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Gran Bretagna: anche i sentimenti vanno tutelati dalla tortura

Divieto di tortura  – Sentenza Ms v. United Kingdom, 3 maggio 2012

Si ha sempre cura dei sentimenti e delle conseguenze emotive di una detenzione su un soggetto affetto da disturbo mentale? Ha rilevanza la sfera soggettiva e psichica di un recluso? La centralità del divieto di tortura.

IL CASO – Il ricorrente è un cittadino inglese, sig. MS, affetto da un’insufficienza mentale. Ha avuto anche una seria di condanne per furto con scasso, furto, aggressione.

Il 6 dicembre 2004, la polizia di Birmingham arresta il ricorrente mentre era seduto in macchina suonando il clacson ripetutamente, dopo aver assalito la sua zia . In seguito all’arresto è stato trasferito in una stazione di polizia, dove è detenuto legittimamente. Nella sua cella il Sig. MS è stato esaminato da Forensic Medical Examiner, il Dottore T. Dopo un attenta analisi sul comportamento, sul linguaggio e l’aspetto del detenuto, il Dottor T l’ha valutato inidoneo ad essere accusato di alcun reato.

Varie diagnosi

Successivamente si è resa necessaria una valutazione formale a norma del Mental Health Act 1983. Tale valutazione è stata realizzata da un “psychiatric specialist registrar”, il Dottore O, che ha riscontrato una malattia mentale sul detenuto tale da giustificare una detenzione nell’interesse della salute e sicurezza pubblica. Il ricorrente è stato anche visitato da un altro psichiatra specialista (il Dottore O’D), da un assistente sociale (Sig. G ) e da un infermiere di una comunità psichiatrica (il Sig. J). I quali hanno confermato che il ricorrente manifestava chiari segni di malattia mentale.

Dopo tutte le visite necessarie, la Polizia ha contattato la Clinica Reaside per provvedere a trasferire il ricorrente. Poco dopo il Dottor M, psichiatra consulente forense presso Reaside, viene informato della situazione. La clinica successivamente informa la polizia che non si poteva immediatamente provvedere al trasferimento del detenuto, che intanto rimaneva in custodia cautelare presso la polizia. Nei giorni successivi la Polizia mantiene i contatti con la clinica e il Dottore M per capire quando iniziare il trasferimento. Intanto le condizioni del detenuto in custodia cautelare  si aggravano. Il quarto giorno, il 9 dicembre, il ricorrente è stato liberato dalla custodia della polizia, e scortato in manette a Reaside.

Azioni legali contro l’autorità sanitaria locale

Il cittadino Britannico presenta dei reclami contro il Birmingham e Solihull Mental Health NHS Trust per negligenza, per violazione degli art 3 e 8 della Convenzione, e per malversazione degli uffici pubblici . L’Udienza si è tenuta davanti ad un giudice distrettuale secondo un giudizio di sintesi, su richiesta del convenuto, il 14 marzo 2007. Il giudice – nella sua pronuncia – pur accertando una violazione del dovere di diligenza del convenuto nei confronti del ricorrente, non riscontra alcun danno fisico o psicologico del ricorrente, quindi respige la domanda in base alla legge sui diritti umani, motivando la sua decisione in base al fatto che il Dottor M non poteva essere qualificato come un’autorità pubblica ai fini della legge, e la gravità del caso non era tale da ritenere che ci fosse stata una violazione dell’art 3 CEDU. Anche la domanda di risarcimento del danno sulla base dell’art 8 della CEDU è stata respinta.

Al ricorrente è stata concessa la facoltà di ricorre in appello. Il caso è stato esaminato nella Birmingham County Court dalla giudice M, che ha respinto il ricorso perché era privo di alcun dettaglio in prove mediche di qualsiasi danno fisico o psichiatrico cagionato al richiedente. Dalla sentenza d’appello si evince come il Giudice M ritenga che in questo caso si debba considerare il dottor M come una “autorità pubblica”, ma riconferma le conclusioni del primo grado per quanto riguarda la denuncia di una presunta violazione degli articolo 3 e 8 della convenzione .

Il SIG. MC – Deposita un ricorso contro il Regno Unito di Gran Bretagna e l’Irlanda del Nord presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in base alla presunta violazione degli artt 3 e 13 Convenzione. Il ricorrente infatti contesta il trattamento inumano e degradante in cui è stato detenuto in cella dalla polizia per un tempo eccessivo da quanto previsto dal Mental Health Act 1983.

Nel suo ricorso si evince come le autorità competenti non manifestarono l’intenzione di umiliarlo ma non ebbero le dovute premure e non risolsero il caso con l’adeguata celerità che le condizioni mentali del detenuto richiedevano. Infatti tutti i professionisti, i medici che lo visitarono notarono che era in uno stato di agitazione e angoscia oltre che in uno stato poco dignitoso e di mancanza d’igiene. Il sig. MS richiede, inoltre, alla Corte di riconoscerli 6.000 euro a titolo di risarcimento per danno morale e un totale 13.975 euro per le spese di consulenza sostenute per il procedimento dinanzi alla Corte.

IL GOVERNO – ha precisato che non ritiene accettabili le circostanze e le condizioni di detenzione del ricorrente, ma queste non giustificano la classificazione come trattamenti contrari all’articolo 3 CEDU. Affermando che i sintomi del ricorrente erano manifesti, ma la sua storia medica, compresa la sua reazione al farmaco psichiatrico, era sconosciuta, questo poneva dei rischi che dovevano essere gestiti con attenzione per la sicurezza personale del richiedente, nonché per quella del personale del Reaside. Ritenendo, inoltre, la valutazione dei fatti come forzata e le condizioni che ha denunciato non sufficienti a raggiungere la soglia di gravità prevista dall’articolo 3 della Carta. Il Governo continua assicurando che la cura del detenuto è stata la prima preoccupazione e che tutti cercarono di realizzarla il prima possibile mediante il suo trasferimento nella clinica.

LA CORTE EDU – Riunita in Quarta Sezione, il 3 maggio 2012, dichiara all’unanimità che vi è stata violazione dell’ art 3 CEDU e rigetta la presunta violazione dell’art 13 CEDU per sei voti contro uno. Predisponendo, in fine, che lo Stato convenuto debba versare al contribuente 3000 euro a titolo di danno non patrimoniale e 8150 euro in materia di costi e spese.

La corte, nella sentenza, riconosce la legittimità dell’arresto, quando afferma che il ricorrente “aveva appena perpetrato un assalto violento a sua zia e, nel suo stato di forte agitazione, poneva un ovvio pericolo sia per la sicurezza pubblica, nonché a se stesso”. Ponendo quindi i presupposti per un arresto. E ritiene anche che le autorità hanno fornito viveri e bevande in maniera adeguata senza far sollevare nessuna censura da sottoporre a loro. Ma resta il fatto, tuttavia, che il ricorrente era in uno stato di grande vulnerabilità durante l’intero periodo presso la stazione di polizia. Necessitando di un adeguato trattamento psichiatrico, in quanto indicato da ciascuno dei professionisti e medici che lo visitarono. La Corte ritiene, quindi, che questa situazione, che si è mantenuta fino a quando non  è stato trasferito al Reaside, ha diminuito la sua fondamentale dignità umana.

Da questo vicenda, soprattutto grazie alla costruzione intellettuale della Corte, si evince come uno dei valori fondamentali della società democratica: il divieto alla tortura. E’ uno strumento prezioso di opposizione e contrasto a trattamenti disumani, degradanti che deve, sì, tener conto di un livello minimo di gravità, ma tale livello è relativo. Relativo a tutte gli elementi oggettivi del caso, come la durata del trattamento, i suoi effetti fisici e mentali e, in alcuni casi, il sesso, l’età e lo stato di salute della vittima. Ma anche degli effetti soggettivi e delle ripercussioni psicologiche che un comportamento o un trattamento può arrecare al soggetto come i sentimenti della paura, angoscia e dell’inferiorità; in grado di umiliare o degradare la vittima e, eventualmente, rompere la resistenza fisica o morale di una persona.

 

La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Ms v. United Kingdom, 3 maggio 2012

 

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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