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I dati OCSE sono allarmanti: in Italia abbiamo i salari più bassi d’Europa!

Secondo i dati OCSE, in Italia i lavoratori percepiscono salari troppo bassi rispetto agli altri paesi europei. E’ questo l’allarme lanciato dai dati pubblicati dall’OCSE durante la presentazione del Taxing wages.

PARIGI – L’OCSE, o nel suo nome esteso, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, è una Organizzazione internazione che ha per scopo la cooperazione e lo sviluppo tra i Paesi ad economia di mercato.

Il 25 Aprile 2012 ha pubblicato il tradizionale documento annuale “Taxing wages”, in cui vengono  analizzati i diversi comportamenti dei Paesi membri in materia di tassazione dei redditi da lavoro dipendente.

All’interno di questo studio vengono prese in esame non tanto le differenze negli aspetti formali o giuridici dell’imposizione su questa categoria di reddito (es. ammontare di esenzioni previsto, il numero e il livello delle aliquote legali fiscali e contributive) ma piuttosto le conseguenze che queste regole hanno sul piano economico, in termini di incidenza sui costi del lavoro e sul livello di reddito disponibile. Per questi motivi è un rapporto molto atteso dagli “addetti ai lavori” e dagli analisti poiché soltanto in questo rapporto si possono trovare tutti i dati necessari per valutare i diversi comportamenti dei Paesi membri dell’Ocse in materia di tassazione dei redditi da lavoro dipendente.

L’Italia al vaglio OCSE

L’Italia ne esce sostanzialmente male, con le ossa rotte a dire il vero, visto che i dati presentati che la riguardano non sono per nulla incoraggianti e anzi non fanno altro che confermare il trend negativo che il nostro paese ha ormai intrapreso da molti anni, addirittura dall’inizio del 2000. La situazione può sintetizzarsi sostanzialmente così: “Le tasse strangolano gli stipendi italiani.”

L’Ocse conferma infatti che i salari italiani sono fra i più bassi d’Europa. In altre parole, gli stipendi del lavoratori italiani si confermano fra i più bassi delle economie sviluppate. Una sorte di circolo vizioso insomma specialmente in questo periodo di crisi in cui si vuole rilanciare l’economia. Questo rilancio magari ci sarà nel lungo periodo, ma dubito che avvenga la stessa cosa dal punto di vista dei salari. Se rappresentiamo questi dati pubblicati dall’OCSE in una classifica raffrontando i vari stati europei, l’Italia si attesta in fondo a questa graduatoria dei salari, scivolando al 23esimo posto (lo scorso anno era al 22esimo)  sui 34 Paesi membri dell’organizzazione.  Il nostro Paese si piazza infatti dietro a Spagna, Irlanda e a tutti gli altri big europei.

Dall’analisi effettuata viene fuori il dato impietoso che il salario netto medio di un single senza figli a carico in Italia nel 2011 è stato di 25.160 dollari, all’attuale tasso di cambio, inferiore alla media Ocse (27.111 dollari). La cifra è inferiore anche a quella della Spagna (27.741), dell’Irlanda (31.810) e di quella degli altri grandi Paesi Ue, come Francia (29.798 dollari), Germania (33.019) e Gran Bretagna (38.952). Il salario lordo è stato invece di 36.361 dollari, lievemente inferiore alla media Ocse (36.396).

Pressione fiscale in Italia e nel mondo

E’ da sottolineare che su questo risultato influisce anche in maniera netta e diretta Il peso delle tasse sulle buste paga italiane, il cosiddetto cuneo fiscale. L’Italia in questo ambito scende dal quinto al sesto posto nella classifica Ocse. La pressione fiscale sulle buste paga (rileva sempre l’Ocse nel rapporto per il 2011) si attesta infatti in Italia al 47,6%, nettamente superiore della media Ocse (35,3%) e di quella dell’Ue a 21 (41,5%).
Rispetto allo scorso anno l’Italia è stata superata dall’Ungheria.
L’onere del fisco nel nostro Paese per un single senza figli è comunque aumentato, spiega l’organizzazione, di 0,7 punti percentuali, rispetto al 2010, quando si attestava al 46,9%.

Nella classifica dei Paesi membri dell’Ocse, aggiornata alla fine dello scorso anno, l’Italia resta dietro a Belgio (55,5%), Germania (49,8%), Ungheria (49,4%), Francia (49,4%) e Austria (48,4%). I cunei fiscali più bassi sulla stessa base sono stati in Cile (7%), Messico (16,2%) e Nuova Zelanda (15,9%).

Per alcune categorie, però, la pressione fiscale in Italia nel 2011 è stata ancora più alta: «i contribuenti single con un salario elevato, e le coppie con uno o due salari e figli a carico hanno sopportato il terzo cuneo fiscale più elevato dell’area Ocse», rispettivamente al 53% e tra il 38,6% e il 43,1%.

Il peso dell’evasione fiscale

Da un punto di vista prettamente analitico si potrebbero (e si sono sentite nel corso di questi mesi) considerare tutte le soluzioni, critiche e alternative possibili da attuare. C’è chi da la colpa all’entrata dell’Euro, chi accusa la politica del Governo, chi le manovre finanziarie suggerite dalla UE; tuttavia il dato da non sottovalutare è credo anche un altro. Una parte considerevole del danno infatti lo hanno arrecato gli italiani stessi, evadendo. Un italiano che evade è un ladro. Il sommerso nel nostro paese è tantissimo, ed evadendo mancano le entrate per lo Stato, e mancando le entrate si deve aumentare la tassazione.

L’Istat continua a stimare il sommerso economico in 250-270 miliardi di euro all’anno. Ma questi dati riguardano le persone fisiche, i dipendenti, i pensionati, ma anche gli imprenditori e i lavoratori autonomi. Se guardiamo ai redditi medi italiani, oppure al numero dei super ricchi, possiamo però cogliere più di un’anomalia difficile da spiegare. Credo sia anche questa una metastasi (assieme alle altre) dello stesso tumore esaminato dal rapporto.
Le soluzioni? Continuare con il piano attuale messo a punto da Governo e Guardia di Finanza e magari puntare su strategie che vadano oltre i “blitz” in negozi e città, strategie più ampie che colpiscano il cuore del problema in maniera sempre più efficace ed incisiva.

Per citare il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano:

Chi evade le tasse non merita di essere italiano“.

Comunque, per approfondire:
Il Sole 24 Ore, Quell’Italia «sospesa» fra fedeltà ed evasione.
Il Sole 24 Ore, Lotta all’evasione senza facili illusioni

In conclusione si potrebbe dire che l’Italia si conferma un paese abbastanza particolare, con delle forti linee di rottura che generano contraddizioni accese. Abbiamo, come si è visto, gli stipendi tra i più bassi d’Europa, però sempre in Italia abbiamo gli stipendi più alti del mondo per: Parlamentari e Consiglieri Regionali, Governatore Bankitalia (757.714 euro), Direttore Generale del Tesoro (518.978 euro), Stenografo della Camera (259 mila euro, come il Re di Spagna), Capo della Polizia (621.253,75 euro, contro i 155mila dollari che sono 113.460euro del Capo dell’FBI), dirigenti e funzionari regionali e comunali (con premi chiamati indennità di risultato e altri artifici). Nel frattempo il Quirinale continua a costare oltre 3 volte Buckingham Palace.

Cosa significa questo? Che non esiste equità e corretta distribuzione dei sacrifici tra ricchi e poveri. Ma significa anche che la situazione economica del nostro paese è ancora molto precaria, e che per una ripresa ci vorrà ancora del tempo. Il lavoro nobilita l’uomo, ma la retribuzione…lo ripaga! Insomma,  come dicevano i latini, “Mala tempora currunt

Per approfondire sul tema:

OCSETaxing Wages OCSE

Il Fatto Quotidiano: Gli stipendi italiani tra i più bassi d’Europa

QN – Quotidiano NazionaleItalia solo 22° nella classifica salari Ue

La Stampa:  Ocse: “Salari italiani tra i più bassi”

 

 

 

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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