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In Azerbaijan i lividi non bastano: giornalista picchiata da un Colonnello.

Tortura e violenze – Sentenza Rizvanov v. Azerbaijan, 17 Aprile 2012

In Azerbaijan per amore dell’informazione qualche giornalista rischia ancora di esser presa a manganellate dalla polizia, e per quanto l’episodio si sia verificato in una piazza affollatissima, dunque sotto gli occhi di tutti, nonostante le fotografie scattate, che denotano chiaramente l’aggressione da parte del Colonnello C.M., la Rizvanov non riuscirà a provare i detti fatti nè nel processo penale, nè in quello civile.

IL CASO – In Azerbaijan per amore dell’informazione qualche giornalista rischia ancora di esser presa a manganellate dalla polizia, e per quanto l’episodio si sia verificato in una piazza affollatissima, dunque sotto gli occhi di tutti, nonostante le fotografie scattate, che denotano chiaramente l’aggressione da parte del Colonnello C.M., la Rizvanov non riuscirà a provare i detti fatti nè nel processo penale, nè in quello civile.
Il 9 novembre 2005 è il caso della giornalista Rizvanov, la quale durante una manifestazione  che vedeva come protagonisti  rappresentanti di partiti politici d’opposizione, a Baku –la capitale- viene malmenata da un agente.

La Rizvanov, prestava servizio come giornalista presso l’agenzia di informazione Turan, e come tale era ben identificabile da un giubbotto. Ma si dà il caso che per rubare lo scatto migliore si serve di un’impalcatura metallica simile ad una scala, tra l’altro in precedenza usata per lo stesso scopo da altri giornalisti.

Ciò non passa inosservato al colonnello C.M., il quale dirigendosi verso la postazione della Rizvanov una volta raggiunta la colpisce diverse volte con il  manganello.

Le gesta non certo eroiche del Colonnello C.M. vengono fotografate da alcune persone presenti alla manifestazione: bene, questo materiale schiacciante non verrà mai preso in considerazione né dall’autorità giudicante né da quella requirente, nonostante le numerose richieste della Rizvanov.

Il giorno seguente la malcapitata si reca in ospedale, il medico nel certificato riscontra che la Rizvanov riporta una contusione sulla gamba sinistra ed un’altra sul braccio sinistro.

L’11 novembre presenta una denuncia penale, e solo il primo dicembre su richiesta del procuratore la giornalista viene visitata da un esperto, il quale non scorge alcuna  ferita che possa ricondursi al giorno della manifestazione. Per il Procuratore non ci sono dunque i presupposti per far proseguire il processo penale.

La ricorrente Rizvanov si oppone a questa decisione poiché a suo avviso infondata, ma nel 2006 la Corte Distrettuale respinge il reclamo, nessun risultato produrrà il ricorso in Corte d’Appello, che ribadisce e conferma la sentenza della Corte Distrettuale.

Non perdendosi d’animo deposita un’azione civile contro il Colonnello C.M. avanzando la pretesa del risarcimento per danni alla sua dignità e reputazione personale, ma il reclamo viene respinto poiché secondo i giudici della Corte Distrettuale la Rizvanov non era riuscita a dimostrare i danni provocati da C.M.

Nel 2007 la Corte d’Appello no ammette il ricorso poiché non firmato da una persona autorizzata, un anno dopo la Corte Suprema conferma tale decisione di inammissibilità.

Corte EDU –   La giornalista invoca la violazione dell’art.3 della Convenzione, la Corte ritiene che i maltrattamenti debbano raggiungere un livello minimo di gravità, e valuta le prove al di là di ogni ragionevole dubbio. In questo caso il certificato medico del 10 novembre, che non era stato preso in considerazione dal tribunale nazionale, è per la Corte EDU elemento di prova sufficientemente affidabile per concludere che la ricorrente ha subito lesioni alla bamba ed al braccio sinistro. Inoltre la Corte ammette le fotografie come prova che confermano la presenza del Colonnello C.M. sul luogo dell’incidente con un manganello in mano. Il Governo non fornisce confutazioni convincenti  a riguardo. La corte procedendo nella sua argomentazione riconosce sì, il carattere lieve e minore delle lesioni subite dalla ricorrente Rizvanov, ma le ritiene comunque in grado di suscitare sentimenti di paura e angoscia, e in ogni caso capaci di umiliare e svilire la vittima.

C’è dunque violazione dell’art 3 CEDU per trattamento inumano e degradante, pertanto la Corte EDU stabilisce che il danno non pecuniario debba corrispondere a 4.500 euro, 3000 euro per costi e spese.

Alla luce di questa sentenza è disarmante prendere atto dell’accoglimento probatorio  in  Azerbaijan e quanto questo sia distante dal modo di procedere della Corte EDU. Ancor più tragici sono gli effetti, se si pensa all’impunità assoluta di chi la divisa non la porta certo per senso del dovere.

La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Rizvanov v. Azerbaijan del 17 Aprile 2012.

 

 

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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