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Malato attende cure in carcere. Ricorsi interni insufficienti: Grecia condannata

Giusto processo – Sentenza Liartis c. Greèce, 10 maggio 2012

A Tirintha, in questo momento, un uomo sconta ancora la sua pena, che non è solo quella che gli è stata comminata dal giudice nel 2008, poiché quest’uomo ne sconta una seconda, quella inflitta dalla sua salute malandata che gli provoca lancinanti dolori ed un’esistenza sofferta.

IL CASO – A seguito di una rapina a mano armata compiuta nel 2006, Liartis quattro anni dopo viene condannato dalla Corte d’Appello di Atene a 7 anni e 9 mesi di carcere duro.

Nel 2007 durante la permanenza in carcere gli viene diagnosticato una iperostosi della porzione mastoide destra del cervello, il mese successivo  un medico chirurgo dell’spedale Gennimatas Georgios rileva che il richiedente deve essere sottoposto nell’immediato ad un’operazione chirurgica, raccomanda inoltre, a causa della lunga lista d’attesa il trasferimento in un’altra clinica.

Il 28 agosto dello stesso anno, viene riscontrato al sig.Liartis un’acuta lombalgia.

Nonostante le richieste di Liartis presentate all’autorità carceraria di Korydallos, queste temporeggiano circa l’intervento chirurgico e gli prescrivono nuovi esami, tutto ci’ avviene il 16 novembre 2007.

Il 30 ottobre 2008 un chirurgo visita il paziente nella prigione di Korydallos, accerta che soffriva di emicrania e tinnito a causa del tumore benigno, nota anche che la lombalgia, provoca a Liartis una significativa compressione dei nervi sottostanti, il suo parere è nettamente a favore di intereventi chirurgici. Durante la fine del 2008 e per tutto il 2009 Liartis si sottopone ad innumerevoli altre visite mediche che confermeranno in tutto e per tutto l’esito delle precedenti.

Il 30 settembre 2009 il medico ST con un certo allarme afferma il necessario ricovero  in un centro medico specializzato.

In questo arco di tempo, facendo una ricognizione, il ricorrente presenta alle autorità carcerarie dieci applicazioni in cui spiega la condizione medica e chiede il trasferimento in un centro medico specializzato.

Inutile dire che la Corte d’Appello respinge tutte le richieste di sospensione della pena.

Finalmente il 27 ottobre 2010 viene operato nell’ospedale di Evangelismos. Liartis rifiuta invece gli interventi chirurgici relativi all’iperostosi

Corte EDU – Il ricorrente fonda la sua denuncia sugli artt. 3 e 13 della CEDU.

La Corte in merito all’art.13, rispondendo al governo riguardo all’esaurimento dei ricorsi interni, ed aggiunge che secondo l’art.35.1 l’esaurimento dei rimedi interni, correlato alle violazioni subite deve essere disponibile e sufficiente. Nel caso di specie il ricorrente per ben quattro volte ha intentato ricorso in Corte d’Appello, denunciando l’impossibilità concreta di curare in carcere le proprie malattie.

La Corte EDU rileva pertanto che l’appello non fornisce in realtà alcuna garanzia, c’è dunque violazione dell’art 13 CEDU.

Per quanto concerne invece la denuncia della violazione ex art.3  la Corte spiega che il deterioramento delle condizioni di salute del detenuto di per sé non gioca un ruolo decisivo in conformità con l’art.3 della convenzione. Nel caso preso in considerazione la Corte rileva che le censure della ricorrente non si riferiscono alla sua capacità di scontare la pena o all’adeguamento delle condizioni generali di detenzione rispetto alla sua salute. Si riferisce infatti al ritardo nel trattamento chirurgico, dunque al relativo e tempestivo trasferimento in un centro medico specializzato. Sulla iperostosi la Corte ha rilevato che il sig. Liartis è stato continuamente sorvegliato clinicamente, e che le autorità carcerarie hanno manifestato sempre la volontà di fornire un trattamento medico adeguato. È stato proprio il ricorrente a non volere l’intervento a causa di un forte stress e ansia.

Non vi è alcuna violazione in proposito.

Anche rispetto alla lombalgia acuta la Corte non riscontra alcuna violazione dell’art 3 CEDU perché l’intervento è stato effettuato, e le acutizzazioni precedenti a tale intervento sono un naturale deterioramento della malattia.

12000 euro il governo dovrà corrispondere per danni morali al Sig. Liartis, e 369 euro per costi e spese.

La Corte così pone fine ad un caso che sicuramente porta con sé i suoi lati stridenti, lasciando l’amaro in bocca proprio sull’art 3: la salute di un uomo gravemente malato sembra quasi che venga soppesata come merce a lunga scadenza. Ma Così è deciso.

 

La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Liartis c. Greèce del 10 maggio 2012.

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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