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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 26/11/2015

Note alla rassegna

Nella rassegna delle decisioni pronunciate oggi dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per ciascuna, si è indicato:Corte europea dei diritti dell'Uomo - Nella Grand Chamber

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito 
    http://hudoc.echr.coe.int
     ;
  • N.ricorso  : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte I.L.  : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione  : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum  : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo  : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte europea: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_EN e  http://hudoc.echr.coe.int .

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Regner c. Repubblica Ceca 35289/112Il ricorrente, Václav Regner, è un cittadino ceco residente a Praga. Il caso riguarda l'equità del controllo giurisdizionale di una decisione amministrativa di revoca di un nulla osta di sicurezza essenziale all'attore per svolgere la sua funzione pubblica,essendo egli collaboratore del vice ministro alla difesa. Tale decisione non ha però al suo interno le motivazioni che giustificano il provvedimento stesso perché classificate come "riservate". Le successive richieste da parte del signor Regner alle autorità giurisdizionali sono state respinte in quanto non era possibile venire a conoscenza delle motivazioni del provvedimento impugnato. Invocando l'articolo 6 della Convenzione (diritto ad un equo processo), il ricorrente lamenta che il procedimento amministrativo era ingiusto, in quanto impossibile avere accesso ad una parte di prove fondamentali, classificate come riservate.
Articolo 6Nessuna Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento amministrativo
Articolo 6-1 - Processo equo
contraddittorio nel processo
Parità delle armi)
Ebrahimian c. Francia64846/112Il ricorrente, Christiane Ebrahimian, è un cittadino francese residente a Parigi. Il caso riguarda la decisione di non rinnovare il contratto della sig.ra Ebrahimian all'interno di una struttura ospedaliera a seguito del suo rifiuto di non indossare il velo. Il consiglio di Stato, interrogato sulla questione, ha affermato che i pubblici ufficiali hanno il divieto, nello svolgimento delle loro funzioni, di far trasparire in modo evidente il loro credo religioso, costituendo tale atto azione una violazione ai doveri loro imposti. Invocando l'articolo 9 CEDU (diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione), la sig.ra Ebrahimian lamenta che la decisione di non rinnovare il suo contratto come assistente sociale è in violazione del suo diritto alla libertà di manifestare la sua religione.Articolo 9Nessuna Violazione dell'articolo 9 - Libertà di pensiero coscienza e di religione (articolo 9-1 - Manifestare la religione o le convinzioni personali)
Annen c. Germania 3690/102Klaus Günter Annen è un cittadino tedesco residente a Weinheim. Il suo caso riguarda una ingiunzione da parte dei tribunali tedeschi che vietava la diffusione di volantini anti-aborto in prossimità della clinica nei giorni in cui tali procedure mediche venivano effettuate. Tali volantini in particolare, definivano come "illegali" le operazioni compiute nella clinica, pur specificando come in realtà gli aborti siano autorizzati dal legislatore tedesco. Il signor Annen lamenta il fatto che l'ingiunzione civile emessa contro di lui ha violato il suo diritto ai sensi dell'articolo 10 della convenzione (libertà di espressione) e lamenta anche della violazione del suo diritto ad un equo processo ai sensi dell'articolo 6 CEDU.
Articolo 10resto irricevibile
Violazione dell'articolo 10 - Libertà di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Libertà di espressione)
Violazione dell'articolo 10 - Libertà di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Libertà di espressione)
Danno morale - Domanda respinta (Articolo 41 - danno non patrimoniale
equa soddisfazione
Mahamed Jama c. Malta 10290/133Il ricorrente, Farhiyo Mahamed Jama, è una cittadina somala detenuta in un carcere di Malta. La denuncia riguarda la sua prolungata detenzione e le pessime condizioni della stessa. Al suo arrivo a Malta era stata prima incarcerata e successivamente era stato deciso dalle autorità il suo rimpatrio. In risposta a ciò aveva fatto richiesta di asilo politico sostenendo di essere minorenne. Dopo esser stata interrogata al riguardo ed essendo stati compiuti accertamenti medici, tale sua affermazione si è rivelata essere falsa. Tuttavia gli è concessa una protezione sussidiaria che gli ha consentito di lasciare il carcere. Secondo quanto affermato dalla signora Mahamed Jama, è stata detenuta in condizioni precarie, simili alla prigionia. In particolare essa sostiene: che il centro di detenzione fosse sovraffollato, troppo caldo in estate e insopportabilmente freddo durante l'inverno, che non le sono stati forniti vestiti sufficienti ed adeguati e articoli per l'igiene, che non vi era alcuna possibilità di svolgere alcuna attività utile ed inoltre non vi era l'accesso a internet e la possibilità di fare telefonate interanazionali. La ricorrente lamenta che le condizioni della sua detenzione violavano l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) della convenzione. Basandosi inoltre sull'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) lamenta l’assenza di un rimedio adeguato per contestare la legittimità della sua detenzione. Inoltre, sostiene che la sua detenzione protrattasi per più di otto mesi era arbitraria e illegale e che la decisione di rimpatrio, che gli è stato fornito in lingua inglese, una lingua che lei non capiva, non conteneva una motivazione sufficiente per contestare la detenzione, in violazione sempre dell'articolo 5 CEDU.
Articolo 3
Articolo 5
Nessuna Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradanti) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - Rassegna di legalità della detenzione)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - Privazione della libertà)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - Privazione della libertà)
Basenko c. Ucraina24213/082Aleksandr Basenko è un cittadino ucraino residente a Kiev; il suo caso prende le fila nel 2002 quando in seguito ad un litigio con due controllori su un tram, in merito alla validità del biglietto del signor Basenko, è nata una colluttazione che ha procurato al ricorrente una frattura al ginocchio, causata dagli ispettori. La prima segnalazione alla polizia risalente a marzo 2002 non ha avuto seguito e solo nel 2005 uno degli ispettori è stato accusato di aver causato lesioni di media gravità; ciò ha portato, nel 2007, ad una condanna a 2 anni di reclusione (pena sospesa). Invocando l’articolo 3 della convenzione (divieto di trattamenti inumani e degradanti) il signor Basenko lamenta le lesioni subite; basandosi inoltre sull’articolo 13 CEDU (diritto ad un ricorso effettivo) lamenta l’inefficacia dell’indagine e la mancata possibilità di proporre appello.Articolo 3
Articolo 13
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - L'effettivo accertamento
Obblighi positivi) (Componente procedurale)
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante
Trattamenti inumani) (componente materiale)
Violazione dell'articolo 13 - Diritto ad un ricorso effettivo (Articolo 13 - ricorso effettivo)
Danno patrimoniale - richiesta respinta (Articolo 41 - danno patrimoniale
Equa soddisfazione)
Danno patrimoniale - compensazione (Articolo 41 - danno non patrimoniale
Equa soddisfazione)
Parrillo c. Italia43028/053La ricorrente è Adelina Parrillo, compagna (more uxorio dal 1997) di Stefano Rolla, regista impegnato in un reportage sulla guerra in Iraq e morto durante l’attacco terroristico del 12 novembre 2003 a Nassiriya, nel quale persero la vita altri 18 cittadini italiani.
Alla ricorrente è stato impedito di partecipare alle celebrazioni del secondo anniversario della strage di Nassiriya, quando le maggiori autorità italiane, dal Presidente della Repubblica al Sindaco di Roma, avevano organizzato un evento solenne all'Altare della Patria per onorare la memoria delle vittime della strage.
La sign.ra Parrillo, al momento di entrare, è stata bloccata e trascinata via da tre agenti di polizia; per via della forte tensione emotiva e non solo, ha avuto un attacco di panico ed è stata trattenuta per oltre un’ora dagli agenti che inoltre le hanno impedito di concedere interviste ai giornalisti presenti.

Nel 2005, è stata presentata una domanda formale da parte di cinquantanove membri del parlamento sull'accaduto: la replica del Ministero della Difesa è stata che alla sign.ra Parrillo è stato impedito di partecipare alla cerimonia di consegna delle medaglie Croce d’onore perché la legge 207/05,
che individua nei parenti delle vittime le sole persone legittimate a ricevere tale riconoscimento, senza far menzione del compagno/a convivente.

Nel suo ricorso alla Corte europea, la signora Parrillo ha lamentato di essere stata illegittimamente esclusa dalla consegna della Croce d’onore dedicata alla memoria del suo compagno e quindi discriminata.

Oggi la Corte europea ha rilevato come la ricorrente non ha esaurito tutti i
rimedi di diritto interno a sua disposizione. Per questo motivo il ricorso è stato dichiarato irricevibile.
Articolo 8
Articolo 14
Irricevibile per mancato esaurimento dei ricorsi interni
26

About Marco Petrachi

Studio Giurisprudenza a Firenze ma sono originario di Melendugno, una piccola città della provincia di Lecce. Sono un grande amante del mare e della mia terra.

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