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Diritti d’Europa intervistata a Radio Impegno

generazione-zero-a-radio-impegnoNella notte di ieri, 27 luglio, Diritti d’Europa è stata invitata a partecipare alla trasmissione Radio Impegno. Per noi è intervenuto Marco Occhipinti, che dalle 00.30 fino all’1.00 ha fatto il punto della tragica situazione turca, dove il recente colpo di Stato ha inaugurato una infelice e tremenda repressione governativa contro i diritti umani e la democrazia.

Radio Impegno – La Radio che non dorme mai
è un progetto firmato da tantissime realtà territoriali e nazionali a presidio, simbolico ma anche fisico, della legalità a Roma, presso il Campo dei Miracoli, sfregiato in passato da terribili atti vandalici. La Radio trasmette tutte le notti  in streaming da mezzanotte alle 7.00 del mattino proprio dalla struttura dell’emittente nel Campo dei Miracoli.

Radio ImpegnoA condurre la trasmissione Giulio Pitroso, Simone Lo Presti e Giuseppe Cugnata di Generazione Zero, associazione impegnata nel giornalismo di frontiera e sul fronte dei diritti umani ed attiva principalmente in provincia di Ragusa, a Piacenza, a Torino ed a Roma.

La puntata può essere riascoltata a questo link.

 

L’oggetto dell’intervista. La Turchia deroga alla Convenzione europea ma non può dimenticare i diritti umani: uno sguardo alla Turchia nella legalità internazionale.

La situazione in Turchia è estremamente difficile. Lo scorso 15 luglio si è consumato un tentato colpo di Stato, ordito da diversi esponenti delle forze armate turche contro l’attuale Governo, presieduto dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Il golpe militare è fallito, con un bilancio di almeno 208 vittime e 1400 feriti. Da allora, le cronache giornalistiche riportano una situazione di estrema gravità: si verificano continuamente arresti di massa, i detenuti sono trattenuti anche in centri di detenzione non ufficiali, le torture e le violenze contro i golpisti sono tangibili, l’apparato statale è in un coatto rinnovamento, con la destituzione di giudici e funzionari pubblici in ogni settore dello Stato. Senza contare la repressione contro gli avvocati ed i giornalisti, ultimi baluardi di legalità in uno stato di emergenza che vorrebbe derogare ad ogni cosa.

Thorbjørn JaglandLa Repubblica turca è membro del Consiglio d’Europa e si è impegnata a livello internazionale a rispettare i diritti umani sanciti dalla Convenzione europea. Negli anni, però, non ha mai avuto un brillante o intonso curriculum nel rispetto dei diritti umani ma ha accumulato sentenze sopra sentenze di condanna dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, salendo sul podio delle potenze più richiamate dal Giudice internazionale: attualmente sono pendenti contro la Turchia 8.778 ricorsi e finora e per il 2016 la Repubblica turca ha ricevuto 81 verdetti di condanna. Il recente golpe e la durissima e cieca repressione governativa messa in atto da Erdogan rischiano di inabissare del tutto qualsiasi tutela dei diritti umani.

Come se non bastasse, il 22 luglio, il Segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland ha ricevuto la notifica formale da parte del Governo turco che conferma che la decisione di imporre uno stato di emergenza di tre mesi, ovviamente prorogabili, per far fronte alla minaccia golpista: con tale comunicazione, la Turchia si avvale della clausola di salvaguardia della Convenzione europea e consente, nella piena legalità internazionale, la deroga di moltissimi diritti umani.

Non è il primo episodio di deroga ai diritti umani da parte delle Alte Parti Contraenti della Convenzione europea: il Regno Unito esercitò tale deroga nella seconda metà degli anni ’50 per la questione del controllo di Cipro, nei primi anni ’70 e di nuovo nel 1988 in relazione agli episodi terroristici in Irlanda del Nord ed ancora a seguito dell’11 settembre 2001 ; ma anche l’Irlanda nel 1957 decise di derogare alla Convenzione europea per far fronte alla terrorismo dell’IRA nell’Irlanda del Nord. Il Governo Greco vi derogò nel 1967 con l’avvento della Dittatura dei Colonnelli, ma la sua deroga non escluse, tuttavia, il sindacato giurisdizionale della CEDU (caso Danimarca, Norvegia, Svezia e Paesi Bassi c. Grecia). Ad oggi, oltre alla Turchia, sta derogando alla Convenzione europea la stessa Francia, con dichiarazione del 2015.

Tuttavia, tali deroghe non sono affatto assolute: come precisato dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, “tali deroghe devono essere proporzionate alla situazione e in nessun caso sono previste deroghe agli articoli seguenti: Articolo 2 (diritto alla vita), Articolo 3 (proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti), Articolo 4 paragrafo 1 (proibizione della schiavitù), Articolo 7 (nulla poena sine lege)“, ha affermato Thorbjørn Jagland.

C’è da attendersi e sperare che tale situazione di emergenza rientri nella normalità di uno Stato di Diritto democratico. Come qualunque terremoto politico, spetta ai cittadini, innanzitutto, rivendicare e difendere ad ogni costo le proprie istituzioni democratiche. Va detto, però, che l’Europa (almeno quella dei diritti, che fa capo alla Corte di Strasburgo) sarà testimone di prossimi avvenimenti: quale custode della legalità internazionale, qualunque eccesso del Governo turco, nel disprezzo dei diritti umani fondamentali o con una ingerenza sproporzionata di quelli derogabili, potrà costituire violazione della Convenzione europea e come tale giustificare un processo internazionale.

Per approfondire:

Nella Turchia di Erdogan si deroga alla Convenzione europea: non è un Paese per i diritti umani da www.dirittieuropa.it;

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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