Home / Categorie Violazioni CEDU / Ucraina: quale libertà per chi è prigioniero della propria mente?

Ucraina: quale libertà per chi è prigioniero della propria mente?

Diritto alla libertà e sicurezza – Sentenza  M. v. Ukraine, 19 Aprile 2012

Che tutela ha un soggetto affetto da devianze o disturbi mentali nel caso di ripetuti ricoveri? È sempre facile distinguere il labile confine che passa tra la necessità di un trattamento obbligatorio e la privazione della libertà personale? Sono domande che ci si pone analizzando il caso della sig.ra M, affetta da un disturbo mentale che la portava ad assumere comportamenti aggressivi.

IL CASO – La ricorrente è una cittadina ucraina, sig.ra M. Il presidente della Quinta Sezione, ai sensi dell’art 47 § 3 del Regolamento della Corte EDU, decide di accogliere la richiesta di anonimato della ricorrente in deroga alla ordinaria regola di pubblicità del procedimento.

Primo ricovero

La ricorrente tra il 10 settembre e il 13 ottobre del 1999 è stata ricoverata nell’ospedale: The Odessa Region Psychiatric Hospital. Registrata nel dispensario di psico-neurologia del suddetto ospedale come una persona potenzialmente affetta da disturbi mentali e comportamentali.

Secondo ricovero

Quattro anni dopo, la ricorrente è stata valutata  da un medico dell’ospedale della regione di Odessa, che gli diagnosticò un grave disturbo mentale e l’invitò a ricoverarsi. Ma la sig.ra M  ignorò la richiesta del medico preferendo rimanere a casa con la madre. Ma le condizioni della cittadina ucraina peggiorarono giorno dopo giorno, arrivando ad assumere comportamenti violenti ed aggressivi nei confronti della madre e dei vicini. Tanto da essere portata d’urgenza all’ospedale e lì essere esaminata  da uno psichiatra che gli diagnostica un grave disturbo mentale, disponendo il suo ricovero immediato. Nell’ospedale un consiglio di tre diversi psichiatri l’ha valutata nuovamente, affermando nel proprio rapporto che il degente esigeva un ricovero psichiatrico perché il disturbo mentale era tale che il paziente poteva divenire un pericolo per la società.
Dopo questa analisi , l’ospedale ha presentato una domanda, nella quale chiedeva l’autorizzazione  per iniziare il regime di ricovero.

Il 30 settembre 2003, un giudice del tribunale locale svolge l’udienza del caso nell’ala amministrativa dell’ospedale, in presenza del pubblico ministero e di uno dei medici che aveva analizzato la ricorrente. L’udienza si è conclusa con l’autorizzazione del ricovero, non assoggettando la decisione ad appello.

Il trattamento obbligatorio si è concluso il 19 dicembre 2003, successivamente la ricorrente si lamenta delle condizioni sanitarie ed igieniche insoddisfacenti  in cui è stata tenuta.

Terzo ricovero

Dopo essere stata rilasciata il 15 luglio 2004, si sono ripetute in modo identico le circostanze che hanno causato il secondo ricovero. C’è stata una prima analisi, una crisi violenta e anche questa volta, dopo essere stata portate in ospedale, è stata valutata da uno psichiatra, che ha confermato la prima diagnosi.
La ricorrente è stata ulteriormente esaminata, il giorno seguente, da un consiglio di tre psichiatri , tra cui lo psichiatra che l’aveva esaminata il giorno precedente, che ha ri-confermanto la gravità del disturbo mentale e ha chiesto all’autorità giudiziaria l’ordine di ammissione obbligatoria.
Il Tribunale – come nella prima volta –  ha accettato il ricorso e dopo che si è svolta l’udienza nell’ala amministrativa dell’ospedale, in presenza del pubblico ministero e di uno dei medici che aveva analizzato la ricorrente, ha autorizzato il trattamento.
L’8 settembre 2004 la ricorrente è stato dimessa dall’ospedale per il completamento del trattamento.

Quarto ricovero

Nel febbraio del 2006, la cittadina ucraina affetta da un disturbo mentale,  è stata ri-esaminata – per l’ennesima volta – da un medico del dispensario di psico-neurologia, ma la diagnosi ha riscontrato, in più, la recidività del disturbo mentale.

Come ormai sembra logico, anche questa volta è stata ricoverata. Questa volta, però, su sua domanda di ammissione al trattamento. Particolarità rilevante è che la domanda è firmata solo da lei. Domanda che sarà successivamente contestata per il fatto che è stata rilasciata sfruttando le sue cattive condizioni fisiche e mentali e sotto la minaccia di non essere più rimessa dall’ospedale. In seguito il ricordo è stato contrassegnato e firmato da un membro del personale ospedaliero. Il 19 aprile 2006 la ricorrente è stata dimessa dall’ospedale.

Dopo questo lungo e tortuoso percorso di recupero, la sig.ra M  presenta un ricorso alla Corte EDU contro l’Ucraina, lamentando la violazione dell’art 5 § 1 CEDU (Diritto alla libertà e alla sicurezza ) durante i suoi ricoveri involontari e volontari nelle strutture ospedaliere.

La Corte EDU – Con la sentenza del 19 aprile 2012 la Corte di Strasburgo ha deliberato che vi è stata violazione dell’ art 5 CEDU, al paragrafo 1, per quanto riguarda i ricoveri – secondo, terzo e quarto – del richiedente nell’ istituto di salute mentale.

Provvedendo inoltre:

(a) che lo Stato convenuto deve versare al ricorrente, entro tre mesi dalla data in cui la sentenza diviene definitiva in conformità all’articolo 44 § 2 della Convenzione, euro 12.000 più eventuali tasse che potrebbero essere a carico , in materia di danno non patrimoniale;
(b) che dalla scadenza dei suddetti tre mesi, fino interesse semplice è dovuta alla quantità sopra ad un tasso pari al tasso di rifinanziamento marginale della Banca Centrale europea nel corso del periodo, aumentato di tre punti percentuali;

Questo è un caso incentrato sulla nozione della “privazione della libertà” di qualunque cittadino anche, soprattutto, di chi è più indifeso perché non in grado di auto-tutelarsi. La corte, nella motivazione, ribadisce che nella nozione di privazione della libertà si ritrova sia un elemento oggettivo che soggettivo. Per elemento oggettivo s’intende la “comune” limitazione e privazione della libertà personale dovuta all’arresto ovvero alla reclusione di una persona in uno spazio ristretto per un periodo di tempo. Per elemento soggettivo, rilevante nel caso di specie, s’intende la mancanza di un pieno e libero consenso da parte del soggetto che subisce l’internamento. Libertà nel poter formare un’opinione o una decisione svincolato da condizionamenti o da costrizioni esterne. Un problema capitale per chi questa libertà non può goderla fin dall’inizio.

 

La sentenza è reperibile qui: Sentenza  M. v. Ukraine del 19 Aprile 2012.

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top