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Moldavia: Trasferimento in una prigione disumana.

Tortura e violenze – Sentenza Culev v. Moldavia, 17 Aprile 2012

Moldavia

IL CASO –  La vicenda trae origine da un problema centrale : la disorganizzazione nella gestione delle condizioni delle carceri . Il protagonista di questa vicenda è stato condannato per un reato “non gravissimo”: falsificazione di documenti ufficiali. E tra ricorsi su ricorsi, scarcerazioni e ripetuti arresti, ha subito un trattamento disdicevole sia per le lunghe evoluzioni che ha preso il suo procedimento giudiziario sia per le condizioni disumane che ha subito nel secondo carcere in cui ha scontato la pena.

Il ricorrente è un cittadino moldavo, il sig. Vasile Culev. Il quale venne arrestato , nell’agosto del 2006, con l’accusa di aver falsificato dei documenti ufficiali, di possedere marijuana per uso personale  e di aver venduto valuta estera contraffatta. Il cittadino moldavo ha confessato di aver commesso il primo reato imputatogli, ma ha respinto e negato le altre accuse.

Prima della condanna, avvenuta il 20 febbraio 2007, ad una pena detentiva di sei mesi e sei giorni per il reato di falsificazione di documenti ufficiali; il ricorrente è stato rilasciato, il 10 agosto del 2006, per poi essere nuovamente  ri-arrestato sei giorni dopo nella prigione n. 13 di Chişinău. 

Dopo la condanna a sei mesi e sei giorni di reclusione,  è stato subito scarcerato per il fatto di aver già scontato la pena per un periodo equivalente di tempo in attesa della risoluzione del processo.

Ma dopo il processo di secondo grado, la Corte d’Appello di Chişinău ha annullato parzialmente la sentenza di primo grado e ha aumentato la condanna di due anni.

Il 3 marzo del 2008 il sig. V. Culev viene nuovamente arrestato, scontando la pena nel carcere n. 13 Chişinău per nove mesi, fino al 27 dicembre 2009. Giorno in cui viene trasferito nella prigione n.5 di Cahul.  Il 10 aprile 2010 viene ricoverato in ospedale per un trattamento contro la tubercolosi.

Nell’estate del 2008 , La Corte Suprema di Giustizia ha ordinato il riesame da parte della C. d’Appello di Chişinău. La quale riconferma tutte le accuse , condannando l’imputato a scontare una pena di sette anni e sei mesi di reclusione. La condanna è confermata definitivamente anche nell’ultimo grado di giudizio dalla Corte Suprema di Giustizia, che, nella sentenza emanata, corregge un errore della sentenza della Corte di secondo grado; detraendo  l’intero periodo di carcerazione preventiva scontato dal ricorrente in attesa del giudizio.

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Dopo questa lunga diatriba giudiziaria e l’entra ed esci dalle carceri, il ricorrente tenta la via giudiziaria internazionale. Infatti, il 29 luglio 2009,il sig. Vasile Culev  presenta un ricorso contro la Repubblica moldava alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Nel cui ricorso rivendica la violazione :

  • art 3 (Divieto di tortura): denunciando le condizioni disumane nella prigione n. 13 ( il sovraffollamento, l’accesso insufficiente alla luce del giorno e la ventilazione, la qualità del cibo fornito e la qualità dell’assistenza medica fornita)
  • art5 (Diritto alla libertà e alla sicurezza): lamentandosi di non essere  venuto a conoscenza della detrazione del periodo di detenzione da parte della Corte Suprema e di essere stato detenuto illegalmente sulla base delle decisioni errate adottate dai tribunali nazionali.
  • art 6 (Diritto ad un equo processo) : denunciando una violazione del suo diritto ad un equo processo a causa della asserita erroneità di parte delle prove, che hanno provocato giudizi sbagliati e demotivati da parte dei tribunali nazionali.

In ossequio all’art 41 della CEDU chiede alla corte un equo indennizzo. Chiedendo anche:

  • 9.500 euro a titolo di risarcimento per le spese che aveva presumibilmente sostenuto per i farmaci e il trattamento;

Richiesta respinta dalla Corte per assenze di prove che attestino che il ricorrente abbia dovuto pagare per alcun farmaco o trattamento.

  • 1 milione di euro in materia di danno non patrimoniale a causa della sua detenzione in condizioni disumane ;

La Corte ha ritenuto che un premio di risarcimento per danno non patrimoniale è giustificato in questo caso. Facendo la sua valutazione su una base equa, e considerando in particolare il lungo periodo di tempo durante il quale è stato arrestato il richiedente in condizioni disumane. Ha riconosciuto al ricorrente EURO 4.500.

  • 300 euro per le spese legali, presentato le polizze di versamento per i pagamenti effettuati al suo avvocato;

La Corte concede l’importo richiesto.

La Corte EDU (Terza Sezione), con sentenza del 17 aprile 2012, dichiara la ricevibilità a norma dell’art 3 , relativo alle condizione di detenzione nel secondo periodo. Confermando la violazione del suddetto articolo. Predispone  che lo Stato convenuto debba versare al ricorrente, entro tre mesi dalla data in cui diviene definitiva la sentenza (art 44 § 2) i seguenti importi:

  • 4500 euro, più eventuali tasse che potrebbero essere a carico del ricorrente , in materia di danno non patrimoniale;
  • 300 euro, più eventuali tasse che potrebbero essere a carico del ricorrente, in materia di costi e spese.

Rigetta in fine la domanda di equo soddisfazione e dichiara che non c’è stata violazione alcuna degli art 5 e 6. Ritenendo che alla luce della sentenza del 17 novembre 2009 tale censure non solleverebbe alcuna questione ai sensi dell’articolo 5 della Convenzione. E dopo aver esaminato il fascicolo, la Corte non riscontra nessun indicazione di arbitrarietà nei giudizi dei tribunali interni e nessun motivo per mettere in discussione tali sentenze. Per queste ragione respinge questa censura in quanto manifestamente infondata.

Di casi del genere, ne abbiamo visti molti. Casi in cui le macchine della giustizia sono ormai lente e un po’ arrugginite. Casi in cui la durata del periodo di reclusione non è chiara o ben definita, casi dove imputati in attesa di un giudizio scontano sulla propria pelle una pena, a volte anche ingiusta. Casi dove le condizioni delle carceri sono al limite dell’umano e del civilmente accettabile, come nel nostro caso. E da questi problemi per fortuna si può trovare giustizia e verità, anche grazie al prezioso contributo dei difensori della convenzione, i giudici della Corte di Strasburgo.

 

La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Culev v. Moldavia, del 17 Aprile 2012.

 

 

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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