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Crisi nella Turchia di Erdogan si deroga alla Convenzione europea: non è un Paese per i diritti umani

La tragica situazione dei diritti umani in Turchia: al golpe contro Erdogan segue un nuovo golpe di Erdogan contro la democrazia

Lo scorso 15 luglio diversi esponenti delle forze armate turche hanno tentato di rovesciare il Governo turco con un golpe militare, conclusosi però col loro fallimento. Sono morte almeno 208 persone e 1400 ferite; 24 golpisti linciati dalla folla.
Ma a tale colpo di stato, mal organizzato, ne è seguito un altro, in netto contropiede e di altra fattura: negli ultimi 10 giorni abbiamo assistito alla cruda e totalitaria reazione del presidente turco Erdogan contro le istituzioni pubbliche, le figure chiave della funzione statale e la società civile per una recrudescenza autoritaria e antidemocratica dello Stato turco.

Colpo di Stato in Turchia 15 luglio 2016Negli ultimi giorni si sono verificati arresti di massa, che hanno coinvolto oltre 13 mila persone. Per facilitare gli arresti, il sabato 23 luglio il governo turco ha emesso il primo decreto dello stato d’emergenza che incrementa a 30 giorni il periodo di custodia cautelare a cui sottoporre una persona, senza la necessità di alcuna incriminazione.

È stata duramente colpita anche la magistratura turca, in un conflitto tra poteri dello Stato che ha visto prevalere quello esecutivo. Sono stati rimossi dai propri incarichi 2.745 magistrati, oltreché 5 membri del CSM turco, due giudici della Corte costituzionale e 58 membri del Consiglio di Stato. L’effetto è devastante: coloro che non sono stati rimossi percepiscono, come ovvio, la straordinaria pressione del governo, in grado di intaccare l’indipendenza e l’autonomia dei loro colleghi, ed al posto di coloro che sono stati rimossi subentreranno uomini di fiducia di Erdogan, fedeli al suo Governo ed alla sua politica.

Sono state eseguite diffuse e generalizzate rimozioni dagli incarichi pubblici in tutti i settori della P.A. turca, ed in particolare nel settore dell’istruzione. Il Consiglio per l’alta educazione turco (Yok), già richiamato dalla Corte europea per le sue decisioni contrarie ai diritti umani (come di recente per l’insegnante Şahin Kuş) ha proibito l’espatrio a tutti i docenti universitari e ha richiesto espressamente di 1.577 rettori, di 1.176 dirigenti di atenei pubblici e di 21.000 docenti di scuole private, a cui è stato revocata la licenza di insegnamento. Anche il Ministero dell’Istruzione è intervenuto, sospendendo dall’insegnamento 15.200 dipendenti.

Videomessaggio di ErdoganSi susseguono inoltre violenze e sparizioni forzate. Amnesty International rivela che si sono verificate in Turchia torture e stupri ai danni degli arrestati, detenuti in centri di detenzione ufficiali e non ufficiali come il centro sportivo della polizia di Ankara, il palazzetto dello sport Başkent e le stalle di un centro ippico locale.

Ovviamente la stampa non è stata risparmiata: è stato bloccato arbitrariamente l’accesso all’informazione online e le licenze di molti organi d’informazione sono state revocate, sicché decine di giornalisti sono privi del tesserino di giornalista.

È inoltre degli ultimi giorni la notizia che la Turchia ha comunicato formalmente al Consiglio d’Europa lo stato di emergenza e la sua intenzione di derogare alla Convenzione europea, a norma dell’art. 15. Ciò comporterà l’esclusione del sindacato e del controllo internazionale della Corte europea su diverse violazioni dei diritti umani, che la Turchia potrà consumare impunemente: tra i diritti derogati anche la libertà di espressione, l’habeas corpus ed il diritto ad un equo processo.

La Turchia sta vivendo una delle fasi più difficili della propria storia, in bilico tra forze violente e una involuzione totalitaria e estremista. Non resta che augurare ai turchi quanto dichiarato dal loro padre, Ataturk: “pace in patria, pace nel mondo”, senza nasconderci però che non può seminarsi alcuna pace senza il rispetto dei diritti fondamentali della persona.

Per approfondire:

Turchia, arrestati 42 giornalisti accusati di sostenere Gulen da www.repubblica.it;

Turchia, il pugno di ferro dopo il fallito colpo di Stato: in pericolo di diritti umani da www.repubblica.it;

Turchia, mandato d’arresto per 42 giornalisti: sfrontato attacco alla libertà di stampa da www.amnesty.it.

 

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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