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Azerbaijan: Cinque diritti in cerca di protezione

Equo processo – Sentenza Gasimova and others vs Azerbaijan, 3 Maggio 2012

Cinque storie che ritrovano una conclusione comune. Cinque violazioni della proprietà privata da parte di sfollati in fuga da un conflitto. Da una parte l’impossibilità di disporre di un proprio bene e dall’altra l’esigenza di un tetto dove dormire. E lo Stato che fa?

Il CASO – Cinque cittadini dell’Azerbaigian (Sig.ra Lala Gasimova; Sig.ra Tatyana Galushko; Sig. Tavakkul Aliyev; Sig. Suleyman Suleymanov; Sig. Gahraman Adigozalov) che godono di diritti di locazioni sui loro appartamenti in base a dei buoni di occupazione (yaşayış sahəsi orderi) emessi dalle autorità esecutive o di diritti di proprietà rilasciati dalle autorità competenti, hanno subito un’occupazione illegale dei loro appartamenti da parte degli sfollati (IDP), provenienti da diverse regioni dell’Azerbaijan che sono sotto l’occupazione delle forze militare armene, a causa del conflitto armeno-azero nel territorio della repubblica del Nagorno-Karabakh.

I cinque ricorrenti hanno depositato distinte azioni civile dinanzi ai giudici nazionali, chiedendo lo sgombero degli sfollati per potersi riappropriare delle loro abitazioni. Nonostante i processi siano stati svolti e le sentenze, che predisponevano lo sgombero degli sfollati, siano divenute definitive ed esecutive le famiglie degli sfollati non hanno mai smesso di occupare illegittimamente le abitazioni dei ricorrenti, non conformandosi a quanto prescritto dalle sentenze.

I ricorrenti, non trovando risposte e soluzioni per via interna, depositano cinque ricorsi – tra il 28 gennaio 2009 e il 28 aprile 2010 – contro la Repubblica dell’Azerbaigian presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, contestando la presunta violazione dell’Art 6 CEDU, dell’ Art 13 CEDU e dell’Art 1 protocollo n°1 della Convenzione. Chiedendo, inoltre, un risarcimento a titolo di danno patrimoniale per un ammontare complessivo di 302983 EURO e di 118000 EURO a titolo di danno non patrimoniale. Come si può costatare dalla foto.

LA CORTE EDU – Riunita in Prima Sezione, il 3 maggio 2012, dopo aver predisposto l’unificazione dei casi, ha stabilito che in tutti e cinque i casi analizzati si riscontra la violazione dell’ art 6 CEDU paragrafo 1 (Diritto ad un equo processo) e dell’ art 1 Protocollo 1 della Convenzione (Protezione della Proprietà), respingendo la denuncia dell’ art 13 CEDU (Diritto ad un ricorso effettivo).

Nella sentenza la Corte sottolinea le grandi mancanze del Governo: l’incapacità di garantire l’osservanza delle sentenze rimaste esecutive e definitive oltre che la mancanza di misure efficaci a realizzare il giusto contemperamento tra il diritto dei ricorrenti al pacifico godimento dei loro beni protetti, ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo n ° 1 alla Convenzione, contro il diritto degli sfollati a godere di un alloggio.

Per questi motivi predispone che lo Stato convenuto debba versare complessivamente a titolo di danno patrimoniale euro 30900 e a titolo di danno non patrimoniale euro 9900. Con precisione :

  • EURO 12300 a titolo di danno patrimoniale ed EURO 3600 a titolo di danno non patrimoniale alla Sig.ra Lala Gasimova;
  • EURO 5700 a titolo di danno patrimoniale ed EURO 1800 a titolo di danno non patrimoniale alla Sign.ra Tatyana Galushko;
  • EURO 5600 a titolo di danno patrimoniale ed EURO 3000 a titolo di danno non patrimoniale al Sig. Tavakkul Aliyev;
  • EURO 3700 a titolo di danno patrimoniale ed EURO 1500 a titolo di danno non patrimoniale al Sig. Suleyman Suleymanov;
  • EURO 3600 a titolo di danno patrimoniale ed EURO al Sig. Gahraman Adigozalov;

Oggetto principale del caso è il contrasto tra il diritto, riconosciuto e non tutelato dalle autorità competenti, alla protezione della proprietà privata e il diritto ad una dimora, imposto illecitamente, degli sfollati in fuga da un conflitto. Dalla pronuncia della Corte si sottolinea l’incapacità e inerzia dell’Esecutivo nel gestire le difficoltà conseguite dall’intenso flusso di sfollati provenienti dalle zone del conflitto. In particolare in relazione alla mancata celerità e diligenza nel prendere le misure necessarie per predisporre l’esecuzione delle sentenze. Concludendo, la Corte ha affermato che “le autorità non hanno trovato il giusto equilibrio dovuto tra l’interesse generale della comunità nel fornire gli sfollati di una minima custodia temporanea e la tutela del diritto dei ricorrenti al pacifico godimento dei loro beni”.
Questa vicenda porta alla luce grosse lacune e le debolezze di uno Stato che non riesce a garantire i minimi diritti dei proprio consociati soprattutto in periodi di conflitto, quando i diritti molte volte perdono la loro valenza.

 

La sentenza originale è reperibile qui:  Gasimova and others vs Azerbaijan, 3 Maggio 2012

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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