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In Russia le autorità si perdono in un bicchier d’acqua

Inondazione – Sentenza Kolyadenko and Others v. Russia 28 Febbraio 2012

Vladivostok è una città della Russia orientale ubicata in prossimità del confine con Cina e Corea del Nord. Questa città che conta all’incirca 600.000 abitanti la si ricorda forse perché possiede il più grande porto russo sul Pacifico o magari perché è l’ultima fermata della celebre Ferrovia Transiberiana.

IL CASO – Tuttavia nell’agosto del 2001 viene conosciuta per un’altra ragione: proprio in estate infatti è stata flagellata da una violentissima inondazione.

Il bilancio dei due giorni di alluvione fu terribile: un ponte ferroviario e altri 13 viadotti stradali crollarono, due chilometri di strada ferrata furono portati via dall’acqua, frane e smottamenti punteggiarono 250 chilometri di strade, caddero nove chilometri di linee elettriche, molte zone furono per giorni senza energia. Oltre ai danni ancor più raccapricciante fu che il bacino della diga ,da dove straripò il fiume, era abitato. È intuibile quale danno patrimoniale fu causato agli abitanti e alto rischio che venne a crearsi per le loro vite.

CORTE EDU – Dal 1998 questo problema venne sollevato all’interno della società statale che amministrava la diga ma questo avvertimento si perse nel silenzio, lasciando gli abitanti ignari del pericolo. Sei cittadini russi, vittime della devastante potenza delle acque, dopo aver in vano adito le autorità giudiziarie interne prima in sede penale e poi in quella civile ed avendo infine “esaurito le vie di ricorso interne” come vuole il dettato dell’art 35 della carta, hanno deciso di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Essa ha ritenuto con sentenza, presa all’unanimità e non definitiva, che ci fu violazione dellART 2 (Diritto alla vita),dell’ART 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare) dell’Art 1 del Protocollo n.1 (protezione della proprietà) nessuna violazione però dell’art 13 (diritto ad un ricorso effettivo).

Le varie perizie che vennero eseguite rilevarono che la diga stava in un forte stato di degrado, che il canale richiedeva una pulitura perché rami, immondizie e altri oggetti rallentavano il regolare scorrere dell’acque nel canale del fiume. Lo stato russo non ha presentato nessun inchiesta che facesse luce o verificasse la responsabilità delle autorità regionali e locali.

La corte valutati i fatti di merito e di diritto ai sensi dell’articolo 41(equa soddisfazione) ha deliberato che la Russia debba versare una somma complessiva di 47700 euro: al primo ricorrente 1.500 euro, ai ricorrenti terzo e quarto congiuntamente la somma di 11.500 euro e 4.700 euro al solo quarto ricorrente per il danno patrimoniale, ai ricorrenti terzo e sesto 20.000 euro a ciascuno, ricorrenti quarto e quinto 10.000 euro ciascuno per danno non patrimoniale.

Vicende del genere lasciano sempre l’amaro in bocca , è sempre stucchevole vedere come si debba solo rispondere di una catastrofe e mai prevenire o evitarla. Il dato che più ci lascia perplessi non è solo l’inosservanza da parte dello Stato russo dei diritti che sono racchiusi nella Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ma che lo Stato russo appaia totalmente ceco e sordo anche e soprattutto davanti alla sua stessa costituzione. Infatti nella costituzione della federazione russa all’ Articolo 42 si dichiara :“Ciascuno ha diritto ad un ambiente circostante favorevole, ad un’attendibile informazione sulle sue condizioni ed al risarcimento dei danno causato alla sua salute od al suo patrimonio dalla violazione delle norme ecologiche”. Di certo sarebbe giusto che i russi pretendessero almeno l’osservanza dell’anima giuridica di uno stato di diritto.

 

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Kolyadenko and Others v. Russia del 28 Febbraio 2012

 

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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