole dei due procedimenti. Il cui periodo in questione è durato tredici anni per i due livelli di giurisdizione nei confronti dei procedimenti avviati nel 1996 e dodici e cinque mesi per un grado per i procedimenti avviati  nel 1999. Richiedendo, inoltre, 14.000 euro a titolo di danno non patrimoniale, 7.000 euro a titolo di danno non patrimoniale e 1.900 per i costi e le spese sostenute dinanzi alla Corte.

LA CORTE EDU – riunita nella quarta sezione, il 10 maggio 2012, emana una sentenza nella quale dichiara che vi è stata violazione dell’ art 6 CEDU paragrafo 1; ritiene che non c’è stata alcuna necessità di esaminare la denuncia ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo n 1.  Predispone, infine, che lo stato convenuto debba versare:

  • 7.000 euro in materia di danno non patrimoniale
  • 1000 euro per quanto concerne le spese e i costi.

Un caso rimasto irrisolto a livello nazionale. Un contenzioso che ha lasciato in bilico più di una famiglia; ben 25 anni trascorsi a ricercare una soluzione, una verità – mai trovata – tra un diritto di proprietà e un ordinanza del sindaco . A volte le macchine della giustizia sono davvero troppo arrugginite.

 

La sentenza è reperibile qui : Sentenza Kotsev And Ermenkova v. Bulgaria del 10 maggio 2012.

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top