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Russia: alla ricerca della legalità perduta…

Diritto alla libertà e alla sicurezza – Sentenza Yevgeniy Kuzmin v. Russia; 3 Maggio 2012

Kuzmin viene arrestato l’8 settembre 2003 con l’accusa di aggressione aggravata e causa di morte per negligenza al fine di estorcere un confessione… accusa decisamente grave per un poliziotto. Dall’8 settembre in poi si susseguiranno numerose sentenze, che lo terranno in carcere per più di 11 mesi. Un pò troppo per essere una carcerazione preventiva. Vi sembra una soluzione coerente quella di usare mezzi illegittimi per arrivare alla verità della legge?

IL CASO – Kuzmin venne arrestato l’8 settembre . I giudici delle corti nazionali, adducendo alla pericolosità maggiore dell’accusato per la sua esperienza professionale nella polizia, prolungano la sua detenzione fino al 28 Novembre 2003. Se non che giorno 29 Novembre, quando Kuzmin chiede di uscire viene fermato dal capo dipartimento che, tira fuori una lettere arrivata nella notte dal procuratore Mariinsk, e lo obbliga a rimanere in carcere. Si scoprirà invece che la lettera giungerà solo l’1 di dicembre; non solo: in quella lettera non era stata prevista nessuna data per il rilascio. Al suo fascicolo Kuzmin avrà accesso solo dal 16 novembre in poi, a seguito di un ulteriore processo.

La detenzione preliminare durò per Kuzmin fin a luglio 2004 quando arrivò finalmente l’ultima sentenza, quella di condanna a 5 anni e sei mesi di reclusione. Decisione confermata dalla Corte Regionale nel settembre 2004. Le numerose sentenze per il prolungamento della detenzione preliminare iniziavano dal 22 dicembre, nella quale non era stata prevista nessuna data di rilascio; poi nel 26 Maggio 2004 era giunta una ulteriore proroga fino l’uno Settembre e il 19 Luglio fino all’uno dicembre 2004.

Ricapitolando Kuzmin entra a settembre in custodia cautelare e ci rimane 11 mesi fino all’arrivo della decisione finale. Tale trattamento appare in contrasto con la norma di procedura penale che prevede il limite di due mesi alla carcerazione preventiva, prorogabili dal giudice solo in casi particolarmente gravi a sei mesi.

Kuzmin tentò di avviare un procedimento contro Mariinsk, il procuratore che si era rifiutato di farlo uscire attraverso una lettera falsa (perchè innesistente fino a giorno 1 Dicembre). Kuzmin lamentava di essere stato trattenuto illegittimamente dal giorno 31 Ottobre fino al 29 Novembre. Le corti interne non rilevarono situazioni di reato in capo al procuratore e dichiararono la questione manifestamente infondata.

CORTE EDU – La sentenza della Corte di Strasburgo condanna la Russia per la violazione dell’art 5 CEDU.
Art 5 della Convenzione – Diritto alla libertà e alla sicurezza:

 c) se è stato arrestato o detenuto per essere tradotto dinanzi all’autorità giudiziaria competente, quando vi sono motivi plausibili di sospettare che egli abbia commesso un reato o vi sono motivi fondati di ritenere che sia necessario impedirgli di commettere un reato o di darsi alla fuga dopo averlo commesso;

Secondo i giudici di Strasburgo la violazione sussiste nel momento in cui le varie sentenze di proroga alla detenzione vengono sostenute tutte da una sola motivazione, ovvero dalla pericolosità dell’esperienza professionale dell’accusato. Motivazione di per sè valida e sufficiente solo nel momento dell’arresto,ma poi era necessario trovare motivi di pericolo grave e attuale, fatti che confermassero e giustificassero la privazione alla vita di Kuzmin.

 Non solo: a seguito della conclusione della fase d’indagine il rischio di inquinamento di prove o di minaccia a possibili testimoni necessariamente diminuisce ed è proprio da quei nuovi elementi di prova che si dovrebbero ravvisare nuove cause, tali per cui, un soggetto debba permanere nei luoghi di detenzione. Secondo la Corte EDU, ”il tenore delle sentenze appariva analogo e identico”, anche a distanza di molti mesi.

La Corte sottolinea inoltre che al momento di decidere se una persona debba essere rilasciata o trattenuta le autorità hanno l’obbligo ai sensi dell’articolo 5 § 3 di prendere in considerazione misure alternative per garantire la sua comparizione in giudizio, come ad esempio il divieto di lasciare il proprio comune. Misure espressamente previste dalla legge russa, finalizzate a garantire il corretto svolgimento delle indagini.

Credo che sia comprensibile lo stato d’animo di un giudice o procuratore che sia consapevole di rilasciare un accusato violento e che tenti di tenerlo fermo anche andando contro la legge. Ma se si supera quel sottile limite tra potere lecito e potere illecito, allora nessuna forma di legge potrà più essere valida. Verrebbero scardinati gli equilibri interni di un sistema giuridico democratico retti dalla generalità, dalla prevedibilità, dalla chiarezza… e si finirebbe nell’abuso, nella legge del più forte e nella soppressione di molti. Un sistema che funziona bene non è un sistema infallibile!

La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Yevgeniy Kuzmin v. Russia; 3 Maggio 2012

About Teresa Vozza

''Everything has been figured out, exept how to live''- la frase è di Jean-Paul Sartre, cosa ne pensate? Per qualsiasi risposta mi troverete a Piacenza all'università Cattolica del Sacro Cuore, nella facoltà di giurisprudenza.

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