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Minorenni trattati come adulti in processo,nessuna garanzia.Turchia condannata.

Giusto processo – Sentenza Tasçi et Damir v. Turquie, 3 maggio 2012

La Turchia, con i suoi parametri grossolani e con i suoi metodi poco ortodossi, attraverso i quali intende perseguire valori di giustizia, non fa certo degna  figura in Corte EDU,  vetrina giurisdizionale europea, che ancora una volta ammonisce il paese della Mezzaluna.

IL CASO – Tutto inizia con una bottiglia molotov lanciata il 13 novembre 2009, contro una sede di polizia nella città di Siirt estremo sud-est turco.

Il 24 novembre le indagini, anche grazie alla testimonianza di un anonimo, e di un agente di polizia, portano all’dentificazione di due colpevoli, entrambi minorenni, Tasçi e Damir, di 17 e 16 anni.

Il giorno seguente vengono interrogati dalla Procura di Siirt e successivamente portati di fronte al giudice della Corte distrettuale penale della città. Nonostante la dichiarata innocenza da parte dei due giovani imputati, a causa della qualificazione del reato, dell’esistenza di forti sospetti circa la commissione dello stesso, il giudice ne ordina la custodia cautelare.

Il primo dicembre viene respinto il ricorso di opposizione alla detenzione in attesa del giudizio. Il fatto sconcertante riguarda proprio l’esame del ricorso, che avviene senza un’udienza, tant’è che neanche il parere del Pubblico Ministero, raccolto nella medesima data, viene notificato ai ricorrenti e ai loro avvocati.

Il processo va avanti, il 4 gennaio 2010, presso la Corte d’Assise speciale di Diyarbakir, il Procuratore rivolge agli imputati le accuse di aver commesso un reato  per conto dell’organizzazione armata illegale PKKKurdistan WorkKurers Party – . Dieci giorni dopo arriverà ordinata la detenzione.

A seguito dell’entrata in vigore della legge 6008 del 22 luglio 2010, i minori non possono più essere giudicati dai tribunali speciali di Assise. Sei giorni dopo, infatti, il fascicolo di Tasci e Demir viene trasmesso, dalla Corte d’Assise speciale di Diyarbakir alla Corte d’Assise di Siirt. I capi d’accusa vengono confermati, viene ordinata la detenzione dei ricorrenti. La faccenda si complica, perché detta Corte il 17 settembre si dichiara incompetente, e rimette la questione al tribunale correzionale di Siirt. Per farla breve cambia la sede del giudizio per i due ragazzi turchi, ma non la pena. in data non precisata anche la il tribunale correzionale si dichiara incompetente e rinvia il caso in Corte di Cassazione, che l’11 ottobre 2011 rileva come competente a giudicare proprio il tribunale correzionale. La causa è ancor oggi pendente i due ragazzi, ancora in custodia cautelare.

Corte EDU –  A questi fatti, consegue immediato il ricorso in Corte EDU, premesso che non viene accolta la denuncia per la violazione dell’art.6 della Convenzione per mancato esaurimento dei rimedi interni, sono due le violazioni sulle quali andremo a porre la nostra attenzione. Ovverosia la violazione dell’ art 5 CEDU, nel 3 paragrafo, per quanto riguarda il diritto ad un giudizio ragionevolmente lungo, e nel 4.

Esaminando l’accadimento dei fatti con estrema precisione, la Corte accoglie la tesi avanzata dai ricorrenti Taci e Damir, i quali loro malgrado, durante tutte le fasi del giudizio, non sono mai stati trattati da minorenni. Ad aggravare la posizione delle autorità turche interviene sia il lasso di tempo che intercorre tra l’arresto e la custodia, ben 2 anni 1 mese e 3 giorni, che il motivo fondante di ogni sentenza e grado, ossia la particolare natura e gravità del reato.

Sono questi i motivi per i quali la Corte Edu non è convinta del fatto che Tasci e Damir siano effettivamente stati trattati come minorenni.

C’è dunque violazione dell’Art 5 CEDU.

La questione diventa più delicata per l’art.5.4, posto a salvaguardia dell’effettivo diritto di adire un tribunale mentre si è privati, per varie ragioni della libertà personale. Infatti i Ricorrenti Tasci e Damir stando alla loro attuale situazione -che ancora non ha visto una conclusione giudiziaria- sostengono che i rimedi in questione non siano efficaci.

A nulla serve la risibile linea difensiva avanzata dal Governo turco, il quale si trincera dietro il rimedio, per i ricorrenti, “dell’opposizione”.

La Corte, ricordando che il ricorso sulla detenzione, deve avvenire sempre ad armi pari, compito che spetta al legislatore nazionale, denota che nel caso di specie, il 25 novembre 2009, data in cui il giudice ha chiesto al Pubblico Ministero di presentare il suo parere, le osservazioni scritte di quest’ultimo non sono mai state comunicate ai ricorrenti Tasci e Damir, che a loro volta non hanno avuto l’opportunità di contestare alcunchè.

Pertanto considerato che i ricorrenti non hanno avuto l’opportunità di essere informati del parere del Pubblico Ministero, la Corte ritiene che il rimedio previsto dalla legge turca non ha soddisfatto i requisiti  del rispetto della parità delle armi tra le parti – di cui all’art.5.4 -.

Condannata la Turchia a corrispondere ai giovanissimi Tasci e Damir 2500 euro per danni morali e 500 per costi e spese.

La Turchia questa volta ha proprio esagerato, il comportamento delle autorità, – in barba alla Convenzione Onu del 1989 del fanciullo e soprattutto all’art.3.1 della suddetta Convenzione:

« 1.  In tutte le decisioni relative ai fanciulli, che sia condotta da istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, tribunali, autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente. »

Lo Stato turco incontra immediato e severo il giudizio della Corte EDU. Sarà forse su valori così chiari ed indiscutibili che si aprirà, in Turchia, il varco verso il rispetto dei diritti umani?

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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