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Conferenza di Brighton, il futuro della CEDU

Brighton Backstage

A Brighton tra il 18 e il 20 aprile, i 47 Stati membri hanno unito le forze per dare nuovo impulso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con lo sguardo al futuro. L’iniziativa è stata intrapresa  della presidenza semestrale del Regno Unito con al vertice Kenneth Clarke attuale Segretario di Stato per la Giustizia.

Nei salotti dell’alta politica si respira subito un’aria inconsueta. Sarà forse per la brezza d’oltre Manica che porta con sè indiscrezioni, diffuse dalla stampa inglese, circa un documento riguardante alcune modifiche da apportare al sistema CEDU, tra le quali la limitazione delle competenze della Corte EDU solo a casi più gravi che violano le libertà fondamentali.

Il Parlamento italiano, non resta certamente con le mani in mano, seguirà infatti l’interrogazione dell’Onorevole Sandro Gozi, che il 20 marzo 2012 rivolgeva domande precise sulla posizione che lo Stato Italiano avrebbe tenuto a Brighton. Significativo anche lo sforzo dei Radicali in Parlamento, i quali hanno invitato “il Governo a prendere una posizione attenta a qualsiasi ridimensionamento del ruolo della Corte“; così la radicale Emma Bonino, Vicepresidente del Senato della Repubblica, in un suo articolo pubblicato sul web.

Uno sguardo al passato: le conferenze di INTERLAKEN e IZMIR

La Conferenza di Brighton si pone in linea con le precedenti, Interlaken -2010- e Izmir -2011-, durante le quali si portano sul tavolo le problematiche che attanagliano da tempo sia la Corte EDU che la salvaguardia delle libertà e dei diritti fondamentali. Vale a dire l’abnorme e crescente numero di ricorsi.

Stando ai dati presentati ad Interlaken ci sono 100 mila cause pendenti. Si pensi che secondo le statistiche, ben il 90% viene dichiarato irricevibile o manifestamente infondato. Ciò denota una grave carenza di informazione sulle procedure della Corte EDU.  Altra grande scommessa è il necessario miglioramento rispetto all’attuazione della Carta sul piano prettamente nazionale.

Link alle dichiarazioni:
Dichiarazione finale della Conferenza di Interlaken 
Dichiarazione finale della Conferenza di Izmir

A Bringhton… in breve

Di seguito un elenco sintetico delle varie proposte di cambiamento che il Comitato dei ministri dovrà approvare entro il 2013:

  • approvazione del Protocollo facoltativo sui poteri consultivi della Corte;
  • introduzione nella Giurisprudenza della Corte EDU  del principio di sussidiarietà e della dottrina del Margine di apprezzamento;
  • modifica degli artt. 23.2, 30 e 35.3 (b);
  • introduzione della “sentenza pilota”;
  • creare e potenziare una procedura agevolata sul web;
  • valutare l’opzione di nominare giudici supplementari alla Corte EDU;
  • riduzione da 6 a 4 mesi del temine di ricorso in Corte EDU.


LA CONFERENZA

La Dichiarazione ufficiale della Conferenza con i suoi 32 punti tocca, seppur talvolta in maniera stringata, numerose questioni, sia procedurali – e dunque che attengono ad una sfera tecnica per gli addetti ai lavori – sia note di principio, non mancando di percorrere anche il ponte della Giurisprudenza, il quale porta coerenza, accessibilità e trasparenza al sistema.

Si intuisce ben presto che l’attenzione minuziosa, avvolte quasi di cesello, non è altro che dettata da necessità incombenti, segnali che nessuno più può interpretare come accidentali.

Risultati recenti accordano ad un numero pari al doppio, 150 mila i ricorsi in Corte EDU rispetto al 2004, ciò si è tradotto in un notevole rallentamento dei lavori e di conseguenza in un sistema che non funziona a regime, ma che al  tempo stesso spreca risorse.

A dire il vero molto è stato fatto grazie al Protocollo n°14 che ha consentito di compiere grandi passi avanti ma, a Brighton, questo è solo un punto di partenza, lo snellimento del sistema sembra essere al momento, la giusta formula, per assicurare la protezione dei diritti e delle libertà ad oltre 800 milioni di persone.

Protagonisti di questa svolta, gli Stati membri, i quali dovranno assicurare misure interne sempre più efficienti in grado di prevenire le violazioni. Per esser chiari l’intento è quello di risolvere quanti più problemi possibili a  livello nazionale, attuando pertanto la Convenzione anche alla luce delle  raccomandazione del Comitato dei Ministri. La macchina organizzativa nazionale non dovrà lasciare nulla al caso, se sarà necessario si dovranno considerare anche ulteriori vie di ricorso legali interne -sia specifiche che generali- per le presunte violazioni.

Importante lo spazio destinato alla formazione e informazione  relativa agli obblighi derivanti dalla Convenzione, di tutti i funzionari e gli operatori giuridici, incluse le forze dell’ordine, perché la privazione della libertà di una persona passa anche dalle loro mani.

Questa Conferenza ha riguardo non solo per gli addetti ai lavori ma soprattutto per i cittadini degli Stati membri, difatti si mira a realizzare un costante lavoro di traduzione per le sentenze e per i criteri di ammissione  dei ricorsi.

 

 CAMBIAMENTI MEDIO-LUNGO PERIODO

Per non vanificare le buone intenzioni, la Conferenza detta un indirizzo per il raggiungimento di alcuni obiettivi, ed assegna questo compito all’organo deputato, il Comitato dei Ministri.

Entro il 2013 infatti il Comitato dovrà elaborare un Protocollo facoltativo alla Convenzione, per favorire l’interazione fra le autorità nazionali e la Corte EDU, in base al quale la Corte potrà esprimere un parere consultivo sull’interpretazione della Convenzione, su richiesta, riguardo ad uno specifico caso che non travalica il confine nazionale. Il pensiero corre immediato al ricorso in via pregiudiziale che si presenta in Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Dovremo attendere il 2013 per vedere che tipo di impostazione intenderà dare il Consiglio dei Ministri.

Da ultimo, sempre entro la fine dell’anno successivo, si dovrà cercare di apportare delle modifiche precise agli artt.23, 30 e 35 della CEDU.

L’ art 23 CEDU fissa un’età massima per i giudici della Corte che sarà di 65 anni.  Ad oggi la carica termina al compimento dei 70 anni. Così l’attuale art 23:

Il mandato dei giudici termina al raggiungimento dell’età di 70 anni

In forza dell‘ art. 30 CEDU non sarà più possibile, per la parte, opporsi al ricorso, data la complessità della questione, passerà direttamente alla Grande Camera. Di seguito il disposto dell’art 30, con evidenziata la parte di cui si propone l’eliminazione:

Se la questione oggetto del ricorso all’esame di una Camera solleva gravi problemi di interpretazione della Convenzione o dei suoi Protocolli, o se la sua soluzione rischia di dar luogo a un contrasto con una sentenza pronunciata anteriormente dalla Corte, la Camera, fino a quando non abbia pronunciato la sua sentenza, può rimettere il caso alla Grande Camera a meno che una delle parti non vi si opponga.

Attraverso la rimozione delle parole “a meno che una delle parti vi si opponga“, si incrementa e potenzia lo strumento del ricorso alla Grande Camera, impedendo l’opposizione delle parti.

Sempre entro il 2013 il Comitato dei Ministri dovrà espungere dall’art.35.3 (b) l’ultima frase. Così l’attuale art 35 CEDU:

La Corte dichiara irricevibile ogni ricorso individuale presentato ai sensi dell’articolo 34 se ritiene che:
(b) il ricorrente non ha subito alcun pregiudizio importante, salvo che il rispetto dei diritti dell’uomo garantiti dalla Convenzione e dai suoi Protocolli esiga un esame del ricorso nel merito e a condizione di non rigettare per questo motivo alcun caso che non sia stato debitamente esaminato da un tribunale interno.

Ciò consentirà alla Corte di non dover prendere in considerazione la qualità della disamina nazionale, che non costituirà dunque più motivo di accoglimento del ricorso.

A suffragio di queste forti operazioni che se attuate andranno a modificare, e non di poco, la situazione attuale, a Brighton optano per un bilanciamento: lo sforzo dovrà esser quello  degli Stati membri di proporre giudici al più alto livello tecnico  all’Assemblea Parlamentare, e scegliere soprattutto gli avvocati supporto prezioso per la Corte EDU, che se scelti per l’alta capacità giuridica e l’approfondita conoscenza della legge nazionale, garantiranno alla Corte EDU un accreditato ed autorevole successo nel tempo.

Detta Corte potrà accogliere con favore lo sviluppo, nella sua giurisprudenza, dei principi di sussidiarietà e del margine di apprezzamento, ma, per ragioni di trasparenza ed accessibilità, con l’aiuto del Comitato dei Ministri, il Preambolo della Convenzione dovrà menzionare, entro il 2013, un preciso riferimento a questi principi.

Su impulso della Corte EDU, entro il 2013 il termine di 6 mesi per il ricorso potrebbe diminuire a 4 mesi. La previsione del  temine ridotto, si inserisce in una serie di modifiche che mirano a snellire la procedura nel suo complesso e a restituire quindi il lavoro in termini di efficienza, puntualità ed autorevolezza.

Il filo di Arianna

In questo ultimo paragrafo tireremo un pò le somme di questa Conferenza, cercando di non perderci tra clausole di stile e i meandri insidiosi delle dichiarazioni politiche.  Per non perdere di vista la meta di questi lavori, la Conferenza ricorda che il diritto al ricorso individuale dinnanzi alla Corte è e rimane un elemento irrinunciabile, fondamentale del sistema CEDU, per tal motivi gli Stati contraenti devono assicurare che non si ostacoli in nessun modo questo diritto.

Volendo mantenere la politica che ha permesso sino ad oggi alla Corte EDU di concentrarsi sui casi più importanti e di una certa gravità, si avanza a Brighton una vera e propria innovazione, la Sentenza Pilota. Tale Sentenza potrebbe riferirsi ad un numero limitato di applicazioni, che riguardano la stessa violazione di un medesimo Stato. Congiuntamente si palesa la necessità di nominare un maggior numero di giudici supplementari alla Corte.

Lo snellimento della procedura passa anche per il web, entro il 2013 il Comitato dei Ministri dovrà provvedervi. Ciò rappresenta una netta agevolazione per quanto concerne la presentazione dei ricorsi, in quanto le domande potranno esser inoltrate online, ma anche e soprattutto per quanto riguarda la ricezione, poiché potrebbero esser messe a disposizione in rete poco prima della vera e propria audizione pubblica. Sicuramente un vantaggio.

Lascia invece l’amaro in bocca la non stringente e meticolosa attenzione riguardo le misure da adottare per uno stato che non applica le sentenze in maniera tempestiva. Si incoraggiano vivamente gli Stati membri ad intraprendere piani d’azione rendendo dunque esecutive le sentenze. Vengono menzionati addirittura i parlamenti nazionali ai quali si addossa il compito di controllare l’efficacia delle misure adottate. Come poc’anzi accennato, in buna sostanza, si lascia ai 47 Stati carta bianca su provvedimenti, che la Conferenza ha in pectore, ma non esplicita, i quali forse, se attuati, potrebbero interrompere i circoli viziosi dell’inefficienza.

La Conferenza prospetta scenari poco rosei, detta piani di attuazione per snellire e restituire efficienza al sistema, è disposta ad attuare la sentenza pilota, ma nulla di concreto per sradicare in uno stato il germe patogeno che di sentenze pilota non sentirà il peso.

 

Sullo stesso argomento, leggi: Conferenza ad alto livello nel Regno Unito sul futuro della Corte Europea dei diritti dell’uomo da http://antonellamascia.wordpress.com

 

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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